Svizzera-Spagna: con Francesco Bianchi l’analisi di alcune decisioni

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Francesco Bianchi, oltre 50 anni d’arbitraggio alle spalle, è membro d’onore dell’ASF. Per più di 11 anni è stato presidente della Commissione Arbitri svizzeri. Dal 1997 è osservatore UEFA.

In questa chiacchierata d’attualità ci soffermiamo con l’osservatore UEFA e SFL Francesco Bianchi su alcuni episodi importanti, oggetto di discussioni e critiche, verificatisi in Svizzera-Spagna (dove non c’era il VAR). Chiediamo inoltre a Bianchi, nella sua qualità di responsabile dei Talenti arbitri del Ticino, di farci una “radiografia” dei suoi promettenti giovani.

Da osservatore SFL e UEFA un giudizio sull’arbitro Collum:
Preferisco non rispondere alla domanda perché come osservatore UEFA in attività non è deontologicamente corretto esprimere giudizi su arbitri pure in attività, che potrei essere chiamato prossimamente a osservare ufficialmente.

Il gol del pareggio è stato oggetto di discussioni: con il VAR sarebbe stato convalidato?
Il gol dell’1-1 è logico faccia discutere perché si tratta di una questione di pochissimi centimetri: nella situazione specifica occorre ricordare che è la linea del pallone a definire il fuorigioco, quindi sarei portato a dire che il gol è regolare, anche perché in casi simili l’assistente ha il dovere di lasciare continuare il gioco sulla base del principio “in caso di dubbio si decide a favore dell’attaccante”; quindi l’assistente dell’arbitro ha fatto appieno il suo dovere. Se poi la tanto discussa e spesso deprecata VAR (proprio quella che ti annulla un bellissimo gol a tuo favore per un alluce, un mezzo piede, un pezzo di spalla) avesse scoperto che la rotula dell’attaccante spagnolo fosse stata oltre la linea del pallone per pochi centimetri, avremmo inneggiato alla tecnologia, di cui occorre accettare ogni cosa in maniera neutra. Quanti appassionati del “vecchio” calcio hanno gridato allo scandalo vedendo annullati gol per questione di centimetri che l’occhio umano non potrebbe mai cogliere!

Rigore di mani in area: decisione fiscale o da regolamento?
Domanda molto delicata: il mio parere? Il rigore è senza dubbio una decisione molto fiscale e poco sostenibile. Mi spiego: pur ammettendo che il braccio di Rodriguez è staccato dal corpo e occupa uno spazio maggiore rispetto al corpo, il movimento del braccio appare congruo col movimento del giocatore nel saltare e ricadere; inoltre il giocatore è voltato e non vede il pallone arrivare, oltretutto la distanza tra i due giocatori (quello spagnolo che colpisce di testa e lo svizzero) è breve. Non si coglie un secondo movimento del braccio del difensore elvetico. Quindi, riassumendo, il rigore non andava dato.

Da tifoso: 2 regali di Ramos o Sommer strepitoso?
Nel caso di primo rigore si tratta di una vera e propria prodezza del nostro portiere: oggi, con la nuova regola secondo cui il portiere deve avere almeno un piede che tocchi la linea di porta fin quando il pallone non è stato toccato da chi esegue il rigore, parare un rigore senza commettere un’infrazione è davvero difficile, come confermano i numerosi rigori che grazie al VAR sono stati fatti ripetere. Sommer è stato eccezionale, dimostrando a tutti che si può parare un rigore pur restando con un piede sulla linea di porta, senza muoversi prima. Il secondo rigore, beh, è stata una ciofeca: Ramos ha sbagliato tutto, cercando di fare una finezza, servendo a Sommer su un piatto d’argento un pallone facilmente addomesticabile.

Il VAR induce a discussioni infinite… Senza entrare in casi specifici, la domanda è: perché talvolta interviene e talaltra no?
Il VAR è di sicuro uno strumento utile a evitare gli errori più gravi ed evidenti. Secondo alcuni dovrebbe intervenire di più, ma non è il principio per cui è stato creato: col protocollo finora in vigore, il VAR deve intervenire per emendare errori indiscutibili in quattro campi: gol, rigore, espulsione diretta, scambio d’identità. In Svizzera finora l’utilizzo è giudicato positivamente: pochi gli episodi controversi, pochi gli errori. Si può e si deve migliorare. Io stesso mi trovo ogni tanto in disaccordo con l’uso parsimonioso che viene fatto da noi, ma perlomeno la linea è coerente. L’importante è che l’arbitro non pensi alla VAR mentre è in campo: deve fare ciò che farebbe sempre, sapendo che in caso d’errore ha un paracadute che può aiutarlo, senza per questo vedere sminuita la sua autorità. Insomma strumento utile ma perfettibile.

Come mai non viene attivato in Nations League?
L’implementazione della VAR costa parecchio e ci vogliono le infrastrutture, le tecnologie, le persone adatte: in Svizzera siamo stati bravi a organizzare da subito la sede centralizzata a Volketswil dove si seguono le partite di Super League (in Italia non esiste a tutt’oggi!). Pensate sia facile istituire tutto il processo organizzativo in paesi poveri o problematici (guerre, tensioni) dove il calcio non è certo al centro dei bisogni? Ecco perché in Nations League (come pure in Europa League, fase di preliminari e fase a gruppi) non è ancora attivo.

Cambiamo argomento: da responsabile dei Talenti Arbitri del Ticino, cosa pensa dei nostri giovani?
Non sono tempi rosei per il movimento arbitrale ticinese: alla cronica mancanza di arbitri, si aggiunge in questi ultimi tempi una crisi nei giovani talenti che per motivi di studio oltre Gottardo, servizio militare o problemi di lavoro rinunciano a intraprendere questa strada impegnativa ed esigente ma nel contempo foriera di grandi soddisfazioni. Fa piacere che il nostro talento Zarko Jevremovic se la stia cavando bene nel suo primo anno di Academy (in realtà il secondo, se il COVID non ci avesse messo in difficoltà). La qualità dei nostri talenti è buona, è la quantità a fare difetto.