Eredi e Municipio in contatto: la Tomba del Vela sarà restaurata

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L'Ecce Homo di Vincenzo Vela sulla tomba a Ligornetto.

• (p.z.) “In famiglia circolava una storia. Si diceva che era stato lo stesso Vincenzo Vela, prima di morire, a dare indicazioni per la sua tomba: allo scultore importava che l’“Ecce Homo” venisse collocato al riparo mentre immaginava se stesso anche sotto le intemperie. Non sappiamo se la storia era vera…”. Sono ricordi di Leandro e Curzio Vela, pronipoti del grande artista di Ligornetto. Li incontriamo per parlare del futuro della Tomba dei Vela. Sono fratelli e, insieme ad altri familiari, costituiscono la Comunità Ereditaria che è proprietaria della tomba monumentale edificata nel 1893 in stile neoclassico. Da mesi, sono in contatto con il Municipio di Mendrisio ed i rappresentanti del Museo Vela e del Museo d’arte, per trovare una soluzione a quella che si presenta come una necessità: il restauro della tomba situata al cimitero di Ligornetto. Il tempo stringe perché le opere in marmo bianco di Carrara si deteriorano (come si nota nelle foto, soprattutto per il Vela sul letto di morte) e perché il 3 maggio del 2020 ricorrerà il Bicentenario dalla nascita di Vincenzo Vela. È probabile che al capezzale del Vela morente giunga un consigliere federale.

• Si profila più delicato l’intervento sull’Ecce Homo “con quelle sue dita sottili in marmo di Carrara” accenna uno dei pronipoti di Vela secondo il quale sarebbe opportuno realizzarne una copia in resina prima di toccare la statua ed eventualmente asportare l’originale e metterlo al sicuro dentro il Museo Vela. Ma come asportarlo? Non sono “nodi” semplici da sciogliere. Quale alternativa, dai restauratori contattati, è emersa anche l’opzione di realizzare una sorta di “box” a protezione del Cristo.

• La richiesta è stata inviata: dopo i vari contatti intercorsi fra le autorità comunali di Mendrisio, gli eredi del Vela ed i responsabili dei Musei cittadini (oltre che alcuni sopralluoghi al cimitero di Ligornetto), la prassi ha voluto che fossero gli stessi familiari dello scultore a fare richiesta di intervento alla tomba. La lettera è stata inviata al Municipio un mese fa. Rimangono da risolvere alcune questioni come la scelta di uno dei due restauratori e l’assicurazione.

• Esiste già il preventivo di spesa: si parla di una spesa di 70/80 mila franchi per il restauro e la ripulitura della Tomba dei Vela. Cifra che potrebbe ridursi nel caso di sussidi federali.

• Restaurare la tomba monumentale dei Vela, che cosa significa per Curzio e Leandro Vela, pronipoti dello scultore?È anzitutto un desiderio – spiegano i fratelli – ma anche un dovere che sentiamo nei confronti delle generazioni future. Ci preme che si tramandi il suo talento artistico ma sentiamo anche la responsabilità che venga rispettata la sua memoria, quella sincera.” La realtà è sotto gli occhi di tutti e cioè l’enorme differenza fra lo stato di conservazione dell’Ecce Homo collocato nella cappellina aerea e quello della statua del Vela sdraiato sul letto rigido della morte, esposto alle bizze del freddo e del caldo da 128 lunghi anni. Entrambe sono realizzate in marmo bianco di Carrara ma se Gesù Cristo, con la corona di spine, è rimasto liscio e ceruleo, il Vela si presenta ruvido al tatto e in gran parte intaccato da muffe e decennali depositi di polvere nerastra. La loro posizione è dunque risultata fondamentale. Evidente già da anni è l’urgenza di intervenire sul monumento protetto a livello federale e inserito come tale dal Comune nella revisione del Piano regolatore ancora prima che avvenisse l’aggregazione di Ligornetto con Mendrisio. Una trentina di anni fa, un intervento di ripristino del muro di sostegno era stato eseguito proprio dal padre di Leandro e Curzio Vela. Alcuni anni fa il Comune aveva anche incaricato l’ingegner Luigi Brenni di verificare la staticità del monumento e non erano emersi problemi particolari.

