Sport insieme ma non solo

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• La lettera di presentazione all’edizione 2018 del Premio al merito sportivo di Chiasso l’hanno firmata, a nome di Sport Insieme Mendrisiotto, persone che l’andicap lo conoscono da vicino. Tiziano Sciolli, presidente, Rosita Zanchi, vice presidente, Claudio Comi, segretario e Attilio Bassi, cassiere, hanno, nelle loro famiglie, figli con problemi d’inserimento sociale a causa del loro andicap. Con Cristina Alberti e Silva Allevi formano il comitato che ha avuto l’onore di portare la società oltre il mezzo secolo di vita.

Per i volontari e chi non c’è più
“Il premio tocca a tutti i volontari che in questi cinquant’anni hanno scritto le pagine della nostra associazione; anche a chi non c’è più”, afferma Claudio Comi, che con impegno e passione ha curato la raccolta e la stesura dei materiali che da qualche giorno compaiono nel libro “Le nostre storie… insieme”. Il volume non si limita alla commemorazione: testi, titoli, fotografie, interviste portano il lettore in un mondo sconosciuto alla maggior parte dei cittadini, nonostante l’integrazione sia sulla bocca della società da decenni. Nelle immagini ecco i sorrisi di chi è accompagnato e di chi accompagna, i volti di coloro che non ci sono più, come Giulia Frigerio, scomparsa lo scorso anno, che ha guidato a lungo Sport Insieme, di Mario Ferrari, che ha avuto il tempo, prima di lasciarci poche settimane fa, di partecipare alla tavola rotonda che in primavera l’associazione aveva voluto per rileggere cinquant’anni di storia sociale del nostro Cantone, da quando il ’68 portò ventate d’aria nuova nei rapporti tra cittadini e istituzioni. Ne hanno beneficiato anche gli andicappati e le loro famiglie. E a molte persone venne voglia di dare una mano, come ricorda il Consigliere di Stato Manuele Bertoli, evocando la figura del padre, fra i primi volontari monitori, negli anni in cui nasceva l’associazione che già allora vedeva in prima fila come fondatrici le persone disabili, come Angela Croci-Vassalli, di Riva San Vitale.

La prima musica nelle palestre
Si comincia con le attività di movimento in palestra, quella delle suore di Loverciano; poco dopo Milly porta in palestra il mangiacassette perché “la musica libera, scioglie, risveglia mente e muscoli. Anche i più impacciati e quelli in difficoltà provano a muoversi a ritmo e i motivi armoniosi rendono lo sforzo più lieve”. Intanto, nell’associazione, si riflette sul fatto che “molti bambini disabili, come quelli con trisomia 21, sono costretti a rimanere a casa, la scuola non li accoglie, molti si vergognano dell’andicap”.
Passano gli anni. Alla palestra si aggiungono man mano molte altre discipline sportive: “Già vediamo ragazzi in carrozzella che si destreggiano sotto il tabellone dei campetti all’aperto. Perché allora non portare il basket adattato a chi ha un deficit mentale?” si legge in una cronaca del 1985. “Oggi siamo a Splügen per un week end di sci di fondo. Abbiamo dormito in un confortevole chalet e coi tre furgoni per le 10 siamo tutti in pista”, si narra in un altro documento trovato da Comi negli archivi di Sport Insieme.

Gli andicappati con ritardi mentali
La storia dell’associazione è parallela all’evoluzione sociale; e questa, a sua volta, racchiude il delicato capitolo della medicina che riesce a sconfiggere la terribile poliomielite, fra le cause principali degli handicap fisici a quei tempi e mette a punto nuove tecniche diagnostiche che permettono di vedere la creatura mentre ancora abita nel ventre della madre, aprendo interrogativi etici che fino ad allora erano stati solo abbozzati. La disabilità fisica, nei decenni, è diminuita; nello stesso tempo, grazie a gruppi come questo, gli andicappati con ritardi cognitivi sono stati portati fuori dalle case, dove i genitori li tenevano nascosti, temendo per i loro figlioli la discriminazione sociale.

Altre persone a rischio esclusione
Da qualche tempo Sport Insieme Mendrisiotto accoglie un’altra categoria sociale a rischio esclusione. “Dopo aver lavorato per l’integrazione degli invalidi fisici e mentali, si sono avvicinati a noi coloro che portano un handicap psichico. Si tratta di persone che si sentono “tagliate fuori”, che non trovano più lavoro, che si sono ammalate, che hanno perso la famiglia…; collaboriamo con l’OSC di Casvegno, cercando di rispondere a nuove domande che la società ticinese oggi ci pone. Proprio di recente ci siamo confrontati con Plusport, l’organismo-mantello di gruppi come il nostro che ha confermato questa tendenza generale un po’ in tutta la Svizzera”, rileva Claudio Comi. L’associazione sta prendendo anche loro per mano.