A Chiasso le mostre stimolano incontri e confronti non previsti

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(red.) Per il pubblico che frequenta le mostre d’arte, la ricerca che le precede è un aspetto poco appariscente. Le mostre nascono – a meno che si tratti di “pacchetti” preconfezionati altrove – al termine di un percorso più o meno lungo per scegliere le opere, bussando alle porte di musei, collezionisti, privati, gallerie.
L’esperienza che sta facendo il m.a.x museo di Chiasso supera questo standard: le mostre, al momento del formarsi, ma soprattutto durante e dopo il periodo espositivo, stimolano confronti, saperi, occasioni d’incontro non previste.
È il caso dell’esposizione in corso, fino al 16 febbraio dedicata al cartellonista Marcello Dudovich (1878-1962). Roberto Curci, studioso attento dell’opera di Dudovich, tanto che agli inizi degli Anni Duemila allestì a Trieste al Museo Revoltella una grande mostra a lui dedicata, riteneva che di Dudovich, di cui aveva scritto trent’ anni prima la tesi di laurea (e, poi, molto altro), si fosse ormai trovato, detto e scritto quasi tutto. Ma lo spirito di “scoperta” che aleggia sul piccolo museo di via Alighieri lo ha convinto che così non era. Curando con Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del museo e di Spazio Officina la mostra, Curci ha man mano trovato nuovi stimoli; e all’inaugurazione, alla fine di settembre, ha fatto i complimenti al m.a.x museo per quanto di nuovo ha scoperto in questi mesi, soprattutto mettendo in risalto quella che finora era un po’ rimasta nell’ombra, la passione del grafico triestino per la fotografia.
Erano i tempi in cui la pubblicità era una forma d’arte, di cui il m.a.x museo si è già occupato negli anni scorsi, proponendo rassegne di altri valenti grafici, italiani e svizzeri. Dudovich lavora sugli aspetti migliori di quel periodo, fotografando e vivendo la belle époque, fra le due guerre, immortalando gli uomini e soprattutto le donne eleganti (di cui fu appassionato amante), trasferendone poi le bellezze sulla carta fotografica, sui bozzetti e infine sui cartelloni.

La particolare similitudine
con Charlotte Bara

Proprio queste fotografie così lontane nel tempo hanno stupito la danzatrice e coreografa di Ascona Tiziana Arnaboldi. Spiega Nicoletta Ossanna Cavadini: ”L’abbiamo invitata a Chiasso per ammirare le immagini di Dudovich, mettendo a volte in posa le donne; riprese di spalle, o accovacciate, con le braccia alzate e le mani e le dita bene in evidenza. Proprio come le fotografie fatte all’inizio del secolo scorso a Charlotte Bara, la danzatrice che ha legato il suo nome al Monte Verità di Ascona, e al Teatro San Materno, ora diretto da Tiziana Arnaboldi, che con la sua compagnia ha scritto pagine importanti della danza contemporanea. Arnaboldi ha trovato stupefacente la similitudine tra le fotografie di Dudovich, che iniziò ad occuparsene negli anni Venti – Trenta del secolo scorso e quelle che riprendono, nel medesimo periodo storico, i movimenti della danzatrice belga-tedesca, precisa la direttrice del museo di Chiasso.

Danzatrice asconese
nelle sale in gennaio

È con questo spirito che il 18 gennaio si svolgerà nelle sale del museo una performance di danza con una ballerina del Teatro San Materno di Ascona; borgo che conserva, presso il Museo comunale d’arte moderna, il fondo intitolato a Charlotte Bara.