Fare la spesa? Nuove abitudini

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Si alzano le saracinesche e già decine di clienti, muniti di carrello, attendono diligentemente in fila il proprio turno. Mascherine, disinfettanti e guanti monouso sono diventati oggetti indispensabili per chi, nei giorni dell’emergenza, si occupa di rifornire le dispense domestiche.

“Non svuotate gli scaffali”. “Non affollate i supermercati”. “Non occorre fare scorte di alimentari: i rifornimenti sono garantiti”. Gli appelli delle autorità sono rimbalzati in tutte le case dei ticinesi dall’inizio dell’emergenza-coronavirus. Ma quello della spesa rimane un assillo per tutte le economie domestiche. Con un obiettivo imprescindibile: tutelare la sicurezza di tutti.
Riempire i carrelli – rimanendo però anche più di un’ora (abbondante) fuori casa – oppure fare una puntata velocissima nel negozio più vicino comprando quelle poche cose indispensabili due o tre volte a settimana? Le scuole di pensiero sono varie. L’attenzione, comunque, è altissima. Le operazioni che fino a ieri venivano compiute automaticamente, senza pensarci troppo, richiedono oggi una continua riflessione. Si parcheggia l’auto e, prima di aprire le portiere – assicurandosi di aver disinfettato le mani – si indossa la mascherina chirurgica. Se si opta per il carrello, meglio avere disinfettante e fazzoletti di carta a portata di mano per una “passata” al manico. I clienti si mettono poi in fila all’esterno del supermercato – ben distanziati – in attesa del loro turno. Gli addetti alla sicurezza verificano l’età delle persone in sosta e ricordano gentilmente agli over 65 che in questo periodo – per ordine delle autorità cantonali – è vietato loro l’ingresso. Il personale si occupa della distribuzione di guanti monouso e di disinfettare i cestini in plastica impilati all’entrata del punto vendita.
All’interno i commessi (non tutti indossano le mascherine protettive) sono impegnati a esporre le merci e rispondono con cortesia ai clienti alla ricerca di questo o quel prodotto che al momento risulta esaurito. Alcuni reparti sono totalmente inaccessibili.
Ciascuno è concentrato sulla propria lista della spesa. C’è chi si muove su un doppio binario, acquistando prodotti per sé e per familiari o amici anziani che non possono provvedere autonomamente.
Il senso di smarrimento è comune. Si incrocia velocemente lo sguardo con decine di persone “mascherate”, impacciate tra guanti e occhiali da vista che si offuscano. Al massimo si fa un cenno di saluto; non c’è tempo per le chiacchiere tra gli espositori della frutta e della verdura o in attesa del proprio turno al banco della salumeria; del resto i due metri di distanza non lo consentirebbero. Si spinge invece rapidamente il carrello che via via si riempie.
E si arriva alle casse. La segnaletica disegnata sul pavimento invita gli utenti a rispettare le distanze. Nei supermercati più grandi si può scegliere la modalità “fai da te”, servendosi degli scanner e pagando con carta di credito. Qualcuno è alle prime armi, intimidito dalla tecnologia sino ad oggi evitata. Altrimenti cassieri e cassiere, protetti (dove è possbile) dietro mini-pareti in plexiglas, accolgono con un sorriso i clienti. Ci si mette diligentemente in coda, aspettando che chi ci precede abbia terminato le operazioni di pagamento. Solo allora si può iniziare a disporre i prodotti sul nastro trasportatore. In questi giorni, meglio evitare i contanti. Si opta per le carte, già diligentemente messe in tasca, pronte all’uso. Sistemata la spesa nei sacchetti, ci si prepara a compiere le stesse operazioni in senso inverso, con la boccetta del disinfettante sempre a portata di mano.