La pandemia e i deputati del Mendrisiotto

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Deputati in sessione al Mercato coperto di Mendrisio anche questa volta.

Il Gran consiglio si è riunito a Mendrisio nei pomeriggi di lunedì 23 e martedì 24 novembre. Le due sedute sono state dirette dal presidente Daniele Caverzasio. All’inizio dei lavori, nella prima giornata, si è svolta una lunga discussione in cui i parlamentari hanno potuto esprimere il proprio parere sulla gestione della pandemia, soprattutto in primavera, da parte del Governo. Abbiamo riassunto qui di seguito alcuni aspetti degli interventi dei deputati e delle deputate residenti nel Mendrisiotto.
A nome del PS Ivo Dürish ha rilevato che nel preventivo 2021 non si trovano misure per contrastare gli effetti sociali della crisi, che toccano le fasce deboli della popolazione, ma anche il settore sanitario, sociosanitario, le piccole medie imprese, la cultura e lo sport. Nel settore della cultura Durisch ha chiesto al Cantone di stimolare posti di lavoro per gli indipendenti che lavorano nel campo del restauro. Simona Arrigoni Zürcher, a nome del MPS, ha criticato il DECS che rincorre i problemi, invece di risolverli e migliorare le strategie educative, soprattutto per gli allievi che più hanno sofferto in primavera per la chiusura delle scuole; parlando delle misure in vigore da questa settimana, la deputata del MPS ha affermato che le scelte non sono state fatte per migliorare la scuola, ma per assecondare le FFS che non hanno nessuna intenzione di cambiare la loro strategia di trasporto; intanto le carrozze di prima classe viaggiano spesso quasi vuote. Ci sono apprendisti in quarantena per aver frequentato un bar e che dovranno scontare dalle vacanze i giorni in cui sono rimasti assenti dal lavoro.
Nel suo intervento Anna Biscossa (PS) ha parlato della questione del genere, ma non in termini di giustizia sociale; occorre chiedersi cosa è stato fatto affinché alle donne non succedesse ciò che è successo, cioè portare il peso maggiore delle conseguenze della pandemia. Si poteva pensare a dei congedi, per esempio, da concedere alle donne che si sono fatte in quattro per badare alla casa, alla famiglia, ai figli rimasti a casa da scuola, oltre che andare a lavorare; invece le donne sono state considerate, ancora una volta, come lavoratrici che danno un contributo aggiuntivo alla famiglia e non con lo statuto di lavoratrici a pieno titolo.
Andrea Stephani (I Verdi) ha parlato dei diritti degli ultimi, dei cittadini considerati di serie B: operatori e operarici del sesso nei postriboli, per esempio, che sono rimasti aperti nonostante le stringenti misure sanitarie: gli affari, in alcuni ma non sporadici casi, vengono prima del diritto alla salute; o le venditrici della grande distribuzione, eroine come le infermiere, che per ricompensa dovranno lavorare per le prossime aperture straordinarie; senza dimenticare gli anziani, accusati di essere gli untori, per scoprire poi che i primi focolai della seconda ondata sono scoppiati nei locali notturni e nelle feste private, non proprio i luoghi prediletti dagli over 65. Claudia Crivelli Barella (I Verdi) ha parlato della necessità che lo stato promuova la prevenzione delle malattie, coinvolgendo nutrizionisti, naturopati, omeopati, fitoterapisti: l’immunità alle malattie si combatte mangiando cibi sani; invece mass media e Governo trasmettono soltanto paura e ansia.
Edo Pellegrini (UDC-UDF), premettendo di non avere le competenze per dire se sono stati fatti o non sono stati fatti degli errori, ha citato, per esperienza personale legata al decesso di una famigliare nella CPA di Castel San Pietro, le tre case per anziani della Fondazione Guanella che in primavera non hanno avuto nessun caso. In questa seconda fase, nonostante siano state prese tutte le precauzioni, i casi e i decessi qui si sono moltiplicati, non è funzionato più niente: com’è possibile? Al direttore del DSS Pellegrini ha chiesto se questa situazione è stata analizzata, così che eventuali errori – se si sono verificati – non vengano ripetuti.

Le risposte
del Consiglio di Stato
Terminati gli interventi a nome dei gruppi e personali, il presidente Caverzasio ha dato la parola al presidente del Governo. Norman Gobbi, in particolare, ha informato che la grande distribuzione è stata invitata a seguire rigorosamente i piani di protezione e tutte le altre misure di cautela durante le vendite speciali, come il black friday di oggi, venerdì 27 novembre: “hanno capito che queste non devono essere occasioni di assembramento; occorre spalmare le vendite prenatalizie su più giornate”. Il Consiglio di Stato, comunque, affronterà la questione del periodo natalizio nelle prossime settimane. Il direttore del DSS Raffaele De Rosa ha annunciato che riguardo alle misure per migliorare la salute della popolazione sono stati preparati due programmi quadriennali. Ha pure annunciato che uno dei problemi più marcati, la carenza di personale curante, è al centro del lavoro condotto da due dipartimenti per portare i posti nel campo della formazione infermieristica da 200 a 280. Riguardo alle case degli anziani, il capo del DSS ha informato che 18 strutture che non hanno avuto casi in primavera oggi ne hanno: ciò è dovuto alla difficoltà di gestire un giusto equilibrio tra le misure rigorose per lasciar fuori il virus e quelle per ammettere le visite ai residenti. Christian Vitta, direttore del DFE, ha ricordato che fra le misure di aiuto economico decise da Berna, alcune che riguardano il Ticino sono state prese grazie alla determinazione del Consiglio di Stato. Il nostro governo è stato molto fermo quando la Confederazione, non convinta della necessità del confinamento totale, aveva lasciato intendere che avrebbe potuto negare degli aiuti economici. Manuele Bertoli ha confermato la determinazione del Dipartimento educazione cultura e sport nel tenere aperte le scuole; corretta, a livello temporale, l’introduzione delle mascherine, prima nel post obbligatorio, poi alla scuola media. Sono stati 450 su un totale di 50 mila gli allievi interessati dalla quarantena, durate anche meno di 10 giorni.
Il Parlamento ha poi approvato il decreto legislativo concernente la partecipazione cantonale alle misure di sostegno alla cultura in base all’ordinaza Covid cultura.