L’Incanto del Paesaggio

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Carlo Bossoli, Riva del grano, 1849.

Si apre domani 13 novembre la nuova mostra intitolata “L’Incanto del Paesaggio. Disegno, arte, tecnologia, Naturalisti, geografi, storici dell’arte nel Ticino del passato prossimo” presso la Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate, curata da Paolo Crivelli, Giulio Foletti e Filippo Rampazzi e coordinata da Mariangela Agliati Ruggia e Alessandra Brambilla. Accanto ad essa viene presentata pure una mostra dossier dedicata a Giacomo Martinetti.
Tra la metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento il territorio ticinese è stato gradualmente scoperto e descritto da molti naturalisti e uomini di scienza, da geografi, fotografi, pittori, storici dell’arte: essi hanno percorso e analizzato, sia con gli strumenti scientifici, sia attraverso gli strumenti tecnici propri della loro epoca e del loro mestiere (il disegno, il rilievo morfologico, l’incisione, la fotografia, la pittura ad olio…) il paese in cui vivevano e operavano. È un territorio interamente costruito, nella sua fisicità, da un’onnipresente e aspra natura alpina e soprattutto dagli uomini che nel corso dei secoli l’hanno utilizzata, vissuta e talvolta trasformata: è un’opera aperta, sempre plasmabile, che racchiude in sé, in un grande palinsesto, elementi naturali che talvolta assurgono a simbolo cui gli abitanti hanno costantemente attribuito una funzione e un significato differente nel corso del tempo, manufatti ed edifici utilitari o rappresentativi che ne hanno profondamente modellato l’aspetto. Questa esposizione vuole illustrare gli sforzi e le tecniche utilizzate da coloro che, a partire da metà Ottocento, guardarono e interpretarono con occhi nuovi e nuovi strumenti di indagine il loro territorio.
Nacquero così le prime elaborazioni cartografiche, le carte topografiche Dufour e Siegfried. Qualche tempo dopo si lavorò ad un’iniziale catalogazione dei monumenti più significativi esistenti sul territorio, sotto l’impulso del padre della storiografia artistica elvetica Johann Rudolf Rahn, coadiuvato dal suo aiuto, l’architetto Hermann Fietz, di cui sono esposti una serie di disegni, che illustrò e rilevò con oggettività e precisione non solamente i monumenti maggiori, ma anche il contesto e il paesaggio che li accoglieva. Con uguale acribia operarono anche i primi naturalisti – tra tutti non si può non ricordare Luigi Lavizzari, uomo di scienza ma anche politico – che descrissero con attenzione le componenti del paesaggio naturale raccogliendo e catalogando i più differenti materiali.
Alcuni aspetti particolarmente significativi del territorio ticinese vengono infine rappresentati attraverso gli occhi dei pittori, che interpretarono e diedero un nuovo significato a questi paesaggi: dai più celebri Fontanesi, Luigi Rossi, Berta, Franzoni, Longoni, ai meno noti Zaccheo, Patocchi, Regina Conti, Maccagni, Buzzi. Chiude l’esposizione uno sguardo sul futuro. Una postazione presenta inedite riprese con i droni e la loro elaborazione attraverso un modello in 3D.

Giacomo Martinetti (Firenze 1842 – 1910)
Omaggio all’allievo ticinese di Antonio Ciseri
Ricorre quest’anno il bicentenario della nascita del pittore Antonio Ciseri (Ronco sopra Ascona 1821 – Firenze 1891). La Pinacoteca Züst intende omaggiarlo presentando una piccola mostra dossier dedicata a uno dei suoi allievi di maggior talento, Giacomo Martinetti, purtroppo fino ad oggi quasi completamente dimenticato. È nel solco dell’arte sacra che si sviluppa soprattutto la sua carriera artistica, anche se Martinetti realizzò pure ritratti e quadri storici e di genere (due opere sono conservate a Palazzo Pitti): da segnalare il Giotto fanciullo entrato nelle collezioni della Pinacoteca Züst proprio in questa occasione. Pochi i dipinti conservati nel Cantone Ticino: si ricordano un Autoritratto giovanile (Archivio di Stato, Bellinzona – nell’immagine qui sopra) e, nella chiesa che suo zio Carlo Martinetti (che aveva fatto fortuna in Algeria) fece edificare a Cernesio (Barbengo), due grandi tele da lui commissionategli: un San Carlo (1871) e una Santa Francesca Romana (1896).