Gli anni di Mendrisio del pittore Jean Corty

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Jean Corty, “Villaggio”, Olio su tavola, 27 x 35 cm

Il quartiere di Casvegno, sede di quello che nei primi decenni del Novecento era denominato semplicemente Manicomio di Mendrisio, è stata la residenza di Jean Corty, uno dei più apprezzati pittori svizzeri, dal 23 agosto 1933 al 4 maggio 1934 e di nuovo dal 23 agosto 1937 al 2 agosto 1941. In quegli anni, l’artista ha dipinto alacremente, trovando nel lavoro un sollievo ai non meglio precisati disturbi nervosi, all’origine dei suoi ricoveri. La sua attività è stata fortemente sostenuta e incoraggiata dal dottor Olindo Bernasconi (cfr. articolo sotto), figura poliedrica e carismatica, che credendo fermamente nei benefici che il lavoro e l’arte potevano apportare ai malati, gli aveva anche assegnato uno spazio per stabilire il proprio atelier.

È dedicata a quegli anni la mostra Jean Corty (1907-1946): gli anni di Mendrisio. Opere dalla collezione del dottor Olindo Bernasconi in corso alla Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate. Curata da Mariangela Agliati Ruggia, Paolo Blendinger, Alessandra Brambilla e Giulio Foletti, la rassegna presenta la ricca selezione di opere – figure e paesaggi – da lui dipinte durante i soggiorni mendrisiensi e donate al suo medico, i cui discendenti le conservano ancora.
Corty (il cui vero nome era Jean-Baptiste Corti) era nato nel Canton Neuchâtel dove il padre era emigrato da Agno per lavorare nelle cave, si era sposato e aveva dato vita a una dozzina di figli. Il giovane artista, dotato di grande talento, aveva potuto formarsi a Bruxelles all’Académie Saint-Luc tra il 1930 e il 1932 grazie al contributo di un mecenate. La sua parabola artistica rivela la fascinazione per l’Espressionismo nordico subita negli anni degli studi.
Il pittore – rilevano i curatori dell’esposizione – “ci lascia una pittura densamente autobiografica. Non sorprende quindi riconoscere in molte delle opere realizzate a Mendrisio scorci dei dintorni”. Jean Corty percorreva in effetti le strade del Mendrisiotto di cui rappresentava paesaggi, chiese, villaggi e i profili delle montagne. I quadri esposti a Rancate illustrano vie e monumenti del Magnifico Borgo, ma anche della campagna e dei paesi limitrofi. Il pittore sceglieva anche di rappresentare la quotidianità dell’istituto e dei pazienti che lo abitavano, i momenti di lavoro e di svago, davanti a un bicchiere di vino o giocando a carte. Si suppone inoltre che i lavoratori raffigurati nei campi fossero proprio le stesse persone ricoverate che si applicavano ad attività di ergoterapia. “I cupi grumi di uomini e le donne piegate dal lavoro e dalla vita quotidiana, le opere di arte sacra (memorabili i grandi disegni con la Crocefissione). È l’arte di Corty che nella collezione Bernasconi si presenta senza inquinamenti, nella sua autenticità e verità tecnica e materiale” si illustra nel ricco nel catalogo pubblicato contemporaneamente alla mostra.
All’ONC, Corty, che era un pittore colto e sapiente, non restò mai solo. Gli amici Libero Monetti e Vinicio Salati, con altri più tardi, andarono a trovarlo e lo accompagnarono anche nelle fasi successive della sua travagliata vita.
Gli anni di Casvegno appaiono fecondi per la produzione di Corty e permettono al pittore di trovare finalmente una casa, una certa stabilità e la tranquillità necessaria a consolidare la sua maniera.
Il periodo trascorso a Mendrisio vede Corty collaborare pure alle illustrazioni del giornale satirico intitolato “L’acqua di Paulasc” che è possibile anche ammirare in mostra.
In seguito alla morte del dottor Olindo Bernasconi, avvenuta prematuramente il 22 febbraio 1941, il pittore viene dimesso in maniera definitiva dalla clinica di Casvegno. Si traferisce quindi a Lugano dove conduce una vita irregolare, vendendo talvolta per pochi soldi le sue opere nei caffè della città così da potersi pagare da bere e qualcosa da mangiare.
La sua parabola si chiuderà poprio a Mendrisio. Colto da una congestione, verrà trasportato ancora una volta a Casvegno dove si spegnerà il 22 aprile 1946 dopo una breve agonia. I funerali saranno celebrati ad Agno, paese natio del padre. Di quel giorno rimane la poesia scritta dall’amico Vittorio Ottino (Le età uguali, Milano 1978):

Dall’ONC ad Agno
arrivasti in ritardo.
Nel solleone d’aprile,
un mucchietto di gente

  • tuoi personaggi sghimbesci –
    Esequie di fretta.

Restammo in due,
orfani di te,
a guardare il tumulo
di terra rossiccia.

3.1.1978