Un “detective” fra le opere sacre

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I nostri tempi distano due millenni da quelli dell’ultima cena, della crocifissione o del battesimo di Gesù. Digitalizzazione e materialismo sembrano aver accelerato negli ultimi decenni le distanze temporali da quei momenti. La società appare sempre più in difficoltà nell’interpretare simboli e scene usati in arte sacra per trasmettere i messaggi della Bibbia e del Vangelo. È così, cioè in soccorso a questo problema di comunicazione e volendo valorizzare il patrimonio di opere sacre, che Mario Delucchi spiega la sua spinta a realizzare e pubblicare “Monumenti e luoghi sacri di Arogno” (Fontana Edizioni), quinto volume della Collana Arogno Racconta inaugurata nel 2003. La sua è una ricerca iconografica proposta con criteri divulgativi. Il libro sarà presentato domani sabato 20 novembre alle 16.30 al Teatro Sociale di Arogno. A parlare della pubblicazione ci sarà Bruno Boccaletti, responsabile RSI dell’unità religione. Giorgio Borsani e Katzumi Nagaoka proporranno degli intermezzi musicali. L’appuntamento è organizzato dalla Commissione Culturale di Arogno.

Perché San Luca evangelista ha in mano una tavolozza da pittore? E cosa ci fa un paio di tenaglie nell’affresco del coro? Quale messaggio trasmette un pellicano che nutre i suoi piccoli su un tabernacolo? Risposte a quesiti di questo genere favoriscono la comprensione iconografica, nel senso che aiutano il visitatore a guardare e capire i monumenti e i luoghi sacri di Arogno. Il paese vanta un patrimonio di grande valore culturale resistito nei secoli grazie a persone che hanno saputo salvaguardare opere di artisti della regione quali i Colomba, i Consiglio, i Maino, gli Artari, i Carloni, I Cometta e tanti altri. Con “Monumenti e luoghi sacri di Arogno” Mario Delucchi si trasforma in un abile “detective” per spiegare i misteri di un passato religioso che a volte sembra indecifrabile. Con lui cerchiamo di capire cosa sfoglierà il lettore.

Su che cosa ha lavorato?
Ad Arogno esiste una chiesa parrocchiale e cinque oratori di cui uno in disuso, sette cappelle e qualche croce sparsa. Si tratta di un bel patrimonio. Ho cercato di spiegare quel che si vede – affreschi, statue, dipinti – ed il perché persone, oggetti e scene siano rappresentate in quel preciso modo.

Ci fa un esempio?
Ad Arogno abbiamo una statuetta lignea del Tardo Medioevo. Rappresenta la Madonna con il bambino; Maria regge in mano qualcosa di rotondo, una sfera. E Gesù porta la pergamena delle Sacre Scritture della Bibbia. In mano alla Vergine c’è una melagrana (il frutto del melograno) che è uno dei sette frutti della Terra Promessa e contiene 613 semi, cifra che corrisponde al numero dei precetti secondo la tradizione cristiana.

Veniamo alla Collana Arogno Racconta. Volume dopo volume, lei ha ripercorso e ricostruito aspetti importanti della vita del paese.
Il primo volume risale come detto al 2003 e si intitolava “Le fabbriche di Arogno”. L’anno successivo ho realizzato “Arogno, i luoghi e la loro storia”. Nel 2006 abbiamo dato alle stampe “L’ultimo maestràn di Arogno”. “Memorie di cose minute” era stato poi il titolo del quarto volume realizzato insieme a Celso Tantardini nel 2009. Da questa pubblicazione all’attuale incentrata sulle opere sacre sono trascorsi un po’ di anni… ma nel frattempo mi sono occupato di altre due pubblicazioni!
Il Municipio vi ha sostenuto in quest’operazione culturale?
Sì, il Comune di Arogno ha acquistato 400 copie del libro e potrà rivenderle localmente o utilizzarle quale omaggio in determinate situazioni come ad esempio nell’incontro con i diciottenni o regalandole a chi compie 100 anni.

Del carattere divulgativo dell’opera Mario Delucchi parla nel libro stesso precisando le scelte operate:
Il lettore si sarà accorto delle semplificazioni che si sono dovute fare per rendere accessibile la materia ad un pubblico vasto ed eterogeneo, poiché il proposito non era quello di offrire una dotta dissertazione iconografica ma quello di dare un contributo alla divulgazione del significato delle opere. È stata privilegiata la dimensione fotografica.