Come stanno api, vespe e calabroni?

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Un nido di calabroni.

Sa.Gr.) Una primavera e un’estate piena di insetti, e – a testimoniarlo – sono pure i numerosi nidi di vespe e calabroni trovati nei più disparati luoghi. Per l’occasione e per farci offrire una panoramica, abbiamo posto alcune domande a Davide Conconi, presidente della Federazione Ticinese Apicoltori (FTA).

A cosa è dovuta questa “invasione”? Negli ultimi anni si è assistito sempre più a delle primavere miti e con assenza di ritorni di freddo importanti; questo è il fattore che permette alle vespe e ai calabroni di sopravvivere, di muoversi e di sviluppare le proprie colonie. Anche per le api questo clima è favorevole, tanto che quest’anno abbiamo avuto molti sciami, indice di un buon vigore per le colonie.

Gli insetti stanno meglio rispetto al passato? Non ci sono dei monitoraggi in Ticino, però apisuisse (di cui sono membro di comitato) organizza tutti gli anni un censimento (volontario e pertanto non tutti si annunciano) delle perdite invernali di api. Abbiamo potuto rilevare che da 3 anni a questa parte la perdita di api nel periodo invernale è al di sotto della media degli ultimi 10/20 anni; quindi sì, si sta meglio. Anche a livello della produzione di miele in Ticino quest’anno è andato molto bene: abbiamo avuto un po’ di raccolto di acacia (robinia), che era da diverso tempo che non si vedeva; mentre quello di tiglio e di castagno è andato bene, soprattutto nelle zone collinari, dove la canicola e il gran caldo non sono arrivati.

La presenza di nidi di calabroni e di vespe deve preoccupare? Quest’anno ci sono stati casi di presenza di nidi superiori alle medie degli ultimi anni, ma non sono così rari e, secondo me, non siamo fuori dalla norma. La primavera è stata estremamente favorevole per loro e pertanto molte delle femmine fondatrici (regine vespe o calabroni) che hanno superato l’inverno, ce l’hanno fatta a fondare dei nidi. Non ritengo che il lockdown abbia inciso sul fenomeno; è il clima favorevole… ricordiamoci che soprattutto i calabroni hanno bisogno di temperature elevate per svilupparsi e il cambiamento climatico sicuramente aiuta l’aumento di presenza sul territorio.

Per le api, i calabroni e le vespe sono delle minacce? Le vespe sostanzialmente no, i calabroni – stiamo parlando della vespa cabro nostrana – potrebbero. La sorgente primaria di proteine per le api è il polline, mentre per le vespe/calabroni sono larve di insetto, piccoli invertebrati, il prosciutto sul tavolo del picnic oppure, nel caso del calabrone, possono anche essere le api. Il calabrone nostrano è però un cacciatore occasionale e solitamente non è un problema, si può specializzare in api se magari nei dintorni del nido c’è un apiario (che è come se avesse un supermercato sotto casa). Altro discorso invece è il calabrone asiatico, arrivato in Francia alcuni anni fa e che si sta espandendo molto velocemente (presente già in alcune regioni italiane) e, notizia della scorsa settimana, avvistato pure nei Cantoni Ginevra e Giura; dunque molto probabilmente presente. Questo tipo di calabrone è leggermente più piccolo di quello nostrano, non rappresenta un grosso problema per l’uomo, ma è un cacciatore di api d’eccellenza. È questione di tempo prima che arrivi pure in Ticino e, quando sarà avvistato (molto probabilmente da un apicoltore), bisognerà monitorare e applicare degli accorgimenti per proteggere le api. Il museo di storia naturale di Parigi – anni fa – aveva redatto una cartina dei territori potenziali di sviluppo di questo calabrone e il Ticino era dentro in pieno, per tutto quello che offre: acqua, boschi, temperatura mite. Staremo a vedere come e chi dovrà attivarsi.