L’orizzonte del nuovo Ospedale

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La nuova ala in costruzione.

(red.) La situazione di grave emergenza epidemiologica che stiamo affrontando dal primo trimestre dell’anno ha contribuito ad accendere i riflettori sugli impianti sanitari e ad accrescere l’attenzione in relazione ai servizi che l’ente pubblico è in grado di fornire. La domanda si fa pressante e la popolazione percepisce maggiormente l’importanza della presenza di strutture di prossimità.
In questo contesto, l’Ospedale della Beata Vergine sta affrontando la sfida nella sfida. Quella di rinnovare e ampliare i propri spazi in un momento irto di difficoltà generate dalla crisi, a tutti i livelli, che ha comportato la diffusione del Covid-19.
Nell’autunno di due anni fa, sono iniziati i lavori di costruzione della nuova ala dell’OBV: quattro piani in superficie e due interrati. Il progetto è stato promosso dall’Ente ospedaliero cantonale allo scopo di rispondere alle mutate esigenze del territorio e dei suoi cittadini. L’investimento supera i 36 milioni di franchi.
Con il direttore del nosocomio di Mendrisio, Pierluigi Lurà, facciamo il punto sull’inserimento di questa struttura nel panorama regionale, sui contenuti del nuovo edificio e sul concetto di riorganizzazione degli spazi e dell’offerta nell’ottica di una modernizzazione dell’ospedale che riflette i progressi della medicina e va incontro alla realtà di un’età media che si fa sempre più elevata.

La nascita di centri di eccellenza, la concentrazione di determinate specializzazioni sono una realtà anche per l’ente pubblico: in che misura questa tendenza coinvolge l’OBV?
In realtà si tratta di un trend iniziato una ventina di anni fa all’interno dell’EOC; in Europa, in generale, è cominciato in precedenza. È un discorso che tiene conto da un lato dei numeri di prestazioni erogate e dall’altro, soprattutto, della necessità di mantenere un elevato livello qualitativo in continuo aggiornamento.

Parametri che interessano il reparto di ostetricia da alcuni mesi – complice la riorganizzazione temporanea dovuta alla pandemia – finito sotto i riflettori della cronaca?
È un esempio significativo. Prendiamo il numero di parti all’Ospedale di Mendrisio: la discesa è costante nell’ultimo decennio. Attualmente, siamo sotto i 270 parti effettuati nell’arco di dodici mesi. La Società Svizzera di Neonatologia stabilisce che una struttura, per mantenere uno standard di livello, non dovrebbe scendere al di sotto dei 350 parti all’anno. Una riflessione, quindi, si impone nel contesto dell’Ente ospedaliero cantonale; diversamente si mette in discussione la qualità dell’offerta, la preparazione del personale e anche la difficoltà a reperire figure professionali che tendono a scegliere, invece, luoghi di lavoro più stimolanti. Questo non significa smantellare i servizi. Penso in particolare all’importanza che rivestono per l’OBV il reparto di ginecologia e il pronto soccorso di ginecologia e ostetricia.
Quanto alle “concentrazioni”, quello che era necessario fare è sostanzialmente già stato attuato negli scorsi anni. L’OBV sta investendo, e anche parecchio, a sostegno di una medicina ambulatoriale. Il ragionamento che associa semplicemente l’ospedale ai posti-letto è ormai superato. Da vent’anni a questa parte, lo scenario è mutato, così come l’equilibrio percentuale tra degenze e prestazioni ambulatoriali che sono sempre più numerose.

In questo contesto entra in gioco il grande cantiere per la costruzione della nuova ala dell’ospedale. Direttore, qual è lo stato di avanzamento dei lavori?
I lavori procedono a un buon ritmo e, nonostante il periodo di chiusura della scorsa primavera, il ritardo accumulato si riduce a un paio di mesi. L’inaugurazione rimane in programma per l’inizio del 2022. Tanto dipenderà ovviamente dall’evoluzione di questa seconda ondata pandemica che speriamo non conduca a un nuovo stop delle attività.

