Mendrisio, 4 mila libri preziosi

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“Siamo riusciti a mettere fine positivamente a una questione rimasta irrisolta per 30 anni”. È con questa introduzione che il Municipio di Mendrisio ha annunciato nei giorni scorsi che la Biblioteca Torriani, a partire dalla seconda metà di quest’anno sarà accessibile su richiesta. Là dentro ci sono oltre 4 mila volumi sette-ottocenteschi.

Erano stati i consiglieri comunali Andrea Stephani, Claudia Crivelli Barella, Daniela Carrara, Daniele Stanga e Grazia Bianchi a chiedere informazioni al Municipio il 24 febbraio del 2020, intitolando l’interrogazione “La biblioteca… che non c’è?”
Sullo sfondo c’è una convenzione datata 1990 fra il proprietario di questa parte di Palazzo Torriani e il Cantone; l’atto prevede che in cambio del cospicuo contributo versato dall’ente pubblico per il restauro dell’edificio, il proprietario garantisse l’accesso pubblico alla “Biblioteca Torriani”. In realtà ciò non è mai avvenuto e soltanto di recente le acque si sono mosse. Tuttavia la convenzione “alla prova dei fatti, si è rivelata assai poco praticabile: combinare privato e pubblico e far rispettare i termini inseriti nel documento si è rivelato molto complicato da realizzare e non certo per mancanza di volontà della Città”, si legge nella risposta pubblicata qualche giorno fa. Il Dicastero museo e cultura, “ha lavorato molto per sbloccare una situazione che si trascina da tanti anni e che giustamente è stata riportata all’attenzione del Municipio”. Sono stati fatti dei sopralluoghi e degli incontri e la situazione si è risolta “grazie anche ai buoni uffici della famiglia Gerber”.
A metà del mese di aprile saranno avviati i lavori di inventario del fondo. La raccolta si presenta ben conservata e ben riordinata in scaffalature acquistate appositamente. Al momento la biblioteca non è fruibile. Ed è “ora urgente dare inizio a un lavoro di inventario che faccia riemergere l’intera raccolta. Per scrivere il punto finale a questa vicenda e vista l’importanza e la qualità del patrimonio librario, il Comune e il DECS hanno deciso “di comune accordo di sostenere i costi del lavoro di inventario. È quindi indispensabile investire ancora 16 mila fr, metà ciascuno”.
Niente da fare, invece, per due dettagli… esterni del Palazzo, la bucalettere, installata sulla facciata prospicente la torre medievale e i paletti di sicurezza montati sulla stradina, poco graditi dai consiglieri, perché ritenuta “deturpante” la prima e “poco decorosi e antiestetici” i secondi. Il permesso per la bucalettere è stato rilasciato dall’Ufficio beni culturali in assenza di alternative, ma “per il Municipio è una soluzione infelice”; i paletti non sono il massimo dell’estetica ma sono efficaci per salvaguardare l’integrità dei muri del palazzo che danno sulla strada.