L’argilla come trama di una vita

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L’artista Alessandra Foletti-Castegnaro e il sindaco Antonio Guidali mostrano una delle opere più significative del percorso.

“La mia mostra si esprime su tre piani: quello artistico, l’aspetto antropologico con l’esperienza della cooperazione, il livello sociale di aiuto e sostegno alle popolazioni locali dei Paesi nei quali ho vissuto”. Forte di molte esperienze vissute in America Latina, Centroamerica, Honduras e poi in Normandia, Alessandra Foletti-Castegnaro si presenta al pubblico che vorrà da domani 11 settembre (la vernice alle ore 17) visitare la sua esposizione fra le mura del Palazzo comunale di Riva San Vitale, Comune da sempre legato all’argilla, alla terracotta, alla ceramica. “Riva San Vitale è per eccellenza il posto dell’argilla” ha sottolineato il sindaco. Ed il paese sul Ceresio da tempo cerca, nelle proposte artistiche, di dare priorità a chi si esprime all’interno di questo legame con la natura del territorio. “Sto stabilendo dei contatti con “La Linea” e spero di rimanere legata a Riva San Vitale. Mi auguro cioè che questo sia l’inizio di una relazione” ha auspicato l’artista svizzera e italiana che si descrive come una persona “che si esprime attraverso l’argilla”. A sostenere l’idea della sua mostra, il sindaco Antonio Guidali ed il capodicastero Noris Guarisco. L’esposizione dal titolo “Trame d’argilla e di vita” durerà fino al 9 ottobre prossimo e verrà presentata domani dallo storico d’arte Giulio Foletti.
“Artista, designer, antropologa, ricercatrice fra il Ticino, l’America Centrale e l’Honduras” è il profilo tratteggiato dal sindaco nel presentare Alessandra Foletti-Castegnaro, nata a Trento, cresciuta a Lugano e poi trasferitasi a Zurigo per gli studi prima di espatriare. Di sicuro interesse è il legame che può essere intessuto fra Riva San Vitale e la sua passione artistica sviluppata su antiche tecniche di lavorazione dell’argilla che di Paese in Paese ha maturato nel contatto con le popolazioni locali, le ceramiste amazzoniche e mesoamericane. Ispirata da loro e lavorando con loro, l’artista parte dall’argilla come materia primordiale iconica per reinterpretare l’universo iconografico, simbolico e cosmologico mesoamericano, le tradizioni artigianali, la natura vulcanica del centroamerica, le sfide odierne honduregne. Come ceramista lavora con le tecniche ancestrali delle donne lenca. Con la ceramica, argilla cotta e cruda, realizza murales, mosaici, dipinti, mobili, opere sospese e installazioni. Le sue tecniche iniziano a delinearsi in Amazzonia, fioriscono in Centroamerica e si affinano in Europa con la guida di ceramisti maestri della terra sigillata e del Raku nudo come David Roberts, John Evans, Dalloun e Giovanni Cimatti. Alessandra ha già esposto in collettive o personali in Centro America, Stati Uniti, Canada, Italia, Svizzera, Francia e Giappone.
La mostra a Riva San Vitale – resa possibile grazie all’ospitalità del Municipio oltre che alla collaborazione con Luisa Zorzi e Mauro Valsangiacomo – raccoglie la traiettoria del suo lavoro artistico e antropologico. Si intrecciano le trame di argilla con la creatività artistica, con il lavoro di volontariato e cooperazione che Alessandra, insieme al marito Carlo Foletti, ha vissuto anche nel contesto dell’Agenzia di cooperazione del Governo Svizzero. Ne è nata una storia di impegno e condivisione con l’accompagnamento da parte degli amici ticinesi. Una storia iniziata nel 1984 con la donazione da parte di mons. Eugenio Corecco per la costruzione di un atelier per la prima cooperativa di ceramiste lenca e che in seguito ha preso forma nell’Associazione No profit ACTA svizzera e ACTA de Honduras, per iniziativa di Mimi Lepori grazie alla quale si sono concretizzati vari progetti di aiuto per gli artigiani. Una linea di sostegno che si vuole continuare. L’esposizione a Riva San Vitale è anche un’occasione per dimostrare solidarietà alle artigiane lenca. Il 2020 è stato un “Annus horribilis” per l’Honduras, devastato dal Covid-19 e affogato da due uragani ETA e IOTA.
Sono innumerevoli i capitoli di questa storia così intensa. Più delle parole, vale una visita alla mostra.