Passeggiando con Manzoni

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La parola può essere taciuta, ingannevole, minacciosa o remissiva. Quella che Alessandro Manzoni (1785-1873) presta ai personaggi del suo capolavoro I promessi sposi è ricchissima di sfumature: le parole e il loro uso consentono di tracciare i profili psicologici dei protagonisti. Il professor Francesco Bianchi, attraverso questa chiave di lettura, inviterà, nel contesto di un corso suddiviso in quattro pomeriggi, a imboccare una serie di percorsi manzoniani in occasione dei 150 anni dalla morte dello scrittore. Il centro culturale LaFilanda di Mendrisio ospiterà infatti il ciclo di conferenze intitolato Passeggiando con i promessi sposi: il relatore, affiancato dai lettori Maria Luisa Cregut, Francesco Crescimanno, Roberto Regazzoni e Luca Marzullo, approfondirà i diversi registri del discorso, ponendo il romanzo sotto una nuova luce. Gli incontri, aperti a tutti gli interessati, avranno luogo i prossimi 2, 9, 16 e 23 ottobre tra le 17 e le 19.

Il ciclo si aprirà con una breve introduzione sul romanzo storico (che comprenderà le tre stesure e lo schema dei personaggi), ambientato in Lombardia nella prima metà del Seicento, durante il dominio spagnolo, periodo drammaticamente segnato dall’avvento della grande peste.
I promessi sposi è considerata l’opera più rappresentativa del romanticismo italiano e una delle massime della letteratura italiana per la profondità dei temi affrontati.

Quattro incontri
Il primo appuntamento si concentrerà sulla figura di Don Abbondio, campione della parola taciuta; la regola è quella del silenzio, del guardingo destreggiarsi con la parola nel mondo del possibile. La parola – spiega a l’Informatore il prof. Bianchi – è percepita come nemica; parlare significa infatti esporsi, prendere posizione. L’eccezione, per quanto lo riguarda, è costituita dai suoi monologhi, e dagli sfoghi nei confronti di coloro – Perpetua e Renzo – sui quali può esercitare quel poco di autorità che possiede.
Il secondo confronto con l’opera manzoniana, in agenda domenica 9 ottobre, si concentrerà su Renzo Tramaglino – definito “l’apprendista della parola” – e i suoi codici comunicativi. Il pubblico ritroverà, dapprima, il protagonista alle prese con il Dottor Azzeccagarbugli: la parola di Renzo è equivocata e travisata. Il giovane entra poi a Milano “con il suo limitato bagaglio di modelli linguistici e si ritrova nella Babilonia di discorsi della grande città in rivolta” sottolinea il nostro interlocutore. I lettori proporranno alcuni estratti dei capitoli XIII e XIV con Renzo di fronte ai propositi omicidi del vecchio malvissuto e, ancora, in piazza quando tiene il suo discorso all’interno del quale “mescola i suoi codici comunicativi”. Il prof. Bianchi si soffermerà quindi sui discorsi da sobrio e da ubriaco all’osteria e sulla capacità del giovane, finito nei guai, di trarsi d’impaccio grazie proprio alla parola.
Gli obiettivi del terzo incontro saranno puntati su Fra Cristoforo e le sue parole, tra risolutezza e confronto, portatrici di autenticità. Particolarmente significativo si rivelerà l’incontro con Don Rodrigo quando il nostro finirà “per parlare a sproposito”. I lettori daranno voce ai personaggi che spiccano nel XXXV capitolo quando, nel silenzio spettrale del Lazzaretto, le parole del Padre trionfano.
Nei capitoli XX e XXI l’Innominato entra nel romanzo manzoniano, segnato da una profonda inquietudine che non trova e non vuole parole, come spiega Francesco Bianchi che esaminerà il personaggio nel corso dell’incontro in programma domenica 23 ottobre. A emergere è anche la figura di Lucia Mondella (“che rappresenta nel modo più alto il silenzio e il discorso interiore”) le cui parole mettono in moto il processo conclusivo della conversione dell’Innominato, così come quelle del Cardinal Federigo segnano l’approdo dell’itinerario spirituale dell’enigmatico protagonista.
Un’altra figura femminile sarà al centro dell’ultimo appuntamento dei “percorsi” al centro culturale LaFilanda: Gertrude, la Monaca di Monza. La sua storia, secondo il professore, potrebbe essere letta come la vicenda più emblematica di una corruzione della parola.
Non mancherà, in quest’ultimo approccio al capolavoro del Manzoni, uno sguardo alla figura di Donna Prassede nel suo dialogo con la giovane Lucia.