L’acqua di Gerbo

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Pozzo Gerbo a Genestrerio. La zona S1 è accessibile solo agli addetti ed è circondata da una rete metallica.

Un acquifero di valenza regionale con una portata media di 700 litri al minuto, quello di Gerbo, a Genestrerio, dove sono state trovate tracce del metabolita di un prodotto usato come fungicida nei campi e nei vigneti. L’acqua rimane in ogni caso potabile; e dal monitoraggio continuo – hanno precisato le AIM (cfr. l’Informatore del 13 settembre) – ci si aspetta un progressivo calo della sostanza in questione, che dalle prime campionature di agosto a oggi ha già mostrato una sensibile riduzione, quasi sotto la soglia ammessa dall’ordinanza federale. Sul sito delle Aziende, ogni cittadino potrà consultare l’esito delle misurazioni periodiche successive.
È comunque significativo il fatto che il pozzo Gerbo, nella lista degli acquiferi allestita dai responsabili dell’Acquedotto regionale del Mendrisiotto, ARM, è stato definito, “a rischio controllato” ben prima delle misurazioni del metabolita del clorotalonil che hanno portato alla segnalazione del 12 settembre; infatti il pozzo, che “pesca” l’acqua a 3 – 4 metri di profondità è situato nelle vicinanze della zona industriale di Stabio.
L’etichetta “a rischio controllato” permette di mantenere in vita il pozzo Gerbo e di immettere la sua acqua in quella della rete regionale, una volta che l’impianto ARM sarà messo in funzione. E questo è senz’altro un destino migliore di quello toccato ad altre fonti, si pensi al Pra Tiro di Chiasso e al pozzo San Martino a Mendrisio, che saranno esclusi dalla rete perché il rischio d’inquinamento è troppo elevato: se a Chiasso ci sono gli impianti ferroviari, a Mendrisio, sulla zona di protezione S2 del pozzo di San Martino corre l’autostrada.

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