Sognano di fare i portieri

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• ff) I guizzi di Yann Sommer, i tuffi di Gigi Buffon, le parate di Gianluigi Donnarumma e di tanti altri fanno sognare tutti i ragazzini che difendono la porta delle loro squadre.

Quella del portiere è una figura un po’ speciale, quella nella quale la squadra ripone (o dovrebbe riporre) la massima fiducia, quella che dalla sua posizione vede l’evolversi del gioco e che di conseguenza invita i compagni a schierarsi o a muoversi in determinati modi.
Amata o odiata dal pubblico, a dipendenza dei casi, è anche quella che talvolta porta il peso di sconfitte che neppure dipendono dal suo operato… Un mito quando para un rigore, un “brocco” se non riesce ad acciuffare quella palla che si insacca all’incrocio dei pali!
Ma difendere una porta non è certo solo questione di intuito, agilità, prontezza di riflessi…, ma anche e soprattutto costanza nell’allenarsi, voglia di imparare i movimenti basilari e come rimanere concentrati sull’arco dell’intero incontro e via dicendo.
Ne sanno qualcosa i 24 giovani e giovanissimi che si sono iscritti al camp per portieri, proposto dal FC Mendrisio la scorsa settimana, per iniziativa della Foletti Goalieschule, scuola che Patrick Foletti ha aperto 10 anni or sono, e di Keepersport Suisse, negozi online di articoli per portieri e partner per quanto concerne il materiale della scuola di Foletti.

Con Giacomo Brichetto della Keepersport ci siamo intrattenuti sull’esperienza di Mendrisio.
Il camp, che segna proprio l’importante 10° compleanno della scuola di Patrick, si basa sulla filosofia della stessa e si distribuisce su tre giorni: il mattino e il pomeriggio.

La filosofia della scuola in due parole?
“Imparare divertendosi”. Ciononostante questi camp vogliono dare il massimo possibile anche a livello tecnico. Vogliamo che i partecipanti approfittino veramente di questa occasione e per questo mettiamo a disposizione allenatori qualificati e diplomati ed equipaggiamo tutti di materiale specifico, che poi resta in loro dotazione. L’intenzione è di appassionare questi ragazzi e di motivarli a continuare.
D’altra parte mi piace sottolineare che ci sono ragazzi che si iscrivono ogni qual volta organizziamo questo tipo di camp e qualcuno già chiede quando e dove sarà il prossimo!

Da dove arrivano i partecipanti?
Da diverse zone del Ticino, in particolare Mendrisiotto (6 sono di Mendrisio) e Luganese, ma abbiamo anche ragazzi del Bellinzonese. Quelli che giungono da più lontano arrivano da Faido!

Ci può raccontare com’è organizzata una giornata tipo?
Innanzitutto i ragazzi sono suddivisi per piccoli gruppi di non più di quattro o cinque elementi, fondamentalmente in base all’età (ma non solo), considerato che possono parteciparvi i nati tra il 2003 e il 2010 (dai 7 ai 14 anni) e che le dimensioni della porta variano proprio per questioni di “stazza”. Ogni allenamento inizia con una fase di riscaldamento, poi c’è una fase più analitica, di tecnica, infine una fase situazionale con esercitazioni più simili a ciò che può capitare in partita. Ad ogni allenamento viene inoltre proposto un tema specifico, nella fattispecie dunque sei temi diversi. Ad esempio situazioni di “uno contro uno”, la tecnica con i piedi, il tuffo e via dicendo. C’è una parte teorica cui fa seguito una pratica.
Tre ore il mattino e tre il pomeriggio: non sono troppe, specialmente per i più giovani?
Si parlava di tre ore il mattino e tre il pomeriggio ma il tempo effettivo passato sul campo è di due ore il mattino e due il pomeriggio. In effetti per mantenere alta la concentrazione e l’attenzione dei piccoli in particolare, non si deve eccedere. Solo così possiamo ottenere quella qualità sulla quale sia Patrick sia io insistiamo molto. È pur vero che per ottenerla occorre anche un certo sforzo e che la sera i ragazzi possono essere stanchi, ma a voler ben guardare loro non si lamentano mai, anzi…

Come valuta la preparazione dei portieri delle squadre giovanili qui in Ticino?
Di sicuro c’è molto da fare, essenzialmente perché le realtà sono piccole e piccoli anche i numeri dei ragazzi che decidono di giocare in porta. È perciò difficile poter contare su un preparatore appositamente per i portieri, se di portieri ce ne sono uno o due! Di conseguenza la preparazione di questi ragazzi segue quella della squadra e solo saltuariamente c’è un momento specifico tutto per loro. Ma questo è un problema un po’ generale in Svizzera, non solo in Ticino. Addirittura i giovani portieri spesso non hanno neppure l’abbigliamento corretto. Si presentano ai corsi con la divisa della squadra, anziché con pantaloni e maglia da portieri, che sono imbottiti: sui fianchi, sulle ginocchia e sui gomiti.

Per concludere, perché consiglierebbe ai genitori di ragazzi che vogliono diventare portiere di seguire questo tipo di corsi?
Proprio perché un camp come questo aiuta effettivamente a migliorare le prestazioni in campo, dà l’opportunità anche a chi solitamente non può disporre di allenamenti mirati di averne alcuni, riesce a motivare i giovani che si sono scoraggiati (anche a causa delle critiche più o meno pesanti rivolte loro da allenatori e in particolare da genitori incompetenti).
Perché un camp come questo spesso riesce a trasmettere quella passione che è il miglior motore per ottenere buoni risultati tra i pali!