Una nuova sede per il “localone”

0
1286
Il "localone" è alla ricerca di un nuovo sppazio

(p.z.) Esiste da 20 anni ed ha vestito e calzato migliaia di persone in difficoltà economiche. Il “localone” di Mendrisio – così lo definisce fin dai primi tempi chi lo frequenta – è un servizio di volontariato che si è rivelato prezioso nella regione rispetto ai bisogni di moltissime famiglie emigrate e locali. Oggi il suo futuro è incerto poiché non sono più disponibili gli spazi concessi gratuitamente in tutto questo tempo all’interno dell’albergo Milano di fronte alla Stazione. Urge una nuova sede che sia adatta! Il “localone” andrà liberato entro la fine del 2018 ma i bisogni rimangono eccome.

Ricostruiamo le tappe di questa storia con Silvana Lupi e Myriam Sannitz che sono le colonne portanti del servizio insieme ad una ventina di volontari che provengono da tutto il Mendrisiotto: fra loro vi sono cattolici, evangelici, o persone che in ogni caso sono animate da spirito umanitario. È un esempio di aiuto sociale molto concreto ed ecumenico.

In che contesto è nato?
All’inizio il servizio è nato solo per fornire vestiti al Centro federale di registrazione di Chiasso. Erano i tempi della guerra in Kossovo. Nel ‘97 nasce a Mendrisio il Consiglio pastorale con don Angelo Crivelli e si fa ottima la collaborazione con il pastore Martino Hauri. Arrivano in massa i profughi e la Protezione civile interviene aprendo anche dei centri esterni a quello chiassese, in particolare a Vacallo. In quanto gruppo caritativo del Consiglio parrocchiale inviamo una lettera di disponibilità alla Protezione civile, alla Polizia cantonale ed al Centro federale di registrazione.

E poi cosa accade?
Immediatamente ci risponde il Centro federale di registrazione: “Abbiamo bisogno di vestiti, rivolgetevi a Paolo De Caro, diacono evangelico”. Ed è lui che farà da tramite per tantissimi anni! Il Centro federale ci chiamava “Il gruppo delle donne”. Noi ci siamo allora definiti “Gruppo carità della Parrocchia di Mendrisio e della Chiesa Evangelica riformata del Mendrisiotto”. A quel tempo non avevamo una sede. Il Centro federale, in quanto zona militare, non ci lasciava entrare ma ci metteva a disposizione – all’esterno – un garage per sistemare la merce raccolta e per distribuirla.

Come avete trovato la sede di Mendrisio?
Casualmente siamo venuti a sapere che il Gruppo di tiro alla pistola che occupava all’epoca quegli spazi, si spostava nella nuova sede. Erano 50-60 metri quadrati situati nell’edificio dell’Albergo Milano. Ci installiamo in accordo con la proprietaria Comunione Ereditaria fu Dante Gerosa che concederà il localone del tutto gratuitamente, anno dopo anno, per ben 20 anni. La madre e i figli presero questa bellissima decisione per ricordare concretamente il loro congiunto deceduto da poco.

Come mai c’è stato questo cambiamento di rotta?
La lettera di disdetta l’abbiamo ricevuta lo scorso 24 aprile. Dovremo liberare il localone entro la fine del 2018. La proprietà intende ristrutturare una parte dell’immobile che – nell’insieme – è costituito da uffici, appartamenti, ristorante, bar e piscina.

Torniamo al garage di Chiasso. Avere una sede ha significato…
Dopo aver abbandonato il garage, ci trasferiamo nel localone. Si continua a portare la merce che viene richiesta dai richiedenti a Chiasso. Poi si sviluppa Casa Astra a Ligornetto e iniziamo a collaborare nella fornitura di abiti e scarpe. Anche le assistenti sociali in servizio all’OBV ci interpellano quando si trovano confrontate con persone bisognose. È iniziata in quegli anni la collaborazione con gruppi che inviavano merce all’estero, in particolare Kossovo, Albania e Romania, come “Insieme per la Pace”, “Amici della Vita”, ecc. Poi interviene un cambiamento importante: sempre più ci accorgiamo che ci sono bisogni nella regione, anche fra la popolazione locale. È il momento in cui viene aperto il centro di distribuzione di Tavolino Magico a Mendrisio (12 anni fa) e si rendono maggiormente visibili quelle situazioni di difficoltà prima sommerse.

Chi sono per lo più le persone che vengono da voi?
Persone che parlano italiano e anche dialetto momò, anche se sono in minoranza. Nel corso degli anni abbiamo seguito i vari flussi migratori, dai Kossovari via fino agli attuali profughi afgani, siriani, eritrei, africani in genere. Persone domiciliate da noi o con permessi di soggiorno umanitari, gente di passaggio che vediamo magari una sola volta, o persone che ci raggiungono da oltre frontiera. Continuiamo beninteso la regolare collaborazione in favore degli ospiti del Centro federale di Chiasso e di Casa Astra.
Come funziona a livello pratico la vostra struttura?
Viene aperta due volte alla settimana. Il martedì pomeriggio per ricevere gratuitamente vestiario, scarpe e tessili per la casa in buono stato. Il giovedì pomeriggio invece la merce viene offerta altrettanto gratuitamente a chi ha bisogno. Abbiamo una buona affluenza. Ogni persona può ritirare merce una volta al mese.

Come dovrebbe essere la sede che cercate?
Pensiamo a 1 o 2 locali per 50/60 mq in totale. L’importante è che sia accessibile con i mezzi pubblici e con l’auto privata. Se possibile che sia gratuita o per un affitto modico (in questo caso cercheremmo dei sostenitori). Entrerebbero particolarmente in considerazione i territori di Chiasso, Balerna, Coldrerio, Mendrisio (centro e Capolago), Stabio e Maroggia. Nel corso dell’estate abbiamo coinvolto municipi e parrocchie, responsabili della logistica del Cantone, della Diocesi, delle FFS, nonché gruppi, associazioni e persone singole attive nel Mendrisiotto