Aggrappatissimo alla salvezza

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Manicone e Padula Foto di Flavio Monticelli

La vittoria sul Rapperswil-Jona ha tolto i rossoblù da una voragine che sembrava senza vie d’uscita.

Sarà giocoforza riferirsi al risultato di ieri sera alla Schützen wiese per sapere se il Chiasso, dopo tante tribolazioni, ha coronato l’operazione nono posto.
Il fatto di giocare due turni di fila in settimana, è una cosa, quello di fare disputare partite in giorni diversi (mercoledì e, appunto, giovedì) a squadre coinvolte nella lotta per la salvezza lascia un po’ perplessi a prescindere dal fatto che nessuno ti regala niente.
Il Chiasso, contro il Rapperswil-Jona, ha dimostrato di essere vivo: un segnale positivo anche se la sua classifica, indipendentemente da come sia andata col Winterthur, rimane sempre problematica.
Non è stato facile giocare contro una squadra che ha abbassato le saracinesche sin dall’inizio (8 difensori), andando comunque sotto di due reti (42’ Padula, in dribbling, 47’ Josipovic di testa su calcio d’angolo). Dimezzato lo scarto al 58’ con Kubli, i sangallesi hanno preso coraggio e, approfittando dell’espulsione di Alessandrini, si sono fatti sotto, ma Bellante, che il mister ha preferito a Mossi, di grossi pericoli non ne ha corso. Il Rapperswil in effetti più che a pallone ha giocato sugli stinchi degli avversari: su Manicone è stato compiuto un fallaccio che l’arbitro non ha sanzionato neanche con un calcio di punizione. Per non dire del numero 2 Simani (peraltro ammonito da Erlachner nel primo tempo) che ha dimostrato di essere un attaccabrighe impenitente.
Il migliore in campo è stato Andrea Padula che ha anche colpito una traversa dopo appena 6 minuti e sfiorato l’incrocio dei pali al 36’. Anche Josipovic ha lavorato duro: è uscito stremato dal campo all’84’. Bene Brivio, Charlier e Giorno, non pervenuti per contro Guidotti (subentrato a Malinowsky al 60’) e Milosavljevic (al posto di Giorno al 73’). Giudizi che lasciano comunque il tempo che trovano, la cosa più importante è che si sia vista in campo una grande grinta e una caparbia, diremmo anche cinica, volontà di fare bene: forse ha inciso il ritiro, è anche possibile che i giocatori (chiamati dai tifosi, arrabbiatissimi dopo la gara con il Vaduz, a sudare le così dette “sette camicie”) si siano sentiti in colpa e abbiano finalmente trovato la forza per reagire e piazzare una vittoria che mancava loro dalla venticinquesima giornata (3-1 al Wil).

Così il mister Andrea Manzo:
“Non ho temuto un blackout, altre volte l’ho annusato, perché ho visto i ragazzi molto concentrati. Ammetto però che un po’ di timore si è diffuso quando siamo rimasti in dieci”.
Gli abbiamo chiesto di spiegarci alcune sue scelte tecniche cominciando da Alessio Bellante: “Il ritiro mi ha dato delle risposte!”.
Belometti? “Simone settimana scorsa aveva giocato molto bene. Ma io devo fare delle scelte e cerco di operare per il bene della squadra: a volte la imbrocco, altre meno. Decido anche in base a chi è in panchina, purtroppo sono 11 a giocare: sono comunque contento, i ragazzi si fanno sempre trovare pronti”.
Josipovic? “Era stanco, non ce la faceva più: ha dato qualcosa di importante, ha anche segnato. Chi è entrato al suo posto (Manicone, 84’) ha tenuto palla e si è fatto fare falli: anche questi sono dettagli rilevanti”.