L’Opinione/ Val di Muggio, ciò che manca al turismo

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Cartolina promozionale, risalente all’inizio del Novecento, dell’Albergo Ristorante dell’Unione di Bruzella, uno dei più antichi ritrovi pubblici con alloggio della Valle, dotato già nel 1901 del primo collegamento telefonico del villaggio Era il luogo privilegiato dei villeggianti provenienti dalla vicina Italia, soprattutto dei milanesi. Bruzella era infatti considerata, grazie fors’anche ad una ben orchestrata campagna promozionale, “Stazione climatica di villeggiatura”

Il tema del turismo nella mia valle mi è sempre stato caro e sono sempre convinto che per crescere, generando pure un sensibile indotto economico, la valle debba seguire una sola strada: la valorizzazione del territorio a fini turistici. I Comuni di Breggia per la sponda sinistra e di Castel San Pietro per la destra devono fare la loro parte attraverso un’oculata pianificazione del territorio, in sinergia con enti pubblici e privati. Non mi rassegno all’idea di villaggi – dormitorio: sarebbe davvero triste dimenticare la vitalità che caratterizzò la nostra vallata. Il presente – farcito di confusione identitaria e d’individualismo – crea sconcerto e lascia poco spazio ai sogni. Per fortuna il nostro piccolo fazzoletto di terra possiede ancora risorse sane, potenzialmente in grado di proiettare la valle in un futuro attivamente vivibile. Errore imperdonabile sarebbe quello di lasciarsi “risucchiare” nel facile profitto o, peggio ancora, nel nulla.
A volte ho l’impressione che si dia tutto per scontato, perdendo per strada le conquiste delle precendenti generazioni e rinunciando a priori ad un futuro di nuove idee, possibilmente da concretizzare. Giudizio troppo severo? Osservando le varie attività proposte oggigiorno, tutte lodevoli, e meglio ancora le persone coinvolte nell’organizzazione, sinceramente non sono troppo ottimista. L’anagrafe non è purtroppo, un eterno palo di sostegno. Eppure la Valle di Muggio, insignita del premio svizzero “ Paesaggio dell’anno 2014 “, offre delle possibilità di sviluppo, dei luoghi reconditi da esplorare.
“ Volere è potere” , recita un vecchio adagio e, aggiungo io, “ crederci è d’obbligo!” Quali sfide dovrà affrontare il turismo regionale a medio termine? All’inizio di quest’anno si è tenuto all’Hotel Coronado di Mendrisio un incontro aperto a tutti coloro che operano nel turismo della nostra regione. È stata l’occasione per approfondire gli strumenti messi a disposizione dal Cantone e dalla Regione per sostenere chi opera nel turismo (albergatori, operatori turistici, investitori pubblici e privati) con l’orizzonte proiettato verso l’anno 2030. La Valle di Muggio fu pioniera, nei decenni a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, nel valorizzare le risorse del territorio. Per questo occorre conoscere bene il passato per affrontare il futuro con lungimiranza. Bisogna rendersi conto che il turismo può aiutare a salvaguardare il paesaggio: è una questione di cultura e di sensibilità ambientale. Silvia Crivelli Ghirlanda, in merito alla mostra – evento proposta dal Museo etnografico della Valle di Muggio ”La Valle di Muggio allo specchio. Paesaggio incantevole paesaggio mutevole “ ha dichiarato, tra l’altro: “… Guardarci allo specchio ci aiuta a conoscerci, lo stesso vale per il paesaggio: considerare con attenzione il paesaggio che ci circonda porta a diventare consapevoli del suo valore, della sua unicità, di quanto la sua qualità è importante per la nostra qualità di vita. Ci obbliga però anche a riflettere su cosa lasceremo ai nostri discendenti”.

Puntiamo sulle famiglie
Cose nuove? Non proprio. Nel 1998 l’allora animatore della RVM arch Carlo Rizzi scriveva: “Non è che bisogna inventare tutto a proposito di turismo. Se risulta impensabile il recupero delle strutture originarie , è quantomeno auspicabile una ripresa di quel senso dell’ospitalità (in chiave moderna) che ha caratterizzato i tempi trascorsi. Tutto questo su un piano di compatibilità territoriale, senza massificazione, ma in una dimensione a misura d’uomo, consapevole di appartenere ad una più vasta area di interesse turistico”.
Associazioni, enti pubblici e privati in primis sono assai impegnati nel proporre manifestazioni di richiamo anche turistico. Ma si tratta di poche giornate. Occorre allargare l’orizzonte per far sì che i nostri villaggi possano vivere tutto l’anno, facendo girare l’economia regionale. Mera utopia? Il potenziale “famiglia” potrebbe essere la carta vincente per la nostra Valle, in considerazione del fatto che chi parte in vacanza (di breve o media durata) con la famiglia, sceglie – se possibile – mete più o meno vicine che possano soddisfare esigenze di varia natura, quella della prole innanzitutto e, non meno importanti, finanziarie. Senza trascurare la sicurezza, visti i tempi che corrono… Lo spirito di una vacanza “verde” dovrebbe essere quello del mangiare sano utilizzando i prodotti con il nostro marchio, in un ambiente permeato di tranquillità, proposto all’estero grazie ai moderni mezzi di marketing e comunicazione.

Ma le strutture dove sono?
Ma il punto debole di questa visione della valle è la scarsità, quasi assoluta, di infrastrutture ricettive, fatte salve un paio di eccezioni, che non permette di sostenere iniziative per lo sviluppo di un turismo come quello appena prospettato.
Per migliorare le cose, occorrono solidarietà, condivisione di obiettivi; e operare secondo un concetto di “tutela globale”, rispettoso dell’ambiente e dell’uomo, del quale tutti dobbiamo essere consapevoli e partecipi. Perché, come già era stato scritto in passato, non promuovere la figura di un animatore comune che coordini le attività della Ferrovia Monte Generoso, del Museo Etnografico, di Mendrisiotto Turismo e degli altri enti che lavorano nel settore?

Gilberto Bossi