Valera, è stata “denegata giustizia”

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La sentenza del Consiglio di Stato è chiara: “il Municipio di Mendrisio è incorso in un diniego di giustizia formale, ritardando eccessivamente e senza motivo, pur a fronte delle sollecitazioni pervenutigli, la procedura di evasione della domanda di costruzione”.
Ecco perché gli eredi di Leonello Fontana – che nel 2007, 14 anni fa, inoltrò una domanda di costruzione per un capannone di 2’200 mq a Valera – chiedono oggi il risarcimento dei danni, dopo che il Cantone ha accolto il loro ricorso.
Fontana, già sindaco di Muggio, è ricordato per aver sempre difeso con tenacia la propria attività legata all’edilizia, nell’ambito degli scavi, dei trasporti, del commercio di inerti e dei relativi depositi. Scomparso qualche anno fa, l’attività è passata agli eredi.
E sono loro, oggi, attraverso il loro legale, l’avv. Luca Pagani, a chiedere di essere indennizzati. Al Municipio non è rimasto altro che avviare la procedura dello “stare in lite” e il 17 agosto scorso ha inoltrato con un messaggio la relativa richiesta al Consiglio comunale, precisando che la “pretesa di risarcimento danni è di 4’384’800 franchi”. “Il sinistro”, scrive il Municipio, è stato annunciato all’assicurazione RC del Comune che ha designato a rappresentare l’ente pubblico l’avv. Raffaello Balerna, coadiuvato dall’avv. Silvio Pestelacci che da anni segue le espropriazioni in corso a Valera.
Come noto, in questo vasto comparto di circa 18 ettari che si estende tra Mendrisio, Rancate, Ligornetto e Genestrerio, il Cantone ha istituito un Piano di utilizzazione cantonale (PUC). Proprio nel lungo iter che ha portato alla controversa vocazione agricola e verde di Valera, stretta fra la strada, la ferrovia e l’autostrada, si inserisce la vicenda. Il Comune, infatti, nell’ambito degli studi, aveva istituito una zona di pianificazione, dal luglio 2007 fino al 6 agosto 2014, bloccando di fatto qualsiasi edificazione; compresa la domanda di costruzione per il suo capannone che l’imprenditore aveva inoltrato al Municipio il 4 maggio 2007; alla quale i Servizi generali del Cantone avevano dato preavviso favorevole, per quanto attiene al diritto cantonale e federale, trovandosi il fondo in una zona industriale/artigianale. Ma il Cantone aveva chiesto all’allora Municipio di Rancate di sospendere la domanda, a causa dell’avvio degli studi pianificatori, nonostante non fosse stata inoltrata alcuna opposizione.
Scaduto il blocco, e allestito il PUC, “la domanda di costruzione è rimasta inevasa”, si legge nella sentenza del Consiglio di Stato sul ricorso, datata 11 settembre 2019. Gli eredi di Fontana hanno aspettato quasi 3 anni, fino al 30 maggio 2017, per sollecitare una prima volta il Municipio; nell’incarto, a un certo punto, si legge che l’autorità comunale si è difesa, giustificando la mancata evasione della domanda “con il disinteresse” dei proprietari. Ma il Consiglio di Stato ritiene che “nulla, né il silenzio dapprima dell’istante e poi dei suoi eredi giustificava la mancata evasione della pratica”, sollecitata per ben tre volte.

L’avviso cantonale
Il Municipio ha infine ripreso in mano l’incarto, ma, prima di agire, ha aspettato la nuova versione dell’avviso cantonale, giunto agli interessati il 29 luglio 2019. Non è noto se l’orientamento di Bellinzona – cui i Comuni generalmente devono attenersi – sia diverso da quello emanato la prima volta, nel 2007. Ma qui si apre un’altra pagina. Il Municipio – cui il Consiglio di Stato aveva rinviato gli atti affinché provvedesse a evadere la domanda presentata nel 2007 – il 14 gennaio dello scorso anno ha sospeso nuovamente la domanda di costruzione del capannone per un periodo di due anni; decisione che ha spinto i proprietari a ricorrere al Consiglio di Stato. E a inoltrare la richiesta di risarcimento danni.