Anche le civette sono in streaming

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Civetta, foto di Mirko Tomasi

Il 2021 è dedicato alle Civette, ma è anche il 40° anno dalla nascita di Ficedula. L’associazione, presieduta da Roberto Lardelli, è in ottima salute e cerca di salvaguardare gli habitat degli uccellini ticinesi. La Civetta, all’inizio degli anni Duemila, era praticamente scomparsa dal Ticino; ma grazie a un importante progetto di conservazione condotto da Ficedula e BirdLife Svizzera, con il contributo di vari enti e fondazioni e il sostegno del Cantone attraverso UCP e UNP è riuscito a consolidare la popolazione che conta oggi almeno 20 coppie nidificanti. Sul sito www.ficedula.ch si possono osservare in tempo reale e 24 ore su 24 due coppie di Civette: Petronilla con Merlot e Athena con Pericle. E da alcuni giorni sono impegnate a covare le loro preziose uova!

Ficedula è giunta al traguardo dei 40 anni. Nel frattempo gli iscritti sono decisamente aumentati; è il segnale dell’interesse sempre crescente e della maggiore attenzione verso il mondo dell’avifauna e della biodiversità scaturito anche da tutte le attività svolte. In questo lasso di tempo l’associazione ha infatti organizzato più di 600 escursioni, decine di corsi di ornitologia su rapaci diurni e notturni, sui canti, sul riconoscimento delle piume, centinaia di conferenze, da quelle sull’identificazione di gruppi specifici a serate dedicate all’ecologia di specie particolari. Ficedula è stata praticamente in tutto il Cantone, da Chiasso ad Airolo. Ogni anno risponde a centinaia di telefonate, messaggi, richieste di consulenza per problemi di conservazione, ma anche per l’identificazione di specie, segnalazioni e consigli. Si occupa dei pulcini in difficoltà principalmente di Balestruccio, Rondine e Rondoni, ma non solo. La conservazione è un punto sempre più cruciale con molti progetti in corso, alcuni indipendenti, altri in collaborazione con diversi partner ed il tema è spesso approfondito sulla stampa e sui media. Per Ficedula questi anni sono stati un periodo impegnativo ma ricco di soddisfazioni. Continuerà su questa strada cercando di accrescere collaborazioni, condivisione, formazione, partecipazione a favore della ricerca faunistica e della conservazione rafforzando ancora di più l’identità regionale; altre sfide la attendono per proteggere l’avifauna e la natura…

Per sottolineare il traguardo raggiunto abbiamo incontrato il presidente Roberto Lardelli. Come sta l’associazione? “Ficedula sta bene ed è in costante crescita. Sia qualitativamente, sia quantitativamente: abbiamo un folto gruppo di soci, sostenitori e amici. Negli anni siamo riusciti a far capire che non siamo solo un’associazione che salva gli uccellini che cadono dal nido; il messaggio che abbiamo sempre cercato di far passare è quello di rendere attenta la popolazione a questa affascinante classe del regno animale. Basti pensare che statisticamente gli uccellini che cascano a terra dal proprio nido e che vengono raccolti sono un migliaio l’anno… una goccia nel mare se paragonata al fatto che sono cibo gustoso per svariati predatori e, sempre da una stima attendibile, in questa maniera ne muoiono ben di più! Ma non sono solo i predatori il problema”.

Oltre all’opera di sensibilizzazione che altro offre Ficedula? “Consigli, giornate, corsi, uscite, pubblicazioni… cerchiamo di garantire l’habitat, così da poter avere sempre un ciclo della vita e ovviamente – facendo così – le specie non scompaiono, o almeno, cerchiamo di non farle sparire del tutto. Un’altra bella iniziativa è stata la formazione di oltre 80 insegnanti di scuola primaria e secondaria (nel 2018); gli stessi hanno poi proposto il programma annuale legato agli uccelli e dai riscontri i bambini ne sono stati entusiasti. Con delle semplici informazioni si riesce a innestare quel senso di curiosità, che è poi alla base di tutto”.

Ci sono in programma progetti? “Molti. Uno fra tutti è quello della pubblicazione della nuova edizione dell’Atlante degli uccelli svernanti. L’ultima era stata redatta ormai 30 anni fa e sarà molto importante per noi vedere e poter far conoscere alle persone quanto il cambiamento climatico sta influendo sugli uccelli… Basti pensare che oggi esistono dei metodi di osservazione passiva (con una strumentazione tecnologica) con cui si possono registrare i vari canti degli uccelli e siamo riusciti ad osservare che anche i volatili parlano dialetto: il canto di una Capinera di Airolo è leggermente diverso da quello della Valle di Muggio! Poi ovviamente bisogna constatare come alcune specie non sono più presenti alle nostre latitudini, vuoi perché nel loro posto natio hanno trovato un clima confortevole per tutto l’anno, vuoi perché hanno altre mete. Tutti questi cambiamenti però non sempre sono ottimali; basta un solo anno diverso meteorologicamente parlando e potrebbero morire moltissimi esemplari perché non più abituati a percorre molti chilometri di distanza. Ficedula è molto impegnata nel cercare di recuperare il più possibile il terreno perso attraverso la sensibilizzazione sulla biodiversità urbana… tanti piccoli interventi possono fare miracoli con l’aiuto dei cittadini”.

Lardelli, torna sui metodi di osservazione e di conservazione ambientale. “Queste nuove tecnologie ci hanno messo davanti un fatto: l’averla piccola sta scomparendo, come pure il succiacapre; mentre è stato invece registrato il ritorno (anche in modo massiccio) del picchio nero e, al momento, stiamo aiutando le civette del Mendrisiotto. Queste ultime infatti non erano più presenti, ma apportando delle modifiche ambientali (niente di complicato, abbiamo fornito delle cassette nido speciali) siamo riusciti a creare le condizioni di riprodursi in modo autonomo. Quindi, se qualcuno sente la civetta cantare può chiamarci, così da poterla individuare ed eventualmente aiutarla a creare un habitat ideale”.

Il presidente Roberto Lardelli ci ha messo in luce, durante il nostro incontro, moltissime sfaccettature di questo interessante mondo. Ci sono dinamiche che andrebbero spiegate in un tomo e non è questa la sede… ma una cosa è certa. Come per tutte le specie, ogni uccellino ha il proprio ruolo e alcuni possono risultare molto utili in casi davvero disastrosi. Un esempio? La cimice marmorizzata è stata “sconfitta” grazie alle Cince. È stato riscontrato che “istruendo” – ovvero offrendo loro questo tipo di cibo – questa specie si è passata tra simili l’informazione e ha cominciato a cibarsene. Soluzioni ecologiche e non dispendiose che possono funzionare con insetti invasivi… come la Popillia japonica.