La corsa agli aiuti

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Foto tratta dal volantino della colletta in soccorso dei profughi ucraini delle Parrocchie di Breggia, Balerna, Castello e Novazzano.

Il Ticino, a differenza di altri conflitti sparsi per il mondo, è rimasto profondamente toccato dall’offensiva russa in territorio ucraino. La vicinanza geografica si è tramutata in un’appassionata solidarietà nei confronti della Nazione guidata dal presidente Zelensky.
Il Cantone ha detto sì al permesso S (per persone bisognose di protezione) per i profughi provenienti dall’Ucraina, ma pure per gli stranieri che vivevano sul posto e per i richiedenti asilo che vi si trovavano prima dello scoppio delle ostilità. Il Consiglio di Stato ha inoltre donato 350’000 franchi alla Catena della Solidarietà. Catena che in Svizzera ha raccolto oltre 50 milioni di franchi. Il Governo ha aperto un sito dedicato (www4.ti.ch/di/ucraina/home/) e ha lanciato appello ai Comuni per pianificare assieme l’arrivo dei profughi.
I Comuni hanno risposto presente e molte iniziative sono già in via di sviluppo. Diversi sono i soldi che sono stati donati alla Catena della Solidarietà dagli enti locali e qualche Municipio ha già messo a disposizione delle sistemazioni. Castel San Pietro ha messo a disposizione un appartamento di proprietà, mentre Balerna ha invece offerto sei alloggi all’interno del complesso degli anziani e il Centro climatico comunale di Bosco Gurin. Rovio ha dato la disponibilità dell’Ala Materna, mettendo comunque in evidenza delle criticità a livello logistico. Questi sono solo alcuni degli esempi degli atti di solidarietà che gli enti locali della regione.
Il sostegno e la vicinanza alla popolazione ucraina non sono stati manifestati unicamente dalle istituzioni. Gli atti di solidarietà si sono manifestati pure in ambito privato. L’esempio lampante è quello di Nataliia Vassalli, originaria di Chernivtsi, una città a ovest dell’Ucraina dove si sono riversati molti profughi interni. Fin dai primi momenti di guerra la ticinese di adozione ha cercato di prendere informazioni di prima mano. La mancanza di cibo, farmaci e beni di prima necessità l’hanno spinta a partire per aiutare i civili. Attorno a lei si è creato un gruppo di collaboratori. I ticinesi hanno risposto presente e settimana scorsa sono partiti, in direzione confine tra Romania e Ucraina, sette furgoni pieni zeppi di aiuti umanitari. Adesso sono previste altre spedizioni.

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