Frontalieri, dalle fabbriche alla scuola

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Scrive un lettore a l’Informatore: “Nel Centro commerciale Breggia a Balerna, a breve aprirà un negozio Lidl. Ci piacerebbe sapere quante persone, domiciliate o svizzere saranno assunte. Essere favorevoli ai “nostrani” non significa bandire tutti i frontalieri; occorre invece ripartire il personale. Viviamo vicino al confine, cerchiamo di fare le cose giuste per il Ticino, ma se le aziende continuano a incrementare il lavoro frontaliero, andremo a far la spesa in Italia…”.

“Più nessuno
col permesso G”
Interpellata dal nostro settimanale, la direzione di Lidl Svizzera, a Weinfelden, risponde: “il nostro personale in Ticino è costituito per oltre 70% da residenti/domiciliati. In futuro questa percentuale è destinata a salire poiché dallo scorso autunno non abbiamo più assunto collaboratori con permesso G (frontalieri) e attualmente non abbiamo in programma di cambiare rotta”.

Mai così tanti
in Ticino

Il tema del frontalierato, una costante del mondo del lavoro ticinese, ha ripreso vigore nei giorni scorsi, quando l’Ufficio federale di statistica ha annunciato che nel secondo trimestre 2019 i frontalieri erano 66’316 – mai stati così tanti nella storia ticinese – suscitando preoccupazione nelle cerchie che accusano la politica e l’economia di non proteggere in modo sufficiente il lavoro dei residenti, a vantaggio dei frontalieri.
Inoltrarsi nella statistica è come camminare in una selva fuori dai sentieri. Occorre trovare qualche punto di riferimento sicuro e chiaro.

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