La lotta di una donna mite per la giustizia

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Un altro servizio. Non il secondo, né il terzo. Sono state decine finora i reportages di televisioni, radio, giornali. Ma Petra Weiss ancora non riesce a entrare nell’abitazione di cui è proprietaria e usufruttuaria a Meride, nonostante siano passati 5 anni. In mezzo (era il 2017) anche uno sciopero della fame e diverse mediazioni, tutte fallite, compresa quella dell’ex sindaco della città.
“Patti chiari”, venerdì 6 marzo, ha riproposto la vicenda che suo malgrado la vede protagonista. Con pazienza, calma e determinazione la mite artista di Tremona ha raccontato alcuni dei momenti di questa storia triste.
La RSI aveva informato l’inquilina, M. G., per tempo: stiamo lavorando al caso che la oppone alla signora Weiss, siamo coscienti delle difficoltà di tutta la situazione e ci piacerebbe incontrarla, per parlarle e capire meglio. È molto importante che abbia la possibilità di fornire la sua versione. Riusciamo a incontrarci? Lo potremmo fare anche senza telecamere, in un luogo di sua scelta e del tutto in modo anonimo, aveva scritto la redazione di Patti Chiari a M. G., proprio per costruire un servizio equilibrato, dando la possibilità al pubblico di farsi un’idea, sentendo le due versioni. Nulla da fare.
La giornalista, non avendo ottenuto risposte nei giorni precedenti, ha provato a farlo anche sul posto, durante la realizzazione del servizio, più d’una volta, ricevendo tuttavia risposte in malo modo e insensate, come ha potuto ascoltare e vedere il pubblico della trasmissione di Lorenzo Mammone: “Io parlo solo con la gente onesta. È il tribunale che parla, non c’è bisogno che parlo io. Voi siete degli abusivi” ha detto un uomo dal ballatoio della casa, C. A., prima di chiudere le imposte, impedendo alla collega giornalista e ai tecnici le riprese.

Sul cammino
della ragionevolezza

C’è stato chi, vedendo il servizio, e conoscendo gli antefatti narrati in questi annidai media, è convinto che le persone in questione debbano essere aiutate in qualche modo a essere condotte sul cammino della ragionevolezza, per il loro bene, così da consentire finalmente alla padrona di casa di entrare nella propria abitazione; beneficiando in tal modo del diritto di visita del locatore al bene locato, diritto di spettanza del padrone di casa, sia per legge che da contratto, nel caso specifico quello firmato dalla signora Weiss e dall’inquilina M.G.
Questo, peraltro, è stato lo scopo del “cammino pacifico” a piedi e a tappe intrapeso tra sabato 7 e martedì 10 marzo dall’artista che ha camminato tra Tremona e Bellinzona, una settantina di km, accompagnata da un gruppetto di amici, per consegnare nel pomeriggio del 10 marzo al cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri un breve scritto in cui Weiss spiega le ragioni della lunga e faticosa camminata. Una sorta di pellegrinaggio, se si vuole, con la speranza che i vertici dello stato di diritto, in modo particolare il presidente del Governo Christian Vitta e il presidente del Parlamento Claudio Franscella riescano a far rispettare la legge, permettendo a Petra Weiss di entrare a casa sua per mostrarla alle persone che si sono fatte avanti per acquistarla, dopo la decisione di cederla “per disperazione”.
“A 72 anni, non so cosa siano le liti, non ho mai avuto bisogno di avvocati, fino a qualche anno fa. Io sono una pacifista e anche se continuerò a essere insultata non insulterò mai”, precisa la ceramista della Montagna che deve purtroppo affrontare altre dolorose tappe giudiziarie, se nessuno, come si dice, avrà il coraggio di “dare un taglio” a questa storia allucinante: infatti M.G. non si è presentata all’ultima convocazione dell’Ufficio di conciliazione in cui avrebbe dovuto concordare la visita, costringendo la proprietaria a inoltrare una petizione alla Pretura. M. G.e C. A. la tirano insomma per le lunghe come hanno fatto, anche di recente, chiedendo l’appello contro tre sentenze pronunciate a favore di Petra Weiss.

L’inquilina, “avete
perso tutti”

L’inquilina, in uno scritto a l’Informatore, addirittura si rallegra per il fatto che tutti sinora, abbiano perso: “lo smacco e l’insuccesso è totale su tutti i fronti”. Secondo M.G. la vicenda è privata e non merita l’attenzione della RSI, che spaccia per “giornalismo d’inchiesta” quello che per l’inquilina è un “gossip da osteria”. Il “servizio pubblico” d’informazione – secondo l’opinione dell’inquilina e della persona comparsa sul balcone in occasione del servizio di venerdì scorso, C. A. – non dovrebbe occuparsi del contenzioso che da anni si dipana al numero 5 di Contrada Marsilio Roncati, a Meride.
Ma fra i numerosi cittadini che seguono la vicenda, molti si chiedono come abbiano potuto garantirsi una costosa e lunga assistenza giudiziaria persone che – si è scoperto venerdì scorso a “Patti chiari” – hanno 10 mesi d’affitto arretrati; l’ente pubblico, in tutto questo tempo, avrebbe ben potuto impiegare qualche risorsa per trovare loro un’altra sistemazione.
Dal canto suo, Weiss ha fatto i conti delle spese da lei sostenute – per avvocati, tribunali, mancati introiti – direttamente davanti alle telecamere di Patti chiari: 53’740 franchi. Senza ancora poter entrare nella casa di sua proprietà lasciata dalla madre ai suoi figli.