In che misura migliorerà l’offerta a vantaggio della popolazione del Mendrisiotto?
Al terzo piano del nuovo edificio si stanno realizzando spazi in grado di accogliere 30 letti sub-acuti detti RAMI (Reparto acuto di minore intensità) – suddivisi in 22 camere singole e 4 doppie – inseriti su richiesta dei rappresentanti politici della regione e dei medici del Mendrisiotto nel momento dell’approvazione dell’ultima pianificazione ospedaliera cantonale nel 2015. Una risposta alla cronica carenza di posti letto post-acuti nel nostro distretto. I vantaggi sono legati innanzitutto a una migliore presa a carico dei pazienti da parte dell’ospedale – definendo un percorso puntuale che va dall’ammissione fino al rientro al domicilio – e alla vicinanza alle famiglie. Oggi, invece, è talora necessario effettuare ricoveri in strutture del Luganese o del Bellinzonese. Un altro aspetto di segno positivo riguarda la migliore organizzazione dei reparti di geriatria e ortogeriatria che possono così accrescere la loro disponibilità.
La nuova ala è stata concepita inoltre per ampliare l’offerta specialistica (dalla diabetologia e endocrinologia alla pneumologia per esempio) sia in ambito internistico, sia chirurgico in collaborazione con gli altri nosocomi dell’EOC. Si mira alla creazione di antenne specialistiche – soprattutto in ambito ambulatoriale – in modo che il paziente non debba spostarsi. Si attueranno infine delle sinergie che faciliteranno il raggruppamento di diverse specialità mediche per una migliore presa a carico e una maggiore multidisciplinarietà.
Spazi liberi significano anche locali dove allestire le nuove attrezzature in grado di arricchire l’offerta diagnostica a Mendrisio, senza dover indirizzare gli utenti a Lugano o nel Sopraceneri.

Come saranno suddivisi i nuovi ambienti?
Il piano seminterrato e il pianterreno accoglieranno le specialità legate alla medicina internistica. Sono previsti anche spazi per partner esterni: hanno manifestato interesse la Lega polmonare ticinese, la Lega ticinese contro il cancro, Hospice Ticino e la rete cantonale di cure palliative. I partner esterni saranno collocati al piano -1 con spazi rivolti sul bel patio interno.
Il primo piano sarà quasi completamente dedicato alle consultazioni ambulatoriali chirurgiche, mentre al secondo sono stati progettati spazi luminosi e accoglienti per le terapie oncologiche ambulatoriali e l’emodialisi. Il terzo, come detto, ospiterà i 30 letti RAMI. L’ambiente confortevole, con ampie vetrate aperte sul panorama del Mendrisiotto, prevede dettagli di arredo più vicini alla realtà casalinga con spazi comuni dotati di confort. Il percorso terapeutico di tipo riabilitativo-motorio – con atelier di fisioterapia ed ergoterapia – ha lo scopo di preparare gradualmente il rientro a casa.

Si è parlato spesso di apertura verso il territorio: cosa significa?
L’ampliamento si fonda effettivamente su un concetto di avvicinamento al territorio. Dal profilo architettonico, questo principio si concretizza con la creazione di una “piazza”, delimitata dal vecchio e dal nuovo edificio che diventa spazio pubblico e attrattivo per i residenti.

L’inaugurazione dei nuovi spazi influenzerà l’organizzazione interna del “vecchio” OBV?
Certamente! In questi mesi abbiamo lavorato a fondo per la definizione della logistica della nuova ala e, parallelamente, per riorganizzare gli spazi di cui già disponiamo. L’attività di consultazione ambulatoriale verrà quasi interamente trasferita nell’immobile che si sta edificando, pertanto si potranno successivamente rivedere i reparti dedicati alla degenza. L’Ospedale della Beata Vergine ha oramai 30 anni sulle spalle e una riflessione dovrà essere fatta.
Un primo progetto è rappresentato dall’ospedale di giorno, non più impostato “sfruttando” gli spazi delle camere di degenza, ma con una struttura propria dedicata. Un cambiamento che favorirà la programmazione dei flussi secondo gli attuali criteri dettati dalla chirurgia ambulatoriale o di breve durata, ambito sul quale l’OBV scommette convintamente, anche dal profilo finanziario: per il rinnovamento delle sale operatorie è previsto l’investimento di 8 milioni di franchi. L’accento verrà posto anche sulla migliore accoglienza degli utenti.

Come si inserirà la nuova costruzione nell’assetto del quartiere? Come verranno sistemate le aree esterne e quelle adibite a parcheggio?
Il tema è stato sin dall’inizio condiviso con il Municipio di Mendrisio, i suoi servizi e altri attori interessati. Oltre a valorizzare aspetti architettonici e urbanistici dell’area, i nuovi spazi promuovono quel concetto di “piazza” di cui parlavamo in precedenza, favorendo un interscambio con l’utenza. L’idea è quella di trasformare il grande prato verde antistante in un parco con piante d’alto fusto, zone ombreggiate dove sostare, angoli riparati dal rumore della strada e vialetti calpestabili.
È inoltre prevista, al pianoterra, una caffetteria che sarà realizzata in un secondo momento.