C’è ancora un arbitro tra i piedi

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Il Chiasso venerdì scorso ha disputato una delle sue più brutte partite al Riva IV. La squadra di Raineri non è mai riuscita a proporsi contro il debolissimo Kriens dal quale ha anche rischiato di perdere.

Il tanto sperato sorpasso non si è verificato nemmeno nello scontro diretto tra due squadre scese in campo con l’obiettivo di non incassare reti. Poteva andar bene ai lucernesi poiché lo 0-0 permette loro di mantenere le distanze (2 punti in più non sono da relativizzare). Ma non ai rossoblù che rispetto alla partita col Winterthur hanno fatto un passo indietro.
Quello praticato dal Kriens è puro anti calcio, purtroppo il Chiasso non è stato da meno: nessuna parvenza di schemi di gioco e mancanza di lucidità, eppure col Winterthur aveva fornito un’ottima prestazione. È una cosa che non riusciamo a spiegarci. Mister Raineri non può certo dire d’aver dovuto allineare una formazione d’emergenza, come si è permesso di rilevare: Maccoppi, del quale era stata ravvisata con preoccupazione l’assenza per tre settimane a causa di infortunio, e Morganella – pure ai box nelle ultime due uscite, non rientrano forse nel novero dei titolari che contano?
Anziché dichiararsi allarmato per i due pesantissimi punti buttati alle ortiche il mister ha cercato di minimizzare dicendo che “la stagione è ancora lunghissima” (mancano 8 partite e i prossimi quattro avversari si chiamano Aarau, GC, Stade Losanna e Thun, senza dimenticare che ci si dovrà sobbarcare due trasferte di fila nella terz’ultima e penultima giornata – Wil, Sciaffusa – prima della gara d’addio al Riva IV contro lo Xamax). Inoltre Raineri specula sull’impegno di coppa degli uomini di Bruno Berner, ma la partita col Servette nel frattempo è già stata giocata. Il Kriens ha dunque tutto il tempo per recuperare le energie contro Sciaffusa, Xamax e Wil, avversari indubbiamente di spessore inferiore rispetto a quelli di Maccoppi e compagni. In più nel rush finale affronterà due squadre che non hanno più nulla da dire (a meno di un ribaltamento di classifica tra bernesi e argoviesi, comunque poco probabile) mentre i rossoblù avranno a che fare con avversari coinvolti nella lotta per non retrocedere. Nel loro ultimo round la squadra in cui si disimpegna il bravo Eris Abedini (già pedina del Chiasso, meritevole di giocare a ben altri livelli) saranno opposti alla capolista Grasshopper che potrebbe già avere un piede e mezzo in Super League, mentre il Chiasso dovrà vedersela con lo Xamax dal quale è stato battuto in quattro delle ultime cinque gare.
L’unica possibilità di salvezza è vincere subito e tutto. La caduta in sé è ancora rimediabile ma il modo in cui si è affrontata questa partita crea giustificate inquietudini. Non si è vista una sola conclusione a rete degna di tale nome a meno che si vogliano considerare tali i tiri di Antoniazzi e Marzouk sotto forma di due retro passaggi al portiere (Brügger) nel primo tempo. A inizio ripresa, Bahloul ha steccato il pallone da favorevole posizione: tutto qui. Per contro sul fronte opposto va rilevata poco prima del 90’ un’incornata da brivido di Follonier che ha chiamato in causa, una volta tanto, Safarikas. Praticamente invece di alzare il baricentro e pressare l’avversario tentando perlomeno di sfiorare il gol, Raineri lo ha abbassato quasi fosse soddisfatto di un punto.
Va anche detto che il gioco è stato continuamente spezzettato da interventi fallosi da una parte e dall’altra. Il signor Horisberger, su due episodi verificatisi nei 16 metri non ha ravvisato in uno un chiaro calcio di rigore in favore del Chiasso. Non ci sentiamo di pensare, come da più parti si sente dire da un po’, che la squadra della città di confine sia ormai indigesta agli “addetti ai lavori” d’oltre Gottardo: ci sarebbe da indignarsi.
Non siamo ancora ai saluti ma non è certamente ragionando come fatto nel dopo partita (“Noi siamo pronti, siamo più che mai vivi, le energie nervose e fisiche non ci mancano”) che si può sperare nella salvezza. Abbiamo l’impressione che in seno al club ci sia qualcuno che vive in una torre d’avorio che gli impedisce di guardare in faccia alla realtà. È assurdo che la lezione della passata stagione (salvezza ottenuta tra ansie e sollievo grazie al coronavirus) non abbia aperto gli occhi a chi di dovere.