Fabio Pusterla, con “Tremalume” una nuova stagione poetica

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Il poeta Fabio Pusterla

Vive da lungo tempo con e per la poesia e ce ne fa dono, Fabio Pusterla, per trovare un modo possibile di resistere alle avversità molteplici che non danno tregua al nostro presente e che inducono sempre più a dire di “momenti difficili”.
Benvenuta poesia, dunque, e a questa splendida e nuova (soprattutto per linguaggio e magistrale architettura) silloge – la nona, dall’esordio del poeta nato a Mendrisio e cresciuto a Chiasso risalente al 1985 con Concessione all’inverno (Casagrande) – che a cominciare dal titolo suggerisce una speranza. Tremalume (Marcos y Marcos 2022) – si scopre nel risvolto di copertina – rappresenta un neologismo inventato dallo stesso autore “in cui il tremore, la minaccia e la preoccupazione non eliminano affatto la piccola sopravvivenza di un lume, di una minima luce a cui affidarsi”.
E speranza è termine ricorrente che appare sin dalla tragica poesia proemiale – in apparenza l’eco di uno sbarco di migranti o della sua disperata attesa, ma il viaggio evocato forse è dantescamente universale e concerne ognuno di noi – e offre l’ingresso alla prima delle cinque sezioni del libro, intitolata, Le sbarre. Termine che presto muta in gabbie. E proprio Le gabbie è il titolo di una poesia cruciale della quale Pusterla svela la genesi nelle note in appendice.

Un “dentro” e un “fuori”
“Assistendo a uno spettacolo di danza moderna ideato da Tiziana Arnaboldi, momento terminale di una collaborazione in quattro tempi sotto il titolo Motivo di una danza, ho immaginato che tra me, spettatore, e i corpi dei danzatori potessero esistere delle invisibili sbarre, rispetto alle quali non sarebbe stato facile definire un “dentro” e un “fuori”. Tutta la ricerca del presente libro è partita da quella intuizione”.
Splendido il verso ripetuto nei primi movimenti attraverso anafora: Si va con pochi vivi e molti morti; incipit che poi si ribalta in un moto dell’andare decisamente più edificante: Con figli e nipoti discendenze si va. Le sbarre sono anche quelle del penitenziario. Notevole Una lettera in carcere che dà voce alla condizione della detenzione.
Numerosi poeti e scrittori, dai classici ai contemporanei, emergono nei versi di Tremalume: chiamati all’appello, ora compianti, ora citati o omaggiati: Dante, Camus, Char, Hölderlin, Giorgio Orelli, Scarabicchi, Prisca Agustoni. Tra i maestri, Philippe Jaccottet, del quale Pusterla è stato amico e traduttore di gran parte delle sue opere. Al grande poeta svizzero francese e vissuto in Francia, morto il 24 febbraio 2021, è dedicato il testo di apertura della sezione Requiem, intitolato Ruina Belfort. Una sezione che contempla anche altri lutti, quelli del paesaggio. Una tra le liriche più ampie della raccolta non lesina il tono della denuncia per un territorio in costante devastazione: Paesaggio verticale. Compianto per una valle fra le tante. Si parla della Leventina e si scorge un dialogo con Zanzotto “con riferimento alle sue Avventure metamorfiche del feudo (in Sovrimpressioni)”: (…) Tu, se qui fossi Andrea, tu qui vedresti/senz’altro il grande melo dietro la casa patrizia (…).
Truganini è invece la protagonista della sezione, Cielo dei vinti: secondo le cronache, rappresenta l’ultima aborigena della Tasmania: l’ultima a morire, dopo il genocidio del suo popolo, verso la fine dell’Ottocento – chiariscono le note dell’autore.
Uno sberleffo è invece condensato nella penultima sezione, Lugangeles, “toponimo riportato in auge dal partito della destra populista Lega dei Ticinesi, che su “Lugangeles” ha imbastito una campagna elettorale di cui è bello tacere”.
Dialoghi con i nipotini, Lucio e Tullio, coronano infine la quinta e ultima sezione della silloge, Angelicanze.
Una metrica libera punteggia Tremalume e, pure, una libertà di linguaggio e di esperimenti nuovi. Così si inaugura una nuova stagione poetica di Pusterla in un’annata speciale che ha visto anche la pubblicazione della seconda antologia della sua opera poetica, intitolata Da qualche parte nello spazio. Poesie 2011-2021 a cura di Massimo Natale (Firenze, Le Lettere) e che contempla un illuminante quanto utile autocommento d’autore. La prima antologia – Le terre emerse con poesie scelte pubblicate tra il 1985 e il 2008 – era apparsa nel 2009.
Le due novità editoriali sono state presentate giovedì scorso all’università di Lugano dal direttore dell’Istituto di studi italiani, Stefano Prandi e dal professor Arnaldo Soldani alla presenza dell’autore, che ha declamato alcune delle nuove poesie, svelandone a tratti la genesi, rivelandone rinnovata bellezza.