I quattro tesori verdi di Morbio Inferiore

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Faggio piangente

Quando al caffè ho letto sulle pagine culturali di Repubblica una lunga intervista all’architetto Steven Holl, che vive e lavora a New York, ho pensato: ecco, sarà il mio mito! Rivela che uno dei suoi ultimi progetti, il Winter Visual Art, è stato ideato “attorno alle querce secolari del luogo, progettando pareti concave che si curvano per accoglierne le chiome e orientando gli edifici per sfruttare l’ombra, le correnti e i profumi degli alberi”. Ho capito che era giunto il momento di scrivere su qualcosa che mi sta a cuore: rispettare sempre il verde e gustare le preziose alberature nel nostro paesaggio urbano.
Così sono partito nella risalita verso Morbio con spirito leggero e fiducioso per gustarmi alcuni esempi che stanno davanti ai nostri occhi e forse non vediamo. Non sfuggono invece quando si risale pedalando. La velocità è lenta il giusto, quindi si ha la possibilità di interiorizzare ciò che ci sfila davanti. Appena oltrepassato Largo Kennedy, con il suo groviglio di pericolose uscite dalle rotonde, appena al di là del ponte che scavalca in un sol colpo autostrada e Breggia ahimè umiliata da muri di cemento, entrati in territorio di Morbio, presa al bivio la variante di sinistra, subito il cuor si conforta e rasserena. Appare svettante un albero maestoso sulla destra. Non ci sono dubbi, è un cedro del Libano, che spicca solitario in un giardino curatissimo provvidenzialmente non delimitato da siepi, per cui chi passa se lo gusta a pieni polmoni, verrebbe da dire visto che si pedala in leggera salita. È una dolce visione anche perché dall’altra parte della strada ve ne sono altri possenti. Diciamo che lui è il comandante, alla sua sinistra stanno gli ufficiali di complemento. Un notevole e prezioso quadro arboreo, tanto è vero che più volte mi sono soffermato sul vialetto interno della proprietà per scattare delle foto sempre allo stesso soggetto ma mai uguali. Ne ho una collezione.
Ripartendo, appena oltre la curva, uno spettacolo per me emozionante. Sulla sinistra vi è una serie di casette di recente edificazione. L’ultima è quella che conta. Perché ha una storia che si collega alla mia trascurabile attività politica a Morbio. Il progetto originale di quella casa prevedeva l’abbattimento di uno splendido esemplare di faggio piangente. Nel mio piccolo ho contribuito a mobilitare autorità e opinione pubblica. Malgrado tutti sostenessero che era inutile protestare, perché non vi erano basi legali per impedire il sacrificio del faggio, per uno di quei gioiosi scarti dalle previsioni, i proprietari ci hanno ripensato autonomamente e hanno provveduto ad una leggera modifica del progetto. Così il faggio si è salvato. Li ringrazio pubblicamente. Mi fermo spesso ad ammirare, approfittando di un piccolo posteggio laterale, villetta e albero come uniti in un abbraccio, in sintonia con quanto auspica il grande architetto Hall scoperto sul quotidiano. Riparto sempre rasserenato dopo la pausetta per immortalarlo. Altra serie di foto da collezione col cellulare.
Per finire in gloria, proprio dove la salita perde pendenza e diventa falsopiano, sulla sinistra appare la cappellina devozionale di Mura che confina con il giardino di una villetta. Qui si erge al centro un’araucaria, pianta originaria del Cile con foglie spesse, dure e appuntite, con il bordo tagliente come un rasoio, leggo su Wikipedia. È in splendida solitudine e si lascia ammirare da ogni angolo nel giardino. A questo punto, dopo essermi gustato anche l’araucaria che ci fa pensare al Sud America proseguo sulla sinistra su viottolo ciclopedonale davvero gradevole che immette alla rotonda di Santa Lucia. È uno snodo importante per il traffico locale su cui vegliano da sempre un ippocastano e un magnifico tiglio. Li vedo da anni senza mai prestare particolare attenzione. Sbagliando. Ma da qualche settimana su un tronco è stato inchiodato un cartello: vendesi. Nel senso dell’immobile che sta dietro. Il chiodo nel tronco vivo richiama brutte immagini. Quando si prospetta un cambio di proprietà, occorre stare in campana. Il tiglio è uno splendore. Basta gironzolare in rete per scoprire che fornisce eccellente riserva di polline e nettare per le api. Non solo: vanta inoltre una lunga tradizione negli usi popolari, soprattutto per quanto riguarda i suoi fiori ricchi di proprietà benefiche. Basta poco per liberarsi di una pianta. Se siamo tutti vigili e rispettosi, saremo ampiamente ricompensati. Come le api!

A cura di Giuseppe Valli