Spazi per i giovani ma non autogestione

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I fatti di Lugano hanno scosso in queste ore il Ticino e oltre San Gottardo viene seguito con molta attenzione l’evolversi della tensione fra chi vive o appoggia l’esperienza dell’ex Macello e quelle autorità politiche e di Polizia che sono intervenute con lo sgombero e la demolizione di parte della struttura. E allora siamo andati a cercare di ricostruire quanto è diversa l’esperienza maturata in questi 20 anni nei centri giovani del Mendrisiotto. Parliamo con i sindaci di Mendrisio e Chiasso, Samuele Cavadini e Bruno Arrigoni. Si tratta di spazi per i giovani ma di realtà totalmente diverse e non paragonabili. La differenza si evince già dai termini usati. A Lugano con i Molinari parliamo di centro sociale autogestito. A Chiasso ed a Mendrisio siamo invece dentro una realtà di centri giovani comunali dove i ragazzi si confrontano e si trovano alla presenza di animatori. Ed a fare la differenza fra Lugano da una parte e Mendrisio e Chiasso dall’altra, vi è anche e soprattutto un discorso di impostazione sociologica o filosofica, che dir si voglia.
Illuminante, da questo punto di vista, l’intervento di Sandro Cattacin (docente di Sociologia all’Università di Ginevra) ai microfoni di TIO nella rubrica “Piazza Ticino”. Il professore ha paragonato l’esperienza luganese a quelle maturate a Zurigo e Ginevra ed a quella del Leoncavallo di Milano e di molti altri contesti urbani in Europa dove le scelte culturali, artistiche e musicali proiettano questi contesti a cercare nuove soluzioni per il futuro di una società impostata su nuove regole e principi più sostenibili. Come una sorta di faro. È la sua lettura di questo fenomeno che affonda le radici in testi dei secoli scorsi. E la comunicazione di questi contesti – ha spiegato Cattacin – corre su un binario che non incontra nemmeno da lontano quella delle autorità politiche e dei media. Da qui le difficoltà – vissute ad esempio per anni anche a Zurigo – di dialogare e capirsi.

• Dieci anni a Mendrisio
A Mendrisio il Centro giovani è stato ricavato da un ex magazzino ortofrutticolo (Foft) e venne inaugurato nel 2011. Dieci anni di vita. Come sta andando? “L’esperienza è positiva, i contatti ci sono e dopo un anno di pandemia, il Centro giovani a Mendrisio sta ora riprendendo a funzionare bene” rileva il sindaco Samuele Cavadini. Si tratta di un’esperienza totalmente diversa da quella di Lugano, – sottolinea il capo dell’Esecutivo – ma è vero che l’idea di avviare un Centro giovani a Mendrisio era nata sulla scia degli eventi del Fantasma del Mattirolo che aveva “okkupato” la Colonia, accanto alla SPAI”. Eravamo nel 2002.
Oggi il Centro di Mendrisio accoglie ragazze e ragazzi nella fascia d’età dai 12 ai 25 anni, residenti nella regione. È un luogo di ritrovo e di svago, dove è possibile incontrarsi, trascorrere del tempo o svolgere numerose attività. Compatibilmente con le attività del centro, le sale sono a disposizione anche di associazioni e altri enti per riunioni, incontri, eventi o altre attività, secondo le condizioni di una specifica ordinanza municipale datata 15 giugno 2019 (ad associazioni o enti vengono chiesti dei contributi per disporre delle sale). Durante le aperture ben definite del centro giovani (i nuovi orari da marzo scorso, fissavano lunedì, martedì e domenica chiusi e gli altri giorni aperto nelle fasce pomeridiane e fino al massimo alle 19 di sera) sul posto vi sono animatori che propongono delle attività ma anche spazi dove i ragazzi sono liberi di intrattenersi come credono. “Mi piace pensare ad un discorso di politiche giovanili – sostiene il sindaco – nell’ambito delle quali i giovani possano trovare spazi e possibilità di incontrarsi, esprimersi e anche fare sport. Occorre pensare a cosa si fa per i giovani in senso più ampio. Sono importanti anche le attività socioculturali e sportive. A Mendrisio abbiamo anche la Filanda come luogo di cultura e incontro per tutti”.

• E a Chiasso sono 20 anni
Chiasso è stato tra i primi Comuni, oltre 20 anni fa, a realizzare un centro giovani, fungendo da pioniere a livello cantonale. Il centro ad oggi è rivolto a ragazzi e ragazze di Chiasso e dintorni di età fra i 12 e i 20 anni circa. È un luogo di aggregazione e socializzazione dove alcuni animatori propongono attività quali sport, cinema, musica e teatro. “Fra il 2016 e il 2017 – spiega il sindaco di Chiasso, Bruno Arrigoni – lo stabile del Centro giovani ha subìto una radicale ristrutturazione. Da quel momento accoglie al 50% degli spazi il Centro giovani e per l’altro 50% il Centro ATTE degli anziani. Con un giardino nel mezzo, è diventata una realtà intergenerazionale. Situato nel Quartiere di via Soldini (nella zona dell’ex Lazzaretto), si caratterizza come una struttura popolare e multietnica in un’ubicazione ideale. Sono 3 o 4 gli animatori a tempo parziale che se ne occupano durante le aperture (quasi tutti i giorni). Devo dire che dal 2016 quando sono divenuto sindaco, non c’è mai stata una reclamazione sul tavolo del Municipio. Problemi non ne abbiamo”. Con Bruno Arrigoni il discorso corre anche alle proposte “Midnight” (palestre aperte) per i ragazzi delle scuole medie: “Facciamo quest’esperienza da anni e constatiamo che sono momenti importanti di socializzazione per i giovanissimi. A livello di Consiglio comunale è sorta la richiesta di istituire una Commissione Giovani per stimolare i giovani a interessarsi di problemi comuni e di politica. Un altro spazio al quale pensiamo di recente è l’ex Night Rosa nera” situato nella zona del Sottopenz”.