Quelle domeniche dal Betùn

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Giorgio Brazzola ricorda l'amico Giovanni Bettoni.

“Ghè scià quii da l’ora della terra” dicevano in paese. E noi ogni domenica mattina a ritrovarci all’Osteria dal Betùn a parlare di vigneti, di temporali in arrivo, peronospera, trattamenti e prodotti usati. Fra un bicchiere e l’altro di buon vino dei produttori locali, quanti ricordi e risate fluivano! Eravamo io, Giovanni Bettoni, Lorenzo Trapletti, Walter Prada e Mario Borghesi. Gli argomenti d’attualità vitivinicola non ci mancavano mai”. Giorgio Brazzola inizia così a parlare del suo amico Giovanni Bettoni che è deceduto la scorsa settimana per una malattia. “Al suo funerale – dice commosso – al momento del saluto, insieme alla terra, c’era chi gettava piccoli grappoli d’uva”. Giovanni Bettoni ha, per così dire, segnato e difeso il settore negli anni della sua espansione nel Mendrisiotto ed era uno dei grossi fornitori di uva della Cantina sociale. Classe ‘38, Bettoni era giunto dalla Bergamasca a Gorla con la moglie Maria e la famiglia. “A quell’epoca era paesano e a tempo perso faceva pure il muratore. Avevano anche delle bestie, intendo delle mucche. Poi ritirò l’Osteria della Posta di Castel San Pietro. In pratica per molti anni gestiva l’osteria facendo il viticoltore. Aveva molta vigna sparsa in varie aree fra cui anche Obino. Io invece ero di Gorla e lì avevo i vigneti. Allora discutevamo a lungo di quanto il dislivello di 150 metri fra le due località potesse influire sulla maturazione delle uve e sugli effetti dei trattamenti. Si stabiliva uno stadio fenologico. A Gorla l’uva viene a maturazione prima perché la frazione è più bassa! L’incontro della domenica mattina era canonico e attorno a noi, certe volte, c’era chi ascoltava i nostri discorsi e faceva tesoro di alcune indicazioni. D’altra parte, Castello vantava di essere il Comune più vignato del Cantone e noi ne eravamo fieri. Poi con le varie aggregazioni fra i Comuni, il primato è passato a Mendrisio ma per noi l’importante era che si mantenesse nel Sottoceneri!” La competenza del gruppo di amici in materia di vigneti e di uva era assai elevata e si fondeva in esperienza diretta, teoria e conoscenza approfondita del territorio. D’altra parte lo stesso Lorenzo Trapletti è stato per due anni presidente della sezione ticinese della Federviti. Fu in quel periodo che convocò d’urgenza a Giubiasco un’assemblea straordinaria per difendere le condizioni dei viticoltori. Guidò anche la sezione regionale della Federviti. Giorgio Brazzola invece era in forze a Mezzana: dall’età di 21 anni per 12 anni quale responsabile del vigneto e del vivaio; partito il cantiniere, il direttore dell’Istituto gli affidò anche la conduzione della vinificazione che ha portato avanti per 25 anni. In totale 37 anni di attività a Mezzana, compreso l’insegnamento.

“Non ho mai visto un anno
di peronospera come questo”
Il 2018 è un anno difficile. Ci sono vigneti nella nostra regione ma anche nel resto del Cantone che sono danneggiati fino all’80% a causa della peronospera. “Questa situazione – commenta Brazzola – si è registrata a seguito della prima quindicina di giugno, quando proprio nel momento della fioritura abbiamo avuto piogge giornaliere che hanno compromesso l’esecuzione dei trattamenti necessari contro la peronospera (vanno eseguiti quando l’uva è asciutta). In sostanza si sono create le condizioni ideali per il proliferare di questo fungo. L’uva c’era ed era una bella produzione ma in molti luoghi è stata decimata dalla peronospera. Un anno così pessimo non l’ho mai visto proprio per la virulenza del fungo sommata alla meteo avversa che ha impedito l’esecuzione dei trattamenti nei vigneti che la richiedevano”.

Si diceva “Quand la fa ul capìn”
e “Ul negrùn al va in la tina”
Anche un tempo si lottava contro la peronospera – aggiunge il nostro interlocutore sorridendo – e venivano usate espressioni molto particolari tipo “Quand la fa ul capìn…” significava che la peronospera era dentro la pianta: il grappolo appena fecondato si stortava e assumeva una colorazione giallognola. Oppure si diceva “ul negrùn al va in la tina” e si intendeva “siamo in fase di peronospera larvata e la tireremo avanti fino alla vendemmia”. “Se la prevenzione è fatta bene, – conclude Brazzola – il 90% dei problemi è risolto. Se invece bisogna rincorrere e curare… “ul negrùn al va in la tina””.