Polizie, chi fa cosa e dove

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(red.) Le modifiche legislative saranno poste in consultazione entro la primavera del prossimo anno, così che il Governo possa decidere formalmente sul progetto entro l’estate del 2019. Ma sembra che la nuova suddivisione dei compiti tra la Polizia cantonale e i Corpi di polizia comunali strutturati, trovi già ora il gradimento della maggior parte dei Comuni e delle istanze che hanno risposto alla prima tornata di consultazioni, quella sui princìpi, di cui ha dato conto nei giorni scorsi il Consigliere di Stato Norman Gobbi, durante una conferenza stampa.

Le risposte variano da coloro che sono completamente a favore di una Polizia unica – progetto che a suo tempo aveva incontrato scarso consenso, e che dunque è stato abbandonato – a chi invece propende per mantenere la situazione attuale, con una Polizia cantonale e i diversi corpi di polizie comunali; che sono ormai tutte di dimensione regionale, se si pensa ai territori controllati da queste polizie.

Più forza alle “comunali”
Rimane tuttavia, per quanto riguarda la nostra regione, il problema di Stabio, già presentato anche sull’Informatore nell’ambito dei resoconti annuali della Polizia comunale. Qui il Corpo dispone di 5 agenti e di un comandante; la sede si trova presso la nuova stazione ferroviaria. Per il Cantone si tratta di un organico troppo esiguo per raggiungere in modo graduale il minimo che verrà richiesto entro pochissimi anni per continuare a definirsi “Polizia strutturata”: 15 agenti, più il comandante e da 15 a 20 poliziotti in una seconda fase. L’obiettivo del Dipartimento di Gobbi è di dare “più forza” a questi corpi, ha precisato il segretario generale del DI Luca Filippini.

Disordini e incidenti
Le Polizie comunali, o regionali che dir si voglia, manterranno il loro ruolo di polizia di prossimità. Con deleghe maggiori, ha affermato Norman Gobbi: disordini e rumori molesti, attività nell’ambito della legge sugli stranieri (verifiche dei permessi, dimore fittizie,…), commercio ambulante; e incidenti stradali di lieve entità con piccoli ferimenti, con l’obiettivo di prestare subito aiuto alle persone coinvolte e di ripristinare la viabilità in tempi rapidi.
Oggi il Cantone è suddiviso in 7 regioni di Polizia comunale, ognuna delle quali dispone di un Corpo di Polizia Polo; nel Mendrisiotto, come noto, ce ne sono 2, a Mendrisio e a Chiasso, che esercitano, in virtù di convenzioni con i Comuni dell’Alto e del Basso Mendrisiotto, in un raggio geografico assai esteso che include anche il Basso Ceresio. Sul territorio ticinese esistono anche 12 Polizie strutturate coordinate dalle relative Polizie Polo; tra queste Stabio, che ha un’ottima collaborazione con la Polizia comunale di Mendrisio e con le Guardie di confine; una sinergia che permette di offrire alla popolazione locale la copertura del servizio sull’arco delle 24 ore, prezioso in una zona di frontiera come quella. Stabio si sta battendo da anni per mantenere questa risorsa, rivendicando i principi dell’autonomia comunale, senza escludere ovviamente convenzioni con altri corpi di polizia.

Da 7 a 5, ma forse mai…
Anche le Polizie Polo sono destinate a essere accorpate, ma solo in una seconda fase. Anzi, forse mai. Il Cantone vorrebbe ridurre da 7 a 5 i poli regionali, cancellandone uno nel Mendrisiotto (Chiasso) e l’altro nel Locarnese. Il Municipio di Chiasso, e in particolare la capo dicastero Sonia Colombo Regazzoni non sono naturalmente d’accordo con questa prospettiva e non hanno mancato di far sentire forte la loro voce, anche recentemente. Voce che è stata ascoltata: “nelle modifiche di legge che intendiamo introdurre non è inclusa la riduzione del numero delle regioni, nel rispetto delle volontà che si sono manifestate nel Locarnese e nel Mendrisiotto, dove vi sono ancora due Polizie Polo in un unico territorio. Comprendiamo le preoccupazioni locali; per questo non interveniamo in questa fase con la riduzione, ma chiediamo un maggior coordinamento fra loro”, ha dichiarato il Consigliere di Stato; precisando poi, rispondendo ad un giornalista, che la riduzione rimane “un’ipotesi” “almeno fintanto – ma questa è una battuta – che, nell’ambito delle aggregazioni, avremo un solo Comune nel Mendrisiotto”. In ogni caso le Polizie Polo saranno chiamate a uniformare i loro metodi di lavoro, costruendo degli standard.

Polizia di regione
Si farà dunque largo il concetto di “Polizia di regione”, tassello importante di quella che sarà la “Polizia Ticinese”. Durante la conferenza stampa è stata mostrata, a mo’ d’esempio, la visione del Comune Polo di Lugano che si avvale della “Polizia Regione 3 Luganese”, in cui si distinguono e collaborano fra loro 8 corpi di Polizia comunale, tra cui il principale è ovviamente quello della Città di Lugano. Oggi l’insieme conta 185 unità che dovrebbero essere portate a 213, aumentando l’organico delle polizie strutturate. Uno di questi, per esempio, la Polizia Ceresio Sud, conta già oggi una quindicina di agenti ed è il risultato dell’integrazione negli anni precedenti delle piccole ex polizie comunali di Paradiso, Morcote, Vico Morcote, Melide.
L’insieme delle 7 regioni di Polizia comunale porta al concetto di “Polizia Ticinese”, che il direttore del DI Norman Gobbi ha così spiegato: “l’importante non è che intervenga l’uno o l’altro Corpo ma che qualcuno lo faccia in seguito a una chiamata d’urgenza o a una situazione di pericolo. Poi, se arrivano sul posto agenti con la mostrina rossa (polizia comunale) o la mostrina blu (cantonale), è indifferente per il cittadino”.
Per avvicinare le due dimensioni della sicurezza pubblica si lavora sulla base delle collaborazioni sviluppate finora; si pensi, per esempio, al Centro di pronto intervento di Mendrisio, dove tra alcuni mesi, terminata la “fase 2” la Polizia cantonale sarà trasferita accanto agli uffici delle Polizia cittadina. Ma ora il Cantone vuole aprire il capitolo della maggiore efficienza, con un occhio al contenimento dei costi. E secondo il Consigliere di Stato Norman Gobbi, “è innegabile che una struttura piccola non è efficiente sul piano della funzionalità”.

Convenzioni possibili
Fra le modifiche che si vuol introdurre nell’ordinamento legislativo c’è anche la possibilità per un Comune di redigere una convenzione con il Cantone, e dunque con la Polizia cantonale, a condizione che ci sia l’ok del Comune-polo.
Dal canto suo il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha spiegato che la maggior forza delle Polizie locali permetterà al suo Corpo di svolgere compiti che le sono stati assegnati in questi ultimi anni, anche di respiro federale e internazionale e che rimangono di sua esclusiva competenza. Ma i corpi regionali – ha precisato il comandante di Lugano Roberto Torrente – oltre a svolgere le mansioni attuali, saranno chiamati a fronteggiare fenomeni che toccano in particolare le realtà locali, come il radicalismo, la violenza nello sport, la violenza domestica, la violenza giovanile.