OBV, prossimità e innovazione

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Il concetto di prossimità si declina in molteplici forme nel contesto dell’attività dell’Ospedale della Beata Vergine. l’Informatore ne parla con il dr. med. Ken Galetti, nuovo Primario di chirurgia a Mendrisio, che sottolinea le novità legate ai cambiamenti organizzativi e strutturali, volti a dare un impulso al nuovo modello di presa a carico del paziente.
All’inizio di questa settimana è inoltre entrata in funzione la nuova apparecchiatura di risonanza magnetica da 3 Tesla (nella fotografia), una macchina avanguardistica che offre prestazioni in linea con i centri internazionali più rinomati.

 

Il dr. Ken Galetti, Primario di chirurgia a Mendrisio,

illustra le innovazioni strutturali e organizzative

 

Dr. Galetti, come si è inserito nella realtà dell’OBV? Qual è stato il primo approccio con una dimensione diversa?
Conoscevo già di fatto questa realtà. Sono nato in Ticino e sono cresciuto professionalmente in questo Cantone, pur avendo potuto compiere esperienze all’estero, soprattutto in Francia. Ho trovato un ambiente molto sensibile, motivato e desideroso di intraprendere un percorso di innovazione con qualche piccola rivoluzione che inevitabilmente entra in gioco a seguito di un primariato lungo vent’anni.
La dimensione nella quale ci troviamo ritengo sia perfetta. Mi sono sempre definito un clinico (e sicuramente meno un uomo d’ufficio!) e a Mendrisio ho trovato l’ambiente ideale per potere stringere un rapporto diretto con il paziente. Si sente che la popolazione percepisce l’OBV come un’entità che le appartiene. In questo senso deve essere letta la nozione di ospedale di prossimità, una struttura aperta e vicina ai bisogni dei residenti.

Come si compone la sua équipe?
È formata da 22 persone, me compreso: 11 medici già formati e altrettanti specializzandi. Io sono il responsabile, ma non gestisco il servizio da solo; condivido sempre con i miei collaboratori il percorso di presa di decisione. Ci si pone un obiettivo e, insieme, si rintraccia la via per raggiungerlo: è il mio metodo di lavoro.
L’attività si divide sostanzialmente in tre segmenti. Il versante amministrativo ha un peso non indifferente, sia all’interno dell’ospedale, sia nel contesto del Dipartimento di chirurgia cantonale. Ci sono poi, naturalmente, il lavoro clinico, il contatto con i pazienti, gli interventi in sala operatoria, le visite in reparto,… Il terzo aspetto è legato alla collaborazione con i medici curanti: è fondamentale trasmettere il messaggio che noi ci siamo, che l’OBV è un punto di riferimento a livello regionale e illustrare la nostra offerta.

Parlare di medicina e sanità, da un anno a questa parte, non può prescindere dal contesto di crisi sanitaria originata dalla diffusione del Covid-19. Quali sono le sfide maggiori per la chirurgia?
La sfida maggiore è di carattere organizzativo. L’EOC ha scelto di concentrare presso la sede di Locarno tutte le risorse indispensabili per accogliere e curare i pazienti affetti da Covid, allo scopo di mantenere il più possibile “puliti” gli altri ospedali. La mole di lavoro si è rivelata impressionante. In questo contesto, è stato creato un gruppo di lavoro cantonale allo scopo di stabilire una gerarchia degli interventi che non potevano essere procrastinati a lungo, definendo un grado di priorità. Una modalità adottata durante il picco pandemico che stiamo continuando, in qualche misura, a portare avanti. L’emergenza ci ha spinto a sfruttare intelligentemente gli spazi e a ottimizzare le energie. Un insegnamento che sicuramente porteremo con noi.

L’OBV sta crescendo parallelamente a una ridefinizione degli spazi e dei contenuti. Come si inserisce il servizio di chirurgia nel concetto di ospedale di prossimità?
Ho cominciato la mia collaborazione con l’OBV nell’aprile dello scorso anno e ho da subito iniziato a immaginare come perfezionare il servizio tenendo conto della crescita dell’ospedale. Insieme alla direzione, abbiamo scelto di dedicare l’intero primo piano della struttura, compresa la nuova ala, al dipartimento di chirurgia, avvicinando uffici e sale di consultazione e razionalizzando gli spazi. È importante anche garantire la presenza costante di personale all’interno del reparto per rispondere ai bisogni dei pazienti, dei familiari e dei medici attivi sul territorio.
I cambiamenti organizzativi provocheranno la spinta anche per dare forma a un nuovo modello di presa a carico. La volontà di approfondire il concetto di chirurgia ambulatoriale implica nuove sinergie fra gli specialisti operanti in ambito ospedaliero e gli studi medici privati.
La realtà di ospedale multisito, con la quale il Ticino si sta confrontando, ha inevitabilmente pro e contro. Dal punto di vista del paziente, la priorità è sicuramente quella di trovare una struttura ospedaliera sotto casa. La necessità di spostarsi per gestire un bisogno d’ordine sanitario può generare apprensione. Questo è comprensibile. Spetta quindi a noi il compito di portare l’ospedale alla gente. Fare in modo che i pazienti possano incontrare gli specialisti all’interno dell’OBV per consultazioni e visite pre e post-operatorie, anche quando, magari, l’intervento vero e proprio ha luogo in un’altra struttura. Penso ad esempio alla chirurgia plastica, toracica, vascolare e bariatrica. Questo è certamente un modo di essere ospedale di prossimità ed è una strategia vincente per tutte le parti. L’ospedale di Mendrisio, lo ribadisco, riafferma la propria vocazione di nosocomio al servizio della regione: dobbiamo essere la prima porta alla quale si bussa, siamo noi che facciamo entrare il paziente all’interno di un circuito medico e rimaniamo un punto di riferimento per i parenti anche nel caso in cui la persona si sottopone a un intervento operatorio in un altro ospedale.

Al di là del suo ruolo professionale, quali sono le sue passioni?
Sono tutte racchiuse qui (ci dice mostrando fotografie e oggetti sistemati sugli scaffali del suo ufficio al piano terreno dell’Ospedale Beata Vergine, ndr.) e possono essere facilmente riassunte con famiglia, sport e musica. Il tempo libero non è molto e cerco di trascorrerlo serenamente con i miei figli e la mia compagna: un loro sorriso ripaga di tutte le fatiche. Il libro che ho sul comodino è un episodio della saga di Harry Potter che la sera leggiamo insieme. Una piacevole abitudine che contribuisce a creare stretti legami.

Altri servizi alle pagine 13 e 15