L’eroe momò di Coppa Svizzera

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Il tecnico bianconero Mattia Croci Torti assieme alla sorella Alice, la mamma Tiziana e il padre Giorgio.

Una partita che il popolo bianconero aspettava dal 2016, una partita che tutto il Ticino ha seguito con il fiato sospeso. Domenica al Wankdorf di Berna il Lugano ha conquistato la quarta Coppa Svizzera della sua storia battendo un tenace San Gallo con un netto 4-1.

Diecimila tifosi ticinesi si sono riversati nella capitale. Sì, ticinesi, perché alla folta coltre di tifosi bianconeri si sono aggiunti diversi supporter provenienti da tutto il Cantone. Tutti con lo stesso obiettivo: riportare il trofeo in Ticino. Trascinato da un pubblico delle grandi occasioni, il Lugano ha centrato l’obiettivo grazie a una prova di carattere e alle reti di Zan Celar, Olivier Custodio, Mattia Bottani e Maren Haile-Selassie.
Nemmeno a dirlo, il faro e condottiero del gruppo è il tecnico momò Mattia Croci Torti. Diventato primo allenatore con l’innesto della nuova società, il 40.enne ha trascinato la squadra all’attuale quarto posto in campionato e alla vittoria di quel trofeo che mancava dal 1993.
Due giorni dopo l’apoteosi stagionale lo abbiamo raggiunto telefonicamente per un’intervista.

Ti sei ripreso a due giorni dalla fantastica giornata di domenica?
Non ho ancora staccato del tutto perché, finiti i festeggiamenti a notte fonda, il giorno successivo ho concesso diverse interviste e ho cercato di rispondere a tutti i messaggi che ho ricevuto. Stamattina abbiamo ricominciato gli allenamenti e quindi sto iniziando pian piano a riprendermi e a capire cosa abbiamo fatto.

Cosa si prova quando si tocca con mano la Coppa Svizzera?
L’emozione grande l’ho provata quando l’ho vista al momento di entrare in campo. Mi ha fatto un certo effetto e mi sono detto “ci siamo, siamo solo due squadre, uno se la prende e speriamo che sia io”.

La squadra ha risposto presente, lo ha fatto anche il pubblico?
È stato eccezionale. Prima di tutto nel numero, perché riuscire ad avere tremila persone in più rispetto alla finale di sei anni fa è stato qualcosa di stratosferico, sommato al calore che abbiamo sentito. Hanno riempito tutta la curva ed era quello che ci serviva, perché soprattutto nei momenti di difficoltà sull’1-1, quando il San Gallo ci metteva sotto pressione, ci hanno trasmesso tutto il loro sostegno e dato una grande mano.

Non solo dal popolo bianconero, la spinta è arrivata da tutto il Ticino. L’effetto Croci Torti, tecnico ticinese che allena il Lugano, ha giocato un ruolo?
Non posso negarlo, ma penso fosse normale che sarebbe andata così. Sono un ticinese che ha sempre cercato in tutti i modi di evidenziarlo. Sono una persona che non si è mai nascosta e che ci ha messo sempre la faccia nel bene e nel male. Dunque penso che sia stato questo a far si che tutto il Ticino ci donasse tutto questo entusiasmo.

Oltre che con il pubblico credo sia sempre stupendo poter condividere questi momenti con amici e famigliari…
La Coppa Svizzera ha sempre un fascino speciale e il giorno della finale è sempre un giorno importante. Averlo condiviso con tutte le persone che mi vogliono bene è stato bellissimo. Non nascondo, però, che saperle lì e sapere anche che le cose potrebbero non andare come vorresti, ti lascia addosso una certa tensione.

Alla fine l’hai potuta rilasciare quella tensione?
Le mie lacrime stavano proprio a significare quello. Tutto ciò che ho provato nelle ultime settimane, dopo l’incredibile semifinale contro il Lucerna, non è stato facile da gestire perché c’erano tante emozioni in ballo e ci ho messo la faccia dicendo che noi la Coppa la volevamo più di loro. Quando ho capito che potevamo veramente entrare nella storia del club mi sono emozionato tantissimo.
Siete riusciti a sfruttare le debolezze di una delle migliori squadre del girone di ritorno…
Sapevamo dove poterle fare male. Ho provato a mescolare le carte nelle ultime partite per non far capire come avremmo voluto giocare contro di loro e secondo me anche quando hanno visto la formazione iniziale non lo hanno compreso alla perfezione. Al contrario di altre partite contro il San Gallo, abbiamo deciso di aggredirli fin da subito e questo ha dato un’iniezione di fiducia a tutta la squadra.

24 anni fa vincevi la Coppa Ticino Allievi B, quanto sei cambiato da allora?
Sono cambiato poco, ma l’esperienza, fatta di cose positive e negative, mi ha dato la maturità per gestire certi momenti. Sono arrivato al fischio d’inizio con una grande serenità che mi ha permesso di gestire al meglio questa situazione.

A quei tempi avresti mai immaginato di vivere questa giornata da tecnico del Lugano?
La verità è che non me lo sarei mai immaginato fino a otto mesi fa. Ho sempre detto che uno dei miei idoli durante la mia infanzia era mio papà che ha sempre fatto l’allenatore. Sono felice anche per lui che io sia riuscito a vincere in questo ruolo.

Con i ritmi frenetici del breve termine, come si riesce a preparare subito la partita successiva?
Queste ultime due sfide, visto che ci siamo già qualificati in Europa, possono solo migliorare il nostro posto in classifica. Vogliamo coronare al meglio la stagione. Sappiamo che ci sono dei giocatori che partiranno, dunque vorranno onorare fino in fondo la maglia.

Ora che si è raggiunto l’obiettivo principale a cosa si punterà?
Sarà la società a fissare gli obiettivi della prossima stagione. Ci siamo qualificati per i preliminari di Conference League e quindi dovremo migliorare la rosa per cercare di competere a più livelli.

E più personalmente, quali sono i tuoi obiettivi?
Il mio sogno era quello di allenare in Super League e ce l’ho fatta. Sono il primo tecnico ticinese a vincere la Coppa Svizzera ed è fantastico. Adesso c’è una sfida europea ed è emozionante pensare di essere arrivato fino a qui. Vediamo ora di percorrere al meglio questa strada.