Se AlpTransit parte da Chiasso

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Il cantiere di AlpTransit sud non partirà da Lugano verso Chiasso, ma dalla direzione opposta: dalla stazione internazionale sul confine, insomma. Lo aveva annunciato la Consigliera Federale Simonetta Sommaruga il 4 giugno dello scorso anno durante la seduta delle Camere. Fra quelli sinora condotti, ha precisato la ministra dei trasporti è stato completato uno “studio concettuale per una possibile prima tappa da costruirsi tra Chiasso e Melano”; il progetto AlpTransit sud, ha aggiunto Sommaruga rispondendo a una domanda del deputato Fabio Regazzi, ha già oggi un grado di dettaglio molto elevato.
L’orizzonte è il 2040. Mancano vent’anni ma non è troppo presto per muoversi. È probabilmente in questa dimensione che si trova il senso del lavoro di Master in pianificazione territoriale presso l’ETH di Zurigo che l’arch. Elena Fontana – diplomatasi qualche anno fa all’Accademia di Mendrisio – sta promovendo in queste settimane nei Comuni della regione, ma anche presso la Regione Lombardia e altri interlocutori istituzionali. Il messaggio potrebbe essere questo: se si vuole agganciare quell’opportunità, la politica regionale si faccia trovare pronta, con dei progetti concreti sul tavolo, delle visioni, facendo sentire il proprio impegno, la propria voce. Il lavoro è intitolato “Pianificazione transfrontaliera dello spazio funzionale di Chiasso”. Mentre Fontana lo stava preparando – incontrandosi con geografi, economisti, geologi, pianificatori, specialisti nelle strategie d’insediamento, in politica dei trasporti, storici, politici, tecnici, cittadini, autorità ferroviarie – la decisione di avviare il cantiere da sud, a Berna non era ancora maturata del tutto; e neppure oggi appare del tutto sicura. Ma è un’indicazione strategica che l’autrice dello studio si è trovata felicemente sulla scrivania, nel procedere del suo lavoro; la cui idea centrale – trasferire il tratto finale dell’A2 dal centro città in una galleria sotto il Penz – appare degna d’attenzione alla luce di tale prospettiva. Non è, insomma, una genialata qualsiasi.
Vi sono tappe più vicine, tuttavia, che non si devono perdere di vista: nel 2022 il Parlamento sarà chiamato a esprimersi sull’aggiornamento della Prospettiva a lungo termine della ferrovia (l’ultimo risale al 2012) che pure è uno strumento di pianificazione, così come gli altri, utilizzati in Ticino e in Lombardia. Su questi strumenti l’architetto ha costruito l’ossatura del lavoro di Master. Piani che, spesso ignorandosi, perseguono obiettivi comuni, a Chiasso come a Maslianico, per esempio il miglioramento delle condizioni di vita e ambientali delle popolazioni residenti, di qua e di là dalla frontiera. Il progetto, già presentato ad alcuni Municipi della regione, ruota attorno a Chiasso, alla sua condizione di luogo in cui si concentrano tutte le problematiche transfrontaliere, ben più marcate rispetto ad altre realtà, come quelle di Basilea. Un “concentrato” piuttosto complicato, con i suoi chilometri di binari e magazzini oggi in gran parte inutilizzati, posteggi per autocarri, impianti doganali, corsie autostradali occupate volentieri dai TIR, strade intasate; ma la regione di Chiasso è pure una preziosa riserva di posti di lavori legati ai traffici.
E proprio lo sviluppo economico, collegato, da una parte al trasferimento di infrastrutture, dall’altra al recupero residenziale e ambientale di un vasto territorio urbano è l’aspetto principale di una prospettiva a lungo termine che merita di essere perlomeno discussa e approfondita.

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