Libri, lettori e piccole librerie

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Insegnante, libraio e scrittore, Mauro Paolocci sarà ospite dell’Angolo di Brusino Arsizio questa sera, venerdì 28 febbraio alle 18.30 alla galleria Vecchia Posta. Lo abbiamo incontrato nel suo negozio “Dal Libraio” nel nucleo di Mendrisio per conoscerlo meglio.

Com’è iniziata l’avventura di libraio ?
È stata la passione per il libro, che ho coltivato sin da bambino. Con l’amore per la lettura ci nasci o non ci nasci. Si può migliorare, ma se non c’è dentro quella scintilla c’è poco da fare, il libro rimane in secondo piano. Arrivato ad un bivio dell’esistenza mi è venuto in mente di provare questa strada; anche perché potevo vedere i libri in anteprima e comperarli in gran quantità.

Ha cominciato a leggere alla scuola elementare o già prima?
Prima, prima. I miei genitori, anche se di umili origini in quanto emigranti italiani, sono sempre stati attenti a investire quei pochi soldi di cui disponevano nell’acquisto di libri, anche per l’infanzia. Mi ricordo ancora il mio primo libretto, era intitolato “Macchiolino vuol giocare”; era la storia di un giaguaro che faceva una passeggiata nella giungla in cerca di amici. Avrò avuto 4-5 anni. Poi alle elementari avevo un amico molto facoltoso i cui genitori possedevano una straordinaria biblioteca con tanti classici che mi facevo prestare. Ho potuto leggermi un sacco di questi libri, che costituiscono la formazione di base, e da lì sono andato avanti. L’avventura di questa libreria è iniziata nel 1994 quando non esistevano ancora i tablet e internet.
Comunque quello del libraio è sempre stato un mestiere difficile, i concorrenti si sono moltiplicati anche per la vendita nelle grandi superfici commerciali, negli autogrill, i grandi distributori, e ora nel commercio online.

Un mercato stravolto… È venuto meno anche il rapporto che c’era prima tra lettore e libraio?
Non glielo so dire perché qui da me il rapporto è ancora molto forte. In una libreria la consulenza è qualificata, la scelta più oculata. È vero che il libro è un articolo commerciale, ma non è come vendere scarpe; dietro c’è la necessità di una conoscenza e di un aggiornamento continuo e poi una cultura personale abbastanza consistente che in altri settori magari non è richiesta. Noi dobbiamo insistere sulla qualità del servizio. Altra caratteristica di una piccola struttura come questa è il rispetto per la pluralità delle voci di coloro che vengono da noi; pluralità che la grande distribuzione non tiene in considerazione. È un modo per salvaguardare l’indipendenza di spirito e di giudizio del pubblico. Ho un nucleo fedele di clienti lettori anche grazie alle iniziative che promuoviamo. Mia moglie dice che sono un eterno svitato… Ma io se non mi muovo, mi sembra di buttar via il tempo. Sento la necessità di richiamare l’attenzione della gente. Organizzo incontri con l’autore, le mostre, l’aperitivo con i clienti…

La scintilla dello scrittore quando è scattata?
L’ho sempre avuta, bontà dei miei genitori che avevano un ottimo livello linguistico; in casa abbiamo sempre parlato italiano e la circolazione dei libri ha senz’altro favorito lo sviluppo di una buona capacità di linguaggio. Mi sono sempre divertito a scribacchiare, sempre per caso, non in modo “seriale”.

Teneva un diario?
No, soltanto nel periodo universitario in cui mi annotavo delle cose; poi, nell’arco di un decennio ho scritto questi nove racconti, rimasti a lungo fermi nel computer. A un certo punto mi sono detto che è un peccato lasciarli lì, si è presentata l’occasione e ho pubblicato, anche se non mi sento uno scrittore.

L’Associazione Librai ed Editori della Svizzera Italiana ha in mente delle iniziative per stimolare la lettura?
Siamo reduci da un impegno importante: aver unito le forze, mettendo insieme librai e editori della Svizzera italiana. Lo scorso anno prima di Natale abbiamo lanciato la campagna “scopri il piacere della lettura nella libreria vicino a casa tua”. Un tentativo per dire alla popolazione: “invece di cliccare sul computer prova a scendere sotto casa”. L’idea di fondo è di ribadire l’importanza di disporre nel territorio in cui abitiamo sia una buona struttura di editori sia una buona rete di distribuzione di vicinanza; luoghi “sotto casa” in cui succedono delle cose, ci si incontra, si fa un certo tipo di discorso…

Giorgio Iacuzzo