• Esistono copie delle due statue? L’“Ecce Homo” è opera di Vincenzo Vela; – chiariscono i fratelli – ne esiste il gesso al Museo Vela e ce ne sono altre due sculture in Italia: una in bronzo collocata al Cimitero di Como ed un’altra in marmo nella Brianza. Del Vela morente non vi sono copie. Venne scolpito nel 1893 da diversi artisti. Bisognava fare abbastanza in fretta. Ci lavorarono Gottardo Induni, il Pessina, Luigi Piffaretti (che fu braccio destro dello scultore) e Spartaco (figlio unico del Vela)”. A progettare la tomba venne chiamato l’architetto Augusto Guidini (senior).
Il Vela, nato nel 1820 e spirato nel 1891, ebbe con la moglie Sabina, un figlio unico di nome Spartaco. Il ragazzo seguì le orme del padre e divenne scultore. “Spartaco non ebbe figli – raccontano Curzio e Leandro Vela – noi discendiamo dalla parte del fratello maggiore di Vincenzo”.

• “Non l’abbiamo conosciuto ma…”. Che ricordi avete dell’artista? “Ovviamente non l’abbiamo conosciuto. Ci parlavano di lui come dello “zio Vincenz”. Lavorava molto alle sue sculture. Ci dissero che scolpì fino alla fine”. Nella loro casa di Ligornetto con vista incredibile su tutto il Mendrisiotto e soprattutto sul cimitero della tomba del Vela, fra quadri e sculture, si respira l’arte e l’esperienza di una famiglia di spessore. Quattro gatti rilassati sembrano ascoltare i racconti dei fratelli che ci mostrano una scultura in legno, opera di un loro terzo fratello morto in giovanissima età. Entrambi hanno viaggiato e fatto del loro mestiere una passione. Curzio (classe ‘50), si è specializzato nel montaggio di grossi apparecchi ad alta pressione e turbine. Leandro è nato due anni dopo (nel ‘52), architetto di professione, ha insegnato anche all’Università a Santiago nella Repubblica Domenicana. Se il secondo ha particolarmente a cuore il côté artistico del Vela, al primo preme che sia anche ricordata la sua persona: “Si è prodigato molto per la gente del Comune di Ligornetto. A favore della realizzazione dell’acquedotto, le tombe per i poveri al cimitero, la scuola (con la legna del bosco di Meride per scaldarla!), l’ospedale di Mendrisio e molto altro ancora…
Come è stato vivere dentro questa famiglia e questa storia d’arte? Si guardano e poi concordano nel dire che vi sono stati aspetti molto entusiasmanti ma “vi sono stati anche periodi duri per alcuni famigliari”. Ad esempio per i nonni Aristide e Ida; – ricordano – erano contadini e quando i figli dovettero partire in guerra, rimasero soli senza aiuti per la campagna. La nonna aveva il cuore fragile e morì d’infarto inseguendo una bestia che era fuggita dal recinto. La fama dello scultore ha portato anche momenti di gloria… “Sì come quella volta che venne la Tele da Zurigo; – ricorda Curzio – io frequentavo la quinta elementare. Giunsero a Ligornetto per girare un cortometraggio sulla vita del Vela. Ricordo che ci filmavano e noi bambini dovevamo correre per il paese. Poi vennero nella nostra cucina di casa: la scena che volevano riprendere era mia madre ai fornelli ed io che le mostravo la scultura della testa d’angelo in un fazzoletto. Per fare tutto questo mi avevano promesso una bicicletta. Non siamo poi mai riusciti a visionare quel filmato”. Quanti dettagli ricorda! “Per forza; – sorride – non posso dimenticare questa storia… anche perché la bici non l’ho mai ricevuta!”.