Lavoro, strategie per andare avanti

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(red.) Sportelli comunali chiusi fino a nuovo avviso con l’invito a usare telefono o posta elettronica in caso di necessità, aziende del terziario che si organizzano alternando il personale in sede al 50% e al telelavoro per il restante 50% e ditte più piccole costrette addirittura a chiudere per la mancanza di personale. Si parla di un 20/25% di lavoratori assenti dal posto di lavoro per Covid, quarantene, malesseri post-vaccino. La società che lavora è in parte sospesa e sta vivendo un clima del tutto particolare fatto di locali vuoti, scrivanie desolate, caffetterie e sale-mensa sigillate. Non è paragonabile al vecchio lockdown ma l’andamento del mondo lavorativo ne sta comunque risentendo. Per avere un’idea di cosa sta realmente capitando, raccogliamo dei “flash” su alcuni ambienti lavorativi del Mendrisiotto con un paio di incursioni oltre confine e nel Luganese.

Ecco alcune realtà immortalate durante questa settimana.

• Tra i banchi delle medie
Quando le assenze nel corpo insegnanti legate al Covid (per quarantene o isolamenti) non sono eccessive, i docenti possono facilmente essere sostituiti con le supplenze. Questa è la situazione della scuola media di Mendrisio che, su di un totale di una cinquantina di insegnanti, conta attualmente 4 casi. Diverso, ma non ancora esorbitante, è il discorso che riguarda gli allievi. Su iniziativa personale, l’istituto scolastico mantiene la statistica periodica delle assenze (non solo legate alla pandemia) dei ragazzi. Recentemente è stato registrato il numero più elevato dall’inizio dell’anno: 51 su quasi 400 allievi, vale a dire circa il 13%.

• A “Palazzo” a Chiasso
“Come docenti impiegati dal Comune ci siamo tutti, nelle case anziani al momento sono ferme 6 o 7 persone e per il resto abbiamo 2 apprendisti assenti per Covid o quarantene”: è la radiografia del Comune di Chiasso fornita dal segretario comunale Umberto Balzaretti. “Pochissimi assenti in questo momento – ci dice – ma devo dire che abbiamo adottato il sistema di alternanza e questo aiuta a contenere la diffusione dei contagi. Sia noi dell’Amministrazione che chi lavora presso l’Ufficio tecnico lavoriamo in alternanza al 50% in sede e l’altra metà col telelavoro”. La riduzione a 5 giorni del periodo di quarantena messa sul piatto dal Consiglio federale può venirvi incontro? “A me va bene ma dal punto di vista pratico credo sia di difficile attuazione. Dopo 5 giorni aver già alle spalle 48 ore senza sintomi…” E se questa è l’esperienza del “Palazzo” comunale di Chiasso, analoghi segnali provengono dalle altre realtà comunali con gli avvisi divulgati in questi giorni alla cittadinanza annunciando la chiusura di tutti gli sportelli dell’amministrazione fino a nuovo avviso e l’invito a usufruire dei canali telefonici e online.

• La Provincia di Como
I quotidiani sono un ambiente significativo per il momento che stiamo attraversando. Si tratta di un settore professionale che consente di applicare piuttosto agevolmente il telelavoro. Bussiamo al quotidiano comasco “La Provincia” dove Mario Schiani, caporedattore, ci spiega che “fino a qualche settimana fa era in sede un redattore per settore oltre al caporedattore di turno. Adesso invece sono presenti solo il direttore, un caporedattore e qualche poligrafo. Sono 30 i giornalisti della Provincia e ogni mese fanno il punto della situazione”.

• Al Corriere del Ticino
Ci spingiamo più a nord, alla redazione centrale del Corriere del Ticino. “Dall’inizio della pandemia – spiega a l’Informatore il direttore Paride Pelli – le cose sono andate piuttosto bene perché abbiamo avuto pochissimi contagi. “Obtorto collo” in sede abbiamo chiuso alcuni servizi come la mensa e la caffetteria nei momenti più acuti del contagio e in generale abbiamo sempre avuto poche presenze in redazione con mascherine obbligatorie e la suddivisione delle scrivanie con plexiglas. Non è facile. Il lavoro diventa più macchinoso ma uno dei principi adottati è la presenza costante dei capiredattori in sede mentre per i redattori è stata pensata una rotazione di presenza in sede 1 o 2 volte alla settimana perché durante il lockdown il confinamento a casa si è rivelato psicologicamente pesante per alcuni colleghi”.

• Fra i tavoli dei ristoranti
“Abbiamo dovuto chiudere il Ristorante La Palma di Bissone per mancanza di personale ma lunedì riapriremo. Anche alla Lanterna di Mendrisio abbiamo avuto parecchi casi. Nessun particolare disagio negli altri locali della ristorazione”, spiega la famiglia Bordogna. E quanto a clientela come sta andando? Avete registrato un calo anche voi come gli altri ristoratori? In effetti, ci dicono, siamo attorno ad un 50% di quello che è il lavoro normale. Mancano dai ristoranti coloro che si sono contagiati o sono in quarantene, e anche chi ha paura di contatti.

• Al bancone dei bar
Orari ridotti e la chiusura della cucina in un locale. È stata questa la soluzione presa dalla gerenza dell’Urb’en Bar e dell’Osteria Vignetta di Mendrisio, perché, sui 13 dipendenti totali, durante il periodo nei pressi delle feste, 5 persone, oltre a quelle già in vacanza, erano impossibilitate a lavorare. Difficile calcolare la diminuzione della clientela, dato che nello stesso periodo dello scorso anno i locali erano chiusi. Anche qui stimano però un 50% in meno rispetto al normale.

• I picchetti dei Pompieri
Turni e picchetti a rischio per i pompieri? Lo chiediamo a Corrado Tettamanti, comandante del Corpo Civici Pompieri di Mendrisio: “Al momento la situazione è gestibile. Su 140 pompieri sono circa 10 che sono stati colpiti dal virus o finiti in quarantena. Devo dire che abbiamo lavorato molto di prevenzione e ogni qualvolta qualcuno risultava positivo, veniva immediatamente isolato dal servizio con la dovuta informazione agli altri”.

• Autoronchetti
Una metà aperta e una chiusa. Il concessionario non ha riscontrato problemi, mentre l’officina, tranne che per il cambio dell’olio o lavori che occupano poco tempo, ha dovuto cessare le attività. Tutti e quattro dipendenti (un capo officina e tre meccanici) sono risultati positivi e quindi dovranno rimanere a casa. La differenza starà però nel rientro a lavoro. Due potranno rientrare dopo cinque giorni se in assenza di sintomi da 48 ore, mentre gli altri, provenienti dall’Italia, dovranno aspettare 10 giorni e un tampone negativo. Gli appuntamenti con i clienti sono stati gioco forza spostati in futuro.

• Merlo Parrucchieri
Da chi ha dovuto cessare le attività, a chi non è andato incontro a difficoltà durante questo periodo. Il Salone Merlo Parrucchieri di Chiasso, che conta cinque professionisti e nove persone impegnate nella macchina amministrativa, ha avuto solo un contagio (di una persona assente per vacanze) nel suo organico. L’esperienza passata ha facilitato il lavoro a distanza del personale amministrativo non presente in salone. “Durante il lockdown ho imparato a usare meglio la tecnologia. Grazie a un utilizzo più vantaggioso ho una vita nuova, più ricca e con più tempo libero”, ha spiegato il titolare Patrick Merlo.