L’ora della verità

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Durante il suo anno presidenziale Flavio Cotti ha ricevuto numerose scolaresche delle quattro regioni linguistiche: qui sopra il consigliere federale è ritratto in compagnia di una classe friburghese.

A pochi mesi dalla scomparsa di Flavio Cotti, morto a 81 anni nel dicembre 2020 in piena pandemia, l’editore Armando Dadò ha pubblicato l’edizione ampliata del saggio “La Svizzera nell’ora della verità”, con i principali discorsi del presidente della Confederazione nell’anno del Settecentesimo, nel 1991, giusto trent’anni fa. Il saggio era stato stampato subito dopo, nel 1992, raccogliendo un buon successo. Il popolare magistrato d’origine locarnese rivive oggi in un’edizione arricchita dal contributo di Doris Leuthard, che entrò in Consiglio Federale nel 2006, qualche anno dopo la partenza di Cotti, membro del Governo dal 1987 al 1999. Leuthard intitola il suo breve scritto “Un ricordo” e vi descrive i punti di convergenza con il pensiero di Cotti: la salvaguardia dell’ambiente, la necessità di tenere buone relazioni con l’Europa, la causa delle donne…
Notevoli gli appunti dello storico Urs Altermatt, intitolati “Sulle tracce di Giuseppe Motta”. Lo storico svizzero, già rettore dell’Università di Friborgo, dove pure Flavio Cotti aveva studiato, ne parla come “maître à penser della nazione”, anche perché con il suo esemplare trilinguismo, impersonava la Svizzera confederale. Proprio Altermatt dà conto di aspetti poco conosciuti dell’esperienza a Berna di Cotti che, a differenza di altri membri, al momento del commiato dal Governo “si attenne al più stretto riserbo sulle questioni di politica federale”.
Il terzo contributo è di Moreno Bernasconi, giornalista, già corrispondente da Berna che incontrò Cotti molte volte in varie occasioni, riferendo poi del suo pensiero già nella prima edizione del saggio. In questa seconda pubblicazione Moreno Bernasconi aggiunge l’analisi puntuale dell’eredità politica che ci ha lasciato il magistrato ticinese. I valori in cui credeva, scrive Bernasconi, quelli della persona umana, di un’economia non volta al solo profitto, della salvaguardia del creato, sono gli stessi che dovrebbero animare il nuovo partito – “Die Mitte”, “Il Centro”, nato dall’unione fra il PDC e il Partito Borghese Democratico – “per vitare al nuovo nome il rischio di diventare un guscio vuoto”.
Interessante la selezione di immagini che riguardano sia gli anni di Governo sia gli anni giovanili, la famiglia, il tempo libero.