Il Centro Pasture non sarà una prigione

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(red.) “Sarebbe interessante se il gruppo di lavoro continuasse a riunirsi anche dopo l’apertura del Centro”: Sergio Bernasconi, sindaco di Novazzano ritiene che il team che in questi mesi accompagna il progetto di insediamento del Centro federale d’asilo (CFA) a “Pasture” svolga un lavoro importante, che merita di essere continuato.

Il gruppo riunisce i rappresentanti dei 3 Comuni, la Polizia di Chiasso, la Polizia Cantonale, la Polizia ferroviaria e riferisce al Dipartimento delle istituzioni. “Si sta facendo tutto il possibile affinché il Centro non crei problemi di convivenza, all’interno, fra le varie etnie, e all’esterno, evitando problemi con la popolazione. La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha molta esperienza nella gestione di queste strutture. Vorremmo che le medesime attenzioni rivolte ai migranti in rapporto alla sicurezza, fossero estese anche all’esterno della struttura”, precisa Sergio Bernasconi, secondo il quale “non bisogna “demonizzare” queste strutture e le persone cui sono destinate”.
L’amarezza per la serata della scorsa settimana al Palapenz non è ancora passata del tutto. La delusione per il comportamento violento di un gruppo che dichiara di battersi per i diritti dei migranti è ancora ben presente. “È chiaro – continua il sindaco di Novazzano – che ci sono posizioni diverse sul tema della migrazione, che vanno rispettate. Ma durante la serata non c’è stato spazio, né per un confronto civile, né per sentire le informazioni portate al Palapenz dalla SEM”.
Intervistata dalla RSI sulla reale possibilità che il centro provvisorio possa aprire i battenti tra un anno, Barbara Büschi, direttrice supplente della Segreteria di stato della migrazione, ha affermato che “la struttura c’è già, quindi sul piano pratico siamo tranquilli; ma la consultazione, relativa alla domanda di approvazione dei piani, è in corso; un anno dovrebbe essere sufficiente, ma per elaborare i piani definitivi aspettiamo di vedere le osservazioni che ci perverranno”.

“Non sarà una prigione”
Rispondendo alle critiche di chi ritiene che i migranti non siano trattati bene, Barbara Büschi, intervistata dal Quotidiano della RSI ha affermato: “i Centri non sono prigioni. Le persone possono entrare e uscire. Ci sono volontari, vengono impartite lezioni per i bambini e programmi per gli adulti. Possiamo migliorare, ma ci stiamo dando da fare”.
Intanto ieri, 4 ottobre, è terminata la pubblicazione del progetto presso gli uffici tecnici dei Comuni. Poche le persone che sono andati a vederlo e non si nasconde un po’ di delusione, da parte delle autorità comunali.
Si tratta di una soluzione transitoria, della durata di 5 anni. La Confederazione ha acquistato dalle Ferrovie lo stabile di Pasture per alloggiarvi 220 persone al massimo, a partire dall’autunno 2019. L’edificio sarà adeguato alle nuove necessità. Nel frattempo la SEM lavorerà al progetto definitivo: il nuovo stabile sorgerà sul vasto piazzale di 13 mila mq antistante l’edificio attuale, che in seguito verrà dismesso. I 134 posti letto di cui la SEM dispone già a Chiasso saranno mantenuti. Chiasso diventerà un PPC, Punto di primo contatto. Per svolgere le procedure d’asilo velocizzate previste dal nuovo diritto, la Confederazione deve disporre di almeno due Centri federali d’asilo in ognuna delle sei regioni procedurali. I Cantoni della Svizzera centrale e meridionale hanno convenuto, d’intesa con la Confederazione, che uno di questi due centri è allestito nel Cantone Ticino e l’altro nella Svizzera centrale.

Procedure accelerate da marzo 2019
La nuova Legge sull’asilo, che entrerà in vigore il prossimo marzo, accelera l’evasione delle domande d’asilo e i 6 Centri costruiti dalla SEM nelle varie regioni del Paese con 5 mila posti in tutto funzioneranno secondo le nuove norme.

Una trentina di dormitori
Nell’edificio delle FFS saranno ricavati 27 dormitori da 6 e 12 posti e un dormitorio per 10 persone, al primo e al secondo piano. A pianterreno e in nuove strutture prefabbricate ci sarà lo spazio per la perquisizione e la sala d’attesa, il refettorio, il chiosco e il locale per la distribuzione dei pasti. All’esterno verranno costruiti un campo da gioco e un’area giochi per i bambini. È prevista anche una cella d’isolamento e una guardiola di sicurezza per sorvegliare la struttura. Il perimetro sarà munito di una recinzione di 2 metri e mezzo provvista di filo spinato sulla parte superiore. L’intero comparto sarà sorvegliato attraverso un sistema elettronico. L’accesso al Centro sarà effettuato tramite la “lodge di sicurezza” per controllare le persone in entrata e in uscita. Nella domanda di costruzione il concetto di sicurezza è descritto in modo dettagliato.

La struttura definitiva
Si sta lavorando anche alla struttura definitiva, che dovrebbe aprire i battenti entro il 2023. L’impianto è concepito per 350 posti letto. Sono previsti un centinaio di posti di lavoro in ufficio per lo svolgimento delle fasi procedurali, come la registrazione, la consulenza, l’audizione; nell’organico anche le persone per l’assistenza e la sicurezza.

Afflusso ridotto in settembre a Rancate
L’afflusso di rifugiati provenienti dall’Italia in questi mesi è assai ridotto. Lo dice la statistica del Centro di Rancate, dove i migranti rimangono una sola notte, in attesa, il mattino successivo, di essere riportati in Italia, in regime di riammissione semplificata. Soltanto 11 persone nella giornata con maggiore affluenza, nessun migrante dopo metà mese, in media soltanto 4 persone al giorno nel mese di settembre, secondo i dati diffusi dalla SEM. La media di agosto era stata di 20 persone, con un massimo di 53 e un minimo di 4 persone.