“Vivo con i serpenti velenosi”

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Ci attende sulla porta di casa. Non è semplice per noi varcare quella soglia. “Venite! Andiamo subito a vederli” e ci precede lungo una scala che conduce a due stanze: nella prima vivono i serpenti e nella seconda buttiamo l’occhio e scorgiamo un letto: “Dormi qui?”, chiediamo. “No, questa è la stanza degli ospiti” risponde in tutta tranquillità.

Marco non ha ancora 50 anni ma ha già una profonda esperienza di serpenti maturata non per professione ma per pura passione. “Amo definirmi un terrariofilo perché ho l’hobby del terrario ma per coltivarlo occorre grande disciplina”. Ed è la caratteristica che constatiamo in lui poco dopo. Penombra e teche illuminate sui due lati della stanza che ci attende. Un forte odore di selvatico frammisto a disinfettante ci colpisce mentre ci facciamo forza per guardare in faccia ai rettili. Alcuni immobili come sassi: “a volte rimangono nella medesima posizione anche per un mese intero” commenta. Altri ti sorprendono con movimenti repentini e inquietanti. Sui vetri di ogni terrario rigorosamente figura l’etichetta che informa sul numero degli esemplari presenti, la specie e campeggia la parola “Danger”. Non siamo rilassate, ammettiamolo!

Perché tutto ciò?
Cosa spinge una persona a convivere con un rischio costante simile? “La soddisfazione di vedere che riesci a gestire animali di questo tipo e che li porti avanti nel tempo riuscendo a farli riprodurre”. I piccoli poi che destino hanno? “A volte vengono richiesti da altri appassionati: in Svizzera ci sono persone come me, autorizzate. Quando comprano un esemplare devono mostrarmi il documento. E a me non basta: se non mi convincono come persone, non affido loro i miei cuccioli. Ad esempio per un certo periodo tenevo i camaleonti ma andava un po’ di moda e c’era chi mi diceva “l’animale che avevo è morto, me lo cambi” come se fosse un oggetto. Ci sono anche coloro che vogliono tenere rettili velenosi per fare i fighi”. Come certe persone che acquistano cani di razze considerate pericolose e soggette ad autorizzazione? “Già”.
Lucidità, concentrazione nel prendersene cura e soprattutto desiderio di farli stare bene: questo traspare da Marco.
Parliamo dei suoi animali. “Sono vipere e crotali, tutti velenosi”. Come mai questa scelta? “È una semplificazione per il cervello. In questo modo lavori sempre allo stesso modo. Non corri cioè il rischio di rilassarti quando apri la teca di un rettile velenoso”. Ci mostra una scatoletta con diversi denti: “a volte li perdono, li trovo nelle teche”. Gialli, blu, rosa, le colorazioni di alcuni rettili sono incredibili. Un improvviso sibilo ci fa girare di scatto verso una teca alle nostre spalle e… “Calmo tu!” si rivolge al serpente. “Si agitano, sentono più odori del solito perché siete presenti voi”. Tu riesci ad avere un “rapporto” con loro? “No, non c’è un vero rapporto”. Non pensi che in queste teche rinunciano alla natura? “I rettili che tengo, tendono piuttosto a stare nascosti e negli habitat che ho creato per loro possono sempre celarsi”. Appesi alla parete, notiamo guanti importanti e utensili che servono per la loro cura (cfr. immagine). Subito abbiamo occasione di capire come si usano. Marco ci propone: “Apro una teca e ve ne mostro uno tirandolo fuori. Mettetevi a distanza di sicurezza”. Ci scostiamo d’impulso sulla porta, la via di fuga! Con due utensili lui afferra un serpente imponente e lo estrae dalla sua “casetta”. Ci avviciniamo per scattare le foto e vederlo senza filtri. Subito dopo Marco inserisce nella teca la parte anteriore del serpente e l’animale, strisciando, entra da solo fino a scomparire dal pavimento (foto in alto a destra). È una scena da film, pensiamo noi. I ferri servono anche per assicurare la pulizia delle teche e per l’alimentazione. “Buona parte dei piccoli non si nutre in autonomia. Bisogna assisterli, forzarli”. Cosa significa? “Vuol dire che per alcuni basta mettere il cibo in bocca ed il riflesso li fa iniziare a mangiare, con altri occorre spingere l’alimento più giù in gola. Solo una specie di queste mangia topi vivi, le altre si cibano di topi o ratti congelati”. La cattura dei rettili è vietata nella maggior parte degli Stati. Semmai, chi ha le autorizzazioni necessarie, può acquistarli da persone come Marco che creano le buone condizioni per riprodurli. La comunicazione fra interessati in questo settore scorre online. Quanto costano? “Troppo poco! Dai 20 euro ai 10mila euro. Il valore è cosa significa la specie per me”. Cosa intendi? “Il serpente è un animale che fin da piccolo ho sempre voluto. A prendermene cura ho iniziato a 14 anni con serpenti non velenosi. Mia mamma mi ha sempre detto che era meglio che spendessi i soldi in questo modo piuttosto che al bar! I primi rettili li ho visti esposti al Serfontana. Dieci anni fa circa ho ottenuto l’autorizzazione per i serpenti velenosi”. Come si fa ad imparare ad occuparsene? “Ci sono i corsi e i libri… pochi in lingua italiana, ma quando ho iniziato io… ancora meno e internet non esisteva. Io mi sono impegnato a fondo perché formazione ed esperienza sono indispensabili: se sbagli muoiono, provochi sofferenza. Loro non parlano, non fanno rumore, non possono dirti che hanno fame. A proteggerli c’è soprattutto quanto sei attento e certamente ad avere la possibilità di rivolgerti ad un veterinario. Esiste l’OPAN, l’Ordinanza che protegge questi animali e che garantisce loro dei criteri di detenzione”.

