Raineri esonerato a bruciapelo

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Baldo Raineri.

enla) Nicola Bignotti ha cambiato guida tecnica al Chiasso, quinto in classifica. Strano perché il DG nella passata stagione non aveva mosso un dito sebbene la squadra, rimasta dalla prima all’ultima giornata di campionato all’ultimo posto, si sarebbe potuta salvare dalla retrocessione.

Raineri ancora lunedì notte ci aveva detto che sarebbe andato avanti a lavorare per il “suo” amato Chiasso. Ma non è stato così. La Società lo ha mandato via, la panchina è stata affidata al suo vice Andrea Vitali.
Sabato il mister è stato sottoposto a un linciaggio morale indegno di un club che, pur non appartenendo più alla proclamata (a ragione) élite del nostro calcio fa pur sempre parte, dopo il Lugano e insieme al Bellinzona, del fior fiore del calcio ticinese.
In quale stato d’animo Raineri sia venuto a trovarsi durante quello che alcuni fedelissimi hanno definito “comizio”, è difficile dire. Di fatto si è dovuto sorbire epiteti di bassa lega. Perché è stato lasciato solo?
Nessuno è corso in sua difesa, o perlomeno a tentare di placare gli animi di persone (poche per fortuna) esacerbate dall’attuale situazione. Qualcuno per la verità in retrovia c’era, ma si è guardato bene dal consigliare a Raineri di abbandonare immediatamente la scena. Così sono fioccati al suo indirizzo parolacce e insulti: dov’era Bignotti?
Le arrabbiature ci potevano anche stare. Alcune critiche avevano una loro precisa collocazione (quelle riferite all’ultima stagione di Challenge League, puntualizzate a più riprese anche su l’Informatore), in quanto scaturite dall’incrollabile fede rossoblù. A Baldo è anche stato chiesto perché non abbia avuto il coraggio di mettersi da parte come aveva fatto Zambrotta, che si era addirittura scusato (ma il paragone non regge).
In agosto Bignotti aveva dichiarato a l’Informatore: “Abbiamo ritenuto, con la proprietà, di dare continuità al lavoro fatto anche perché nonostante la retrocessione l’anno scorso si è lavorato bene”. Anche Andrea Maccoppi si era alleato con il DG: “Si tratta di una mossa molto intelligente, non parlo solo a profilo del mister ma della struttura in generale”. Ma il capitano, che non è certamente l’ultimo arrivato, aveva precisato: “Pensare di risalire subito in ChL mi sembra prematuro, tanti ragazzi non hanno mai fatto questa categoria”.
Comunque sia la squadra è ben messa in classifica (ha perso tre partite come il Bellinzona) e sa giocare abbastanza bene. Non può tuttavia avere ambizioni di promozione non tanto per il ritardo di punti cumulato in 11 giornate (il campionato è ancora lunghissimo) ma perché non è stata attrezzata per risalire immediatamente. Ultimamente sta anche giocando maluccio, spinge senza lucidità, manca completamente di grinta. E forse anche di cuore. Colpa di Raineri?
Tornando a sabato, dopo un primo imbarazzante silenzio, il mister (“bollato” di incapacità) ha cercato invano di dare delle spiegazioni alle voci sempre più gracchianti degli ultras. Non ci è riuscito, gli è stato urlato di andarsene (“Vattene!”).
Per Baldo si è trattato di una tremenda mazzata sul piano morale. Era benvoluto dai giocatori, ovunque sia stato ha saputo creare un gruppo molto unito. Non abbiamo mai sentito un giocatore parlare in negativo di lui. A noi lunedì aveva detto: “Vado avanti a lavorare con l’entusiasmo e la passione di sempre”. Neanche 12 ore dopo la notizia del suo licenziamento.
Gli subentra il vice Andrea Vitali che aveva già lavorato con Lupi. Conosce bene i giocatori, partecipava agli allenamenti. Non si porta dunque dietro le incertezze di un nuovo allenatore: sotto questo aspetto per i giocatori il cambio di mister non dovrebbe profilarsi in uno choc. Vitali non dovrà fare salti mortali per ridare una discreta regolarità di passo alla squadra.
Ogni ulteriore commento è superfluo. Nella serata in cui si sono festeggiati i 116 di vita del Chiasso (con tanto di maccheronata ed entrata gratuita allo stadio dedicato al mitico Riva, IV) c’erano sì e no 300 spettatori. Forse è giunto il momento di chiedersi dove sta andando questo Chiasso. La piazza (quella dei fedelissimi), che è a conoscenza della situazione in cui naviga il club, sicuramente non voleva la testa di Raineri. Vuole solo che il suo Chiasso venga finalmente restituito ai chiassesi. Missione impossibile?