Al Bott di Rovio aleggia un mistero

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È avvolta in un alone di mistero la questione del masso scivolato nella pozza della cascata il Bott di Rovio. Abbiamo raccolto diverse suggestioni e ci pare di poter affermare che su questa magnifica area di frescura vi sono delle certezze e dei misteri (cfr. l’Informatore del 14 giugno scorso).

E allora incominciamo dai punti fermi. Il Municipio di Rovio ha sbarrato il sentiero che dal paese conduce al Bott con un’insegna: “Chiuso per lavori – si declina ogni responsabilità”. In effetti, proprio in questi giorni alcuni operai del Comune sono all’opera per ripristinare il sentiero che conduce alla cascata, come si nota nell’immagine che pubblichiamo sotto a destra. Lungo questo percorso – altra certezza – campeggia una seconda insegna (cfr. foto a destra): “Attenzione pericolo caduta massi: si invita l’utenza ad astenersi dall’ingresso nell’area della pozza. Si declina ogni responsabilità in caso di inosservanza di questo avviso”. Quest’ultima segnaletica reca la data del 22 luglio 2015 ossia l’estate in cui si verificò una frana proprio in quel comparto. Procediamo sul sentiero e troviamo il terzo cartello: è il classico triangolo che indica caduta massi e vi si legge “È pericoloso sostare in prossimità della cascata”. A questo punto si può tranquillamente asserire che la popolazione è avvisata! Ma cosa è capitato alla pozza in primavera? Un grosso masso si è spostato in maniera preoccupante come abbiamo segnalato ne l’Informatore della scorsa settimana tramite due immagini scattate da un’abitante del paese che le ha mostrate all’architetto Marco Conza senza per nulla immaginare che lui le avrebbe trasmesse alla nostra redazione. Nell’articolo chiarivamo che il masso non poteva essere caduto a strapiombo dalla traiettoria della cascata e che era già presente da secoli a lato della pozza. Ma come può essersi mosso e di quanto? Ebbene, due nuove immagini ci vengono in aiuto questa settimana per tentare di avanzare un’ipotesi plausibile. Sono state scattate da un’altra abitante del paese e mostrano abbastanza chiaramente il movimento del macigno. Chi ce le invia indica che le due immagini sono state scattate a due settimane di distanza. Secondo l’autrice il masso è in loco da centinaia di anni (come riferivamo la scorsa settimana) ma si sarebbe girato.
E qui cala il mistero e il pensiero ritorna all’anomalo botto avvertito nel marzo scorso in valle. Sta di fatto che chi frequenta la cascata quasi tutti i giorni asserisce che il masso prima era all’asciutto ed ora è nel mezzo della pozza (“e siamo in periodo di siccità!”). Non solo. Il macigno ha cambiato forma e di parecchio e questo si spiegherebbe con l’ipotesi che possa essere scivolato da alcuni sassi sui quali era appoggiato finendo in posizione più interna alla pozza e girandosi per bene. Secondo l’architetto Conza – lo ricordiamo – una scossa sismica con origine in Italia registrata in un giorno della scorsa primavera, potrebbe aver spaccato la faglia superficiale in quell’area producendo il mutamento. Dal suo studio d’architettura sono partite segnalazioni ai geologi cantonali ed al pianificatore di Rovio. Intanto in paese c’è anche chi sorride e simpaticamente menziona il fatto che proprio ai piedi della cascata della Sovaglia c’era un enorme masso di dolomia chiamato “ul tavulin di strii” (tavolo delle streghe) dove, secondo la leggenda, le streghe, insieme al demonio, celebravano i Sabba. La leggenda è anche citata ne “L’eretico di Soana” dello scrittore tedesco Gerhart Hauptmann. Che il nostro masso in movimento sia il medesimo in cui si davano appuntamento le streghe della leggenda?