La ripresa è in salita

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Scuole, bar, ristoranti e negozi sono tornati tutti in azione questa settimana dopo due mesi di lockdown. Come è andata? Vi proponiamo una carrellata di pareri di chi è in prima linea in questi settori.

La lunga fase di lockdown decisa dalle autorità per arginare la diffusione del Covid-19 ha messo tra parentesi la vita della popolazione ticinese. Ritmi lavorativi, abitudini quotidiane, concetti di socializzazione e convivialità sono stati (temporaneamente) cancellati. L’inizio di questa settimana ha coinciso per molti con un parziale ritorno alla “normalità”. La riapertura delle scuole dell’obbligo, dei negozi di tutti i generi, dei bar e dei ristoranti ha contribuito a rianimare vie e piazze di città e paesi. I dati confortanti riguardanti l’evoluzione dell’epidemia a sud delle Alpi hanno rassicurato i residenti.
Tuttavia le autorità civili e santitarie hanno invitato i cittadini a non abbassare la guardia, a continuare a prestare attenzione alle misure igienico-sanitarie, a mantenere le distanze fisiche, a usare le mascherine per proteggere e proteggersi dai contagi.
I timori di una nuova escalation hanno indotto i più alla prudenza. Comportamenti votati alla cautela con i quali gli operatori economici e commerciali della regione sono chiamati a fare i conti. Riapertura non significa per esercenti e negozianti l’automatica ripresa delle attività pre-crisi sanitaria. Le voci raccolte da l’Informatore in questi primi giorni di lavoro testimoniano le difficoltà nelle quali si dibattono queste categorie. Da un lato vi è l’entusiasmo per la riconquistata opportunità di alzare le saracinesche al mattino; dall’altro vi è una lunga serie di obblighi e di misure da mettere in atto per svolgere correttamente il proprio lavoro. Un compito gravoso.