Quella volta
che sono stato morso
Ti è già successo di essere attaccato? “Una volta sì, nel 2015. Era sabato sera e volevo uscire. Dovevo finire di dar da mangiare agli animali e ce n’era uno che non voleva mangiare. Un maschio adulto. Ho inserito il mio braccio nella teca con la pinza per dargli il topo che era finito in un angolo e mi ha morso un dito”. Cosa hai pensato? “Ero spaventatissimo. Mi dicevo “non può essere successo”. Ma vedevo il segno del dente. Allora ho fatto tutto ciò che mi hanno insegnato. Ho chiuso il terrario assicurandomi che il serpente fosse al suo interno. Ho applicato una benda di compressione e sono andato in ospedale con il fascicolo sul quale figurano tutte le specie che detengo per poter indicare esattamente quale era quella che mi aveva attaccato”. E come è andata? “Al pronto soccorso mi fanno sedere su una sedia e io dico: “non ha capito: mi ha morso un crotalo”. Poi hanno chiamato la TOX e una dottoressa che aveva avuto un’esperienza in Africa e sono stato ricoverato in cure intense per precauzione una notte. Avevo i valori del sangue un po’ sballati ma nel complesso sono stato fortunato. Il siero antiveleno non viene somministrato se non è necessario. Va detto che per Legge io devo pagare la quota ad un’associazione che gestisce i sieri. Conosco persone che sono state morse e che hanno rischiato la vita. Dipende anche molto se sei allergico al veleno col quale entri in contatto e finché non ti capita non puoi saperlo”.
Quale è secondo te il serpente più pericoloso? “Quello che ti morde, gli altri sono in potenza pericolosi”. Quanti ne tieni in casa? “Una settantina, poi dipende dalle cucciolate che possono essere di 1 o 2 esemplari fino anche a 70”.
La casa è uno specchio. Pulitissima e profumata; Marco disinfetta di continuo quello che tocca e le sue mani. “È importantissimo per scongiurare il passaggio di virus e batteri che possono contaminare gli animali”. Come la metti con i tuoi rapporti personali? “Di primo acchito può essere un problema ma poi le persone si abituano. Tante persone che ho conosciuto e frequentato a lungo nella mia vita hanno imparato a convivere con questa mia passione. E poi… puoi sempre chiudere la porta!”.

La responsabilità
“In casa non lascio nessuno da solo. Men che meno bambini. Quelli che vengono a volte a gruppetti, sono accompagnati e comunque ci sono sempre io. Si dimostrano molto interessati!”. È una responsabilità grande quella che senti… “Del resto è una responsabilità verso gli altri che devono dimostrare anche coloro che sciano o chi guida un’automobile!” sostiene Marco. Sono mai scappati dalle teche? “No. Anche se devo dire che a volte fanno cose incredibili. Un serpente ad esempio un giorno ha infilato il codino nella fessura dove si apre la teca”.
È possibile che per un errore umano, un animale possa fuggire? “Ho installato un impianto di telecamere. Se qualcosa si muove sul pavimento, ricevo immediatamente una e-mail”. E momenti difficili? “Ricordo un giorno che stavo spostando con i ganci la bitis Vitis parviocula che ha un caratteraccio. Nel sollevarla, non so come, è riuscita a piegare il gancio d’acciaio e me la sono trovata per terra che mi guardava”.

Maschi ossessivi
Ci puoi dire una curiosità sui serpenti? “Durante il periodo riproduttivo i maschi di alcune specie sono ossessivi con le femmine. Arrivano anche a debilitarsi talmente che insistono. E può anche succedere che muoiano di stress. Oppure accade che la femmina diventa aggressiva e uccide il maschio mordendolo”. Colpo di scena! D’altra parte nei terrari è difficile distrarsi: non c’è la televisione e non si può lasciare la teca per uscire a bersi un “bianchino” al bar.