Virus, le mosse per parare l’onda d’urto

0
1024

Mercoledì 11 marzo, ore 15. Ingresso dell’Ospedale della Beata Vergine di Mendrisio: sulla sinistra, l’assito a protezione del cantiere per l’ampliamento del nosocomio, dentro gli operai frontalieri e gli artigiani della zona stanno lavorando. Davanti alla struttura principale, è allestita da diversi giorni la tenda della Protezione civile: il milite informa tutte le persone che si avvicinano che gli ingressi sono vietati ad eccezione delle visite mediche già prenotate. Dietro alla facciata coperta da lunghi teli protettivi di plastica, il personale di tutti i servizi lavora con grande impegno, al di là dei turni, per curare i degenti usuali che sono di solito molto numerosi nella stagione invernale, fronteggiando parimenti l’emergenza legata alla diffusione del coronavirus.
Sulla destra della fotografia in primo piano si intravede il Teatro dell’architettura, chiuso come tutte le strutture culturali, sportive e di intrattenimento. Anche l’Accademia, come tutte le scuole pubbliche e private non obbligatorie del Cantone, è chiusa fino a domenica 29 marzo.
Le scuole dell’obbligo, come da decreto del Consiglio di Stato dell’11 marzo, rimangono aperte. Il Governo ha preso questa decisione all’unanimità, su invito delle autorità federali, quale misura sanitaria e non, allo scopo di contenere il rischio di esporre agli effetti del virus la popolazione più anziana e vulnerabile. Una misura che crea un certo malcontento fra le famiglie, al punto che numerosi genitori già da ieri mattina hanno preferito tenere a casa i loro bambini.
L’altra fotografia (in basso) è stata scattata martedì 10 marzo al valico di Brusino-Porto Ceresio. Le guardie di confine svizzere fermano ogni auto in ingresso e chiedono di mostrare il permesso di lavoro.
Su scelta di Berna, sono stati chiusi nove posti di confine minori: Pedrinate, Ponte Faloppia, Arzo, Indemini, Ligornetto-Cantinetta, Marcetto-Novazzano, San Pietro, Ponte Cremenaga e Cassinone. La decisione è stata adottata per incanalare i flussi di traffico e facilitare i controlli sul territorio. La conseguenza è stata una paralisi del traffico lungo le arterie che conducono ai principali valichi di confine, che hanno coinvolto anche i mezzi pubblici di trasporto.
Da domenica, praticamente, l’accesso all’Italia è vietato attraverso la Lombardia, dove tutti gli spostamenti sono azzerati.
Di ora in ora, si susseguono gli annunci relativi a cancellazioni o al rinvio di manifestazioni, appuntamenti, occasioni di incontro sul territorio. La circostanza crea un clima surreale che coinvolge l’intera popolazione. L’evoluzione del numero dei contagiati dal Covid-19 e i primi decessi spaventano tutti. Gli ospedali cantonali e le cliniche private hanno riorganizzato le loro attività, concentrando in determinati luoghi le cure destinate alle persone contagiate e con seri problemi di salute. All’OBV l’attività legata ai reparti di ginecologia e ostetricia è stata spostata a Lugano; una sala operatoria è stata destinata ad altre necessità.
Il Consiglio di Stato ha decreato lo Stato di necessità sull’intero territorio cantonale sino al 29 marzo. Lo Stato maggiore di condotta è autorizzato a convocare le persone idonee allo scopo e alle esigenze dell’intervento. Una misura presa l’ultima volta nel 2016 per far fronte all’emergenza legata alla pressione dei flussi migratori alla frontiera sud.
Tutte le attività commerciali devono garantire il rispetto della distanza sociale e mettere in atto misure igieniche accresciute. Non mancano di grande attenzione verso i dipendenti e i clienti; un grande commercio del distretto per le forniture all’edilizia impedisce di entrare nel negozio: i clienti sono tenuti a distanza e passano le comande agli addetti all’esterno.
In tutto il distretto si moltiplicano le iniziative di negozi soprattutto di generi alimentari che offrono un servizio di consegna a domicilio gratuita, in primo luogo alle persone anziane e in difficoltà.
La solidarietà passa anche attraverso i social: fioriscono le iniziative volte a garantire ospitalità gratuita al personale frontaliero che opera nel settore socio-sanitario in Ticino.
I trasporti pubblici verso l’Italia sono fortemente ridimensionati; rimangono in attività quelli essenziali per i lavoratori.
Gli esercizi alberghieri e della ristorazione che dispongono di un’autorizzazione alla gerenza per un numero superiore a 50 persone possono continuare a esercitare a condizione di non accogliere contemporaneamente più di cinquanta persone (personale incluso) e sono invitati a garantire norme igieniche accresciute e di distanza sociale fra ogni avventore, sia seduto, sia in piedi.
Le manifestazioni – pubbliche e private – e gli assembramenti con più di 50 persone (organizzatori compresi) sono vietati.