Valle di Muggio protagonista nel nuovo Bollettino Genealogico

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Il primo a lasciare Morbio Superiore fu Giovanni che in Cile venne chiamato Juan, lo seguì Ermenegildo “ribattezzato” Hermenegildo, poi Giacomo che passò al nome di Santiago e infine Pietro che è stato chiamato Pedro. Loro sono quattro fratelli Ceppi di Morbio Superiore, partiti uno dopo l’altro per il Cile dal 1872 in poi, e scelti oggi come protagonisti del nuovo “Bollettino Genealogico della Svizzera Italiana” ossia il 25.mo, fresco di stampa e centrato su storie di emigrazione verso il Sudamerica: sarà presentato sabato prossimo 11 dicembre al Centro Scolastico Lattecaldo di Morbio Superiore (cfr. schema a destra). Cresce in Ticino la passione per gli alberi genealogici. Di questa tendenza e dei contenuti del nuovo “Bollettino” parliamo con il suo caporedattore Fabio Chierichetti.

La prima cosa che le viene in mente rispetto alle vicende dei fratelli Ceppi.
Quella dei Ceppi è una storia di emigrazione di successo ma la stessa medaglia può presentare due facce. Sul medesimo Bollettino, figurano le vicende del Casato dei Giovannoni di Cavagnago (oggi frazione di Faido), partiti poveri per l’Argentina fra il 1870 ed il 1875 e vissuti fra le fatiche di una vita molto umile, come del resto è accaduto a molte altre famiglie. Un viaggio comune: i Ceppi e i Giovannone partiti tutti in nave ma i destini sono stati ben diversi.

Invece la storia dei Ceppi è stata di successo e di integrazione?
Esatto. Ad aprire la strada fu uno zio paterno che si chiamava Benedetto Rossetti Bossi ed era nato a Bruzella nel 1819. In Cile prese il nome di Benito e vi arrivò nel 1852 quando aveva 33 anni. Aprì la strada e divenne titolare di una ben avviata attività nell’industria marmifera. Con l’avanzare degli anni e senza discendenza diretta, esortò i nipoti a raggiungerlo e a continuare quel che aveva incominciato. Il primo a partire, Giovanni, giunse a Santiago nel 1872, seguito negli anni successivi dagli altri tre fratelli. Lo spirito d’iniziativa e imprenditoriale contribuì enormemente all’integrazione di questi emigrati nella società cilena, lasciando abbondanti tracce della loro vita e delle loro realizzazioni.

Come siete riusciti a riavvolgere la matassa di queste vicende?
Nel “Bollettino” l’articolo sui fratelli della Valle di Muggio è opera di Eros Ceppi che ha curato la riduzione e traduzione in italiano di un testo ben più lungo (erano 300 pagine) redatto da Enrique Ceppi, cileno. Quel testo era in spagnolo e corredato da numerose fotografie. Il testo di Enrique Ceppi – di cui Eros Ceppi è un lontano cugino – ricostruiva la storia della famiglia.

Può anticiparci un altro tema trattato nel Bollettino?
Direi la matrilocalità: sono casi piuttosto rari.

Cosa significa matrilocalità?
Sono quelle storie in cui non è stata la donna a spostarsi in famiglia. In pratica nei casi di matrilocalità sono gli uomini a confluire nel luogo della donna. La vicenda raccontata da Giovanni Ruggia nel “Bollettino” è andata in questo modo per tre generazioni. Non avviene spesso. Risalire lungo le linee femminili è ben più difficile poiché cambia il nome continuamente. L’autore di questo breve saggio rileva invece come nel caso della famiglia della moglie l’elemento che ha tenuto saldo il nucleo familiare in quest’ultimo secolo sono state le donne, non i maschi. Sono stati, per semplificare, questi ultimi, e non le donne, a spostarsi e a inserirsi nella cellula familiare femminile.

Quali consigli possiamo dare a chi è interessato a risalire la corrente della propria famiglia? A comporre, cioè, l’albero genealogico.
A queste persone direi di leggere l’ultimo contributo del “Bollettino” dal titolo “A proposito di virus”. È opera della presidente della nostra società, Sandra Rossi, e fornisce indicazioni pratiche sul metodo da adottare per ricostruire la propria discendenza. Come rileva la redazione del Bollettino nell’introduzione, Sandra Rossi presenta un istruttivo testo su come incominciare una ricerca genealogica. Si tratta di una presentazione molto didattica, che descrive passo passo gli strumenti e il metodo necessari per costruire con oculatezza un albero genealogico. Un contributo che merita di essere diffuso e conosciuto, perché può incoraggiare chiunque voglia cimentarsi con la genealogia e non sa bene come organizzarsi .Stiamo pensando di pubblicarlo anche sul nostro sito, in modo che sia accessibile a tutti.

Si diffonde in Ticino la passione per gli alberi genealogici

Nel 2017 erano circa 200, oggi quanti sono i membri della Società Genealogica della Svizzera Italiana?
Sono aumentati. Al momento siamo 250, senza contare che ci contattano sempre più persone chiedendoci aiuto. Mostrano interesse a volersi cimentare nel ricostruire la discendenza della propria famiglia.

La Società aveva sede a Mendrisio ed ora?
La Società Genealogica della Svizzera Italiana è stata fondata nel 1997 a Locarno. Sì, è dal 2007 che ha sede a Mendrisio, in via Noseda 5, in condivisione di spazi con la Corporazione dei Patrizi di Mendrisio. Una sede utile anche per custodire il materiale.

Quali sono le principali attività di cui vi occupate?
Oltre all’assemblea generale, principalmente la ricerca e – come detto – la pubblicazione, una volta all’anno, del Bollettino con i contributi di diversi membri della Società o del gruppo di redazione che mi affianca. Un tempo proponevamo il “caffè genealogico” oggi i nostri si chiamano “incontri genealogici” e li organizziamo su argomenti specifici o impostando delle uscite sul territorio. Ad esempio prossimamente ci recheremo a Bosco Gurin per scoprire alcune storie familiari.

In effetti nel 2017 avevate presentato la mostra itinerante in partenza da Rancate. Come è andata?
Molto bene. Basti dire che il viaggio dell’esposizione è poi terminato due anni dopo, nel 2019 a Piotta. L’iniziativa ha avuto un ottimo riscontro di pubblico.