La Svizzera e le sfide europee

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La festa nazionale in commemorazione della nascita della Confederazione rappresenta tradizionalmente l’occasione per una riflessione sul ruolo del Paese, tra sguardi al passato e analisi del presente. Numerosi oratori si sono succeduti nelle piazze dei Comuni che hanno organizzato momenti di incontro e scambio con la popolazione.

I valori di libertà, sicurezza e indipendenza sono emersi a più riprese dagli interventi dei politici che hanno tenuto le orazioni commemorative lo scorso mercoledì. Valori che appartengono a un Paese confrontato con tematiche di respiro internazionale. Vi ha fatto riferimento Marco Chiesa – consigliere nazionale e vicepresidente svizzero di UDC – invitato dalla città di Mendrisio a prendere parte ai festeggiamenti ufficiali. Sottolineando la gratitudine nei confronti degli antenati e dei patrioti quali Luigi Lavizzari, Chiesa ha acceso i riflettori sulla Svizzera, confrontata a “un’evoluzione internazionale che non esito a definire preoccupante e che, in futuro, ci darà ancora molto filo da torcere”. Fondamentali sfide che, secondo il consigliere nazionale a Berna, recano un nome e un cognome e che si identificano nell’autodeterminazione della Svizzera e l’accordo quadro con l’Unione Europea. Nonostante le pressioni, lo sguardo al futuro non manca di ottimismo con la convinzione che “vi è ancora un’ancestrale convinzione che i nostri valori non siano negoziabili e che il popolo non rinuncerà mai alla sua libertà, alla sua indipendenza e alla sua autodeterminazione”.

Concetti ripresi dalla consigliera nazionale e vicesindaco leghista di Chiasso Roberta Pantani, oratrice del 1° agosto a Rovio. “Quale Paese ci immaginiamo di lasciare ai nostri figli?” si è chiesta. Un Paese che sulla carta ha una crescita economica importante, innovativo e che stimola investimenti dall’estero. “Una fotografia che contrasta invece con la realtà di tutti i giorni, nella quale troviamo un Cantone, il nostro, in cui le conseguenze della libera circolazione delle persone hanno portato la disoccupazione a livelli a noi sconosciuti”. Pantani ha centrato l’attenzione sulle relazioni con l’UE, “con la quale abbiamo più spine che rose”. L’Europa – ha ribadito – “vorrebbe che sottoscrivessimo un accordo quadro che regolasse i nostri rapporti”. La nostra Costituzione, ha rammentato, parla di indipendenza, sovranità e autonomia. “Ma c’è chi oggi vorrebbe svendere questi valori con un accordo quadro che vorrebbe che la Svizzera riprendesse il diritto europeo. Significherebbe di fatto la perdita del privilegio della democrazia diretta”.

Di valori ha parlato anche il consigliere di Stato della Lega dei ticinesi Norman Gobbi, intervenuto a Melano in occasione del natale della Patria. Dalla nascita della Svizzera moderna, nel 1848, il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha ampliato la riflessione alla concezione democratica e federalista e ai principi ai quali i cittadini sono legati, per giungere al ruolo fondamentale attribuito ai Comuni. “Enti locali di prossimità” vicini ai bisogni primari della popolazione; “per questo motivo si è avviato nel nostro Cantone un importante processo aggregativo”. Non si tratta di una moda, ha precisato Gobbi; l’obiettivo è di creare “forti anticorpi territoriali e quindi identitari”. Il consigliere ha mirato lo sguardo sul Basso Ceresio, regione che “dovrà riorganizzarsi creando un grande Comune di Val Mara che unirà territori lacustri e zone collinari”: le premesse per un’aggregazione di opportunità “ci sono tutte”. L’idea è di dare vita a un Comune moderno, solido e propositivo, valido interlocutore per il Cantone. Il mondo cambia – ha concluso – e con esso le minacce: anche l’autorità comunale ricopre un ruolo importante nel riconoscere fenomeni di devianza o presenze strane sul territorio di competenza.

I Municipi di Chiasso, Balerna e Vacallo hanno invitato il deputato in Gran Consiglio Maurizio Agustoni, del PPD, a tenere l’allocuzione ufficiale. Il parlamentare ha proposto una riflessione sul rapporto della Svizzera con la felicità, una nozione che sfugge perlopiù al dibattito politico. “Oggi, nella sterminata produzione legislativa del nostro Paese, la parola felicità, è pressoché assente”. Agustoni ha citato i risultati dello studio condotto nel 1963 dall’Istituto americano Gallup, da cui scaturiva che gli svizzeri erano al primo posto tra le persone felici. “Non sono convinto che oggi gli svizzeri risponderebbero con lo stesso entusiasmo”. La società globalizzata del XXI secolo non è la Svizzera degli anni ‘60, “ma l’essenziale delle sfide è rimasto pressoché immutato. Non c’è quindi motivo perché gli svizzeri del 2018 siano meno felici. Il nostro ruolo di cittadini e di politici deve quindi essere quello di preservare un ambiente culturale che favorisca le caratteristiche che sono alla base della “felicità” svizzera: serietà, concretezza, fiducia nelle istituzioni, apertura mentale, laboriosità, moderazione, solidarietà e spirito di servizio”.