Il Chiasso chiude con un pari

0
181
L’allenatore Andrea Vitali a capo dello staff tecnico che ha portato il Chiasso a crescere partita dopo partita.

Il Chiasso ha concluso la stagione con una partita, quella contro l’Etoile Carouge, che poco aveva da dire in termini di classifica. Già sicuro di terminare al terzo posto e con diverse assenze per squalifica, lo staff guidato da mister Andrea Vitali ha deciso di dare spazio a chi ne aveva avuto meno durante l’anno.

Al Riva IV sono scesi così in campo i portieri Abazi e Soldini, nonché diversi altri uomini di movimento come Lujic, De Jesus Sousa, Biancon… Pianificata nel mezzo delle trattative per il cambio di società, la partita si è conclusa con un pirotecnico 3-3 carico di spettacolo. Di Nivokazi, Manicone e Stefanovic le reti dei rossoblù.

Sull’altro versante del Ceneri sono arrivati ancora più sorrisi. Oltre alla promozione già conquistata per abbandono delle altre pretendenti, il Bellinzona si è pure laureato campione di Promotion League, completando la rincorsa al Breitenrain che, però, ha giocato le ultime partite sapendo già di non poter ambire alla Challenge League. I granata hanno superato di un solo punto i bernesi (sconfitti 3-2 dallo Zurigo U21) battendo per 2-1 lo Stade Nyonnais.

Per commentare la stagione del Chiasso, che verosimilmente il prossimo anno avrà un’altra identità societaria, in settimana abbiamo raggiunto il mister Andrea Vitali.

Che partita è stata l’ultima di campionato?

È stata una partita di chiusura di stagione. Non ha tanto senso analizzarla da punto di vista tecnico tattico. Si è dato spazio a giocatori che sono entrati meno in campo durante l’anno ma che comunque sono stati sempre insieme al gruppo e quindi era giusto dare loro questa soddisfazione. I ragazzi hanno onorato la maglia fino al termine della stagione.

Terzo posto finale in classifica: è appagante come risultato?

Assolutamente sì. Siamo partiti in un modo e siamo cambiati a metà stagione. Mi ricordo il periodo prima della pausa invernale nel quale c’era molto scetticismo da parte di tutti gli addetti ai lavori nei confronti di questo Chiasso, che era un po’ in ritardo rispetto alle premesse di inizio anno e per questo c’erano molte critiche. Tutto questo è svanito grazie alle prestazioni della squadra, quindi per me il terzo posto è davvero molto soddisfacente.

Una sola sconfitta, come siete riusciti a fornire queste prestazioni?

Con il lavoro dello staff e la grandissima disponibilità della squadra. A questo aggiungerei un pizzico di fortuna, ma è stata proprio una bella soddisfazione.

Come valuti la tua prima mezza stagione da primo allenatore del Chiasso?

Faccio fatica a valutare me stesso, mi sentirei troppo egocentrico a darmi un giudizio positivo e non sta a me farlo. Di sicuro dei ragazzi che non avevano mai giocato in Prima squadra adesso hanno la possibilità di avere più certezze e un maggior bagaglio personale.

Quante emozioni ti ha regalato questa annata?

Tantissime. Ho lavorato con un gruppo che mi ricorderò per sempre. Ho avuto delle soddisfazioni tecniche, morali e di aggregazione ogni domenica. Sono tutti degli aspetti che un allenatore cerca di raggiungere e io ci sono riuscito grazie a questi ragazzi e allo staff.

Uno degli obiettivi era quello di giocare con un calcio propositivo. Lo avete raggiunto?

Penso proprio di sì, mi baso sull’analisi delle partite che abbiamo disputato. Se la squadra ottiene 10 vittorie e 5 pareggi, significa che non ha avuto grandi problemi ad affrontare gli avversari. Era una squadra che non doveva lottare per uno obiettivo specifico dopo gennaio, invece ci siamo ritrovati imbattuti fino al derby dei playoff e, in quella giornata, il Bellinzona fece meglio di noi ed è perciò giusto che abbia vinto.

Anche a livello di crescita dei giovani credi sia stato fatto un buon lavoro?

Sono tutte domande dove sembra che io debba giudicare me stesso, ma quando rispondo, mi riferisco a tutto lo staff e alla società.

Obiettivamente eravamo la squadra più giovane, a parte le U21 (e ogni tanto eravamo alla loro stessa età) e abbiamo terminato con 13 punti di vantaggio sullo Zurigo, il miglior settore giovanile di tutta la Svizzera. Credo che ci sia poco da dire, poi ognuno è libero di pensarla come vuole. D’altronde io ci sono stato dentro e la crescita c’è stata per forza, altrimenti tutti quei bei risultati non li avremmo fatti.

C’è qualche giocatore che ti ha impressionato per il suo percorso di crescita?

Se si considerano i numeri, ritengo che Evans Maurin (19 gol in 29 partite, ndr), che inizialmente era un giocatore che non doveva partire titolare, ha disputato una grande annata. La crescita c’è però stata da parte di tutti quei giocatori che hanno messo più spesso i piedi in campo, perché è giocano che s’impara maggiormente. Ma non farei un nome specifico, ce ne sono tanti a cui è stata data una chance e che hanno saputo coglierla al meglio.

Quale è stato il momento più bello di questa stagione?

Ce ne sono stati diversi, direi che è stato un crescendo. Più passavano le domeniche, più ci si accorgeva che stava succedendo qualcosa di veramente importante.

In questo momento il futuro del Chiasso è un enorme punto di domanda. Parlando ipoteticamente, quanto sarebbe importante riuscire a dare una certa continuità a questo gruppo?

In effetti sappiamo che ci sarà un cambiamento di proprietà, ma attualmente non so altro. Chi subentrerà non si è espresso sul programma e non ha ancora contattato nessuno. Questo è un po’ particolare, ma manifesterà le proprie intenzioni a tempo debito. Dal mio punto di vista il grosso è stato fatto. Continuare sarebbe meno complicato per tutto quello che è stato creato quest’anno. Tuttavia non sono io quello che deve decidere, staremo a vedere quello che la nuova proprietà intende fare.