Dopo 46 anni, l’ACP cessa la sua navigazione

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La sede di Balerna dell'ACP

Dopo una navigazione di 46 anni, l’ACP ha deciso di gettare definitivamente l’ancora nel porto della storia. Quella storia fatta di persone, passioni, ideali, pensieri e speranze. La decisione è stata presa in occasione dell’assemblea straordinaria dei soci, tenutasi lo scorso 22 settembre a Balerna. L’attività cesserà il 31 dicembre di quest’anno.
Il 22 settembre scorso l’ACP ha messo un punto finale alla propria storia. In occasione dell’assemblea straordinaria dei soci, all’unanimità dei presenti, è stato deciso lo scioglimento dell’associazione per il 31 dicembre 2022. Una decisione sofferta, carica di malinconia, ma anche di consapevolezza: da un lato non ci sono più le forze per continuare l’attività, d’altro lato le persone che per tantissimi anni hanno sorretto le sorti dell’associazione, hanno manifestato il desiderio di imboccare altri percorsi personali.
In 46 anni di esistenza e di attività, l’ACP ha vissuto e attraversato grandi cambiamenti sociali e culturali a cui ha sempre cercato di rispondere con gli strumenti a disposizione. Per anni l’ACP è stata innovativa e capace anche di leggere la realtà anticipando i bisogni. Per anni ha esplorato i territori della cultura con piglio alternativo, offrendo occasioni per capire il mondo da altri punti di vista rispetto al pensiero «mainstream». Si è occupata di salute, alimentazione (primo ristorante macrobiotico e poi naturista in Ticino), ecologia e ambiente prima di molti altri.
Sul territorio l’ACP è stata una presenza aperta, critica, dinamica, diventando un punto di riferimento importante soprattutto grazie alla qualità delle proposte e dell’offerta. Da subito l’ACP ha capito il valore dei fare rete (ha promosso il portale acpnet.org) e di tessere relazioni e contatti con il mondo associativo coltivando con cura il capitale sociale e territoriale. Capace di guardare lontano e oltre gli steccati, capace di navigare anche con spirito avventuriero alla scoperta di nuovi lidi, l’associazione ha contribuito per quasi mezzo secolo ad essere e a fare cultura, nell’accezione più ampia del termine. Dalle rassegne teatrali e cinematografiche alle conferenze, dai dibattiti ai concerti, dal Centro documentazione, dalla Libreria per ragazzi, dal Centro per l’obiezione di coscienza, dalle feste alternative, dal Centro e corsi dell’Alchemilla fino alle proposte più attuali come ACP Travel, l’ACP ha proposto occasioni di incontro, di formazione e di crescita personale di assoluto valore. Senza mai rinunciare ad esplorare nuove vie.
Con grande senso di anticipazione, ha promosso la cittadinanza attiva come strumento di partecipazione e opportunità di prendersi cura del bene comune e beni comuni materiali o immateriali; di promuovere l’autonomia di soggetti in condizioni di debolezza o di emarginazione (empowerment), di favorire forme di impegno civico.
Lo scoppio della pandemia, nel 2020, ha tuttavia segnato profondamente la nostra società e per l’ACP è stato uno spartiacque; come molte altre realtà, le attività hanno dovuto essere sospese. E questa interruzione forzata ha pesato nella relazione con il pubblico e nell’equilibrio finanziario dell’associazione.
Se è vero che l’ACP ha avuto un ruolo pionieristico per molti anni, occorre anche riconoscere che sono nate nuove realtà associative che si sono create i loro spazi, le loro nicchie. Oggi è necessario investire tempo non solo nell’individuazione di nuove idee, ma anche e soprattutto nella circolazione delle idee, attraverso nuovi canali di comunicazione.
In generale è tutto il mondo del terzo settore e/o dell’associazionismo ad essere confrontato con nuove sfide, non da ultimo con la crescita di una forma di individualismo che spinge alcune persone, ad interessarsi a qualcuno o qualcosa solo se vedono un interesse economico e materiale.
Di fronte alla mancanza di prospettive e alla mancanza di nuove forze per riprendere le redini dell’ACP mettendo in campo nuove energie e competenze, la resa è stata inevitabile. Una resa sofferta, dettata non tanto dalla rassegnazione, ma da un esame di realtà lucido: per assicurare la continuità di un’associazione come la nostra, non occorre solo una base finanziaria solida, ma anche tanto tempo da dedicare con costanza e tenacia.
Le porte dell’ACP chiuderanno pertanto il 31 dicembre 2022.
«La storia non si ferma davvero davanti a un portone, la storia entra dentro le stanze, le brucia; la storia dà torto e dà ragione. La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere, siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere». Prendendo in prestito le parole della canzone di Francesco De Gregori «La storia siamo noi» l’ACP si congeda, sapendo – non senza un pizzico di fierezza – che resta il suo patrimonio storico. E piace pensare di restare quelle «onde nel mare».
Associazione Cultura Popolare
Il Comitato
Rita Beltrami
Renata Filippini
Françoise Gehring
Reto Medici
Rezio Sisini