Il filo invisibile che lega Terra e Cielo… il restauro della chiesa di Besazio

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(red.) Monumento protetto come bene del Cantone dal 1967, la chiesa parrocchiale dell’Immacolata di Besazio – edificata nel 1779 – è oggetto di un intervento totale di restauro. Il progetto è stato affidato all’architetto Moira Cadei, di Besazio. I lavori sono iniziati nel settembre dello scorso anno e si concluderanno entro giugno. I mesi estivi saranno dedicati perlopiù a opere di finitura, pulizia e al riposizionamento delle tele. L’inaugurazione è prevista il prossimo autunno.

L’impulso maggiore per l’avvio dei lavori è giunto dal parroco Don Ezio Lozza, scomparso prematuramente nel mese di gennaio per un arresto cardiaco. “Ho collaborato strettamente con Don Ezio, uomo colto e attento a queste tematiche, e con il Consiglio parrocchiale” osserva l’arch. Cadei che ci guida alla visita del cantiere. Il restauro attuato – spiega – è di tipo conservativo; senza stravolgere l’identità del monumento, gli interventi hanno interessato l’edificio sacro a 360 gradi. Dalla pulizia delle pareti, interamente ritinteggiate, agli interventi strutturali (che hanno consentito di rimediare a infiltrazioni di umidità) fino al restauro delle tele e alla realizzazione dei nuovi arredi liturgici: altare, ambone, sede.
La chiesa presenta una pianta ad un unica navata, affiancata da cappelle laterali e ricoperta da una volta a botte: la navata termina con un coro sovrastato da una cupola.
Pur essendo un edificio modesto, all’interno della chiesa dell’Immacolata hanno lavorato artisti di fama come Spartaco Vela (autore dell’affresco dell’Assunta nella vela centrale della navata), Antonio Rinaldi e i Bagutti di Rovio.
Per consentire le opere, gli interni sono stati inizialmente impalcati con ponteggi alti fino a 15 metri. Con l’ausilio di una navicella è stato possibile procedere al risanamento del tetto. L’illuminazione interna è stata completamente rivista, privilegiando la soluzione di luce indiretta sui cornicioni. Si è proceduto inoltre al rifacimento dell’impianto campanario.
Grazie all’attuazione di un’operazione abbastanza complessa, il tempietto – che si trovava a lato della porta d’ingresso – ha ritrovato la sua collocazione originaria sull’altare maggiore. Anche il fonte battesimale in marmo d’Arzo è stato riposizionato.
Don Ezio ha seguito in prima persona i progetti per la realizzazione dei nuovi arredi liturgici, curati dall’arch. Moira Cadei che ha tradotto nel disegno un concetto caro al parroco: il legame tra Terra e Cielo, tra il popolo all’ascolto e la parola del Signore. Altare, ambone e sede sono stati costruiti in Pietra di Candoglia, fortemente voluta da Don Ezio poiché impiegata nelle maggiori cattedrali europee. Il marmo proviene dalla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano dove la progettista e il parroco hanno scelto insieme il pregiato materiale, con costanza e impegno, nonostante il fatto che lo stesso non viene generalmente venduto al pubblico. Le parti metalliche presentano un aspetto volutamente invecchiato. L’idea iniziale, prosegue l’architetto, è nata dalla volontà di ottenere volumi sobri ed eleganti, in relazione con la reale esigenza funzionale.
Il complesso dei lavori è stato eseguito in sinergia con l’Ufficio dei beni culturali del Cantone e la Commissione diocesana di arte sacra.
L’arch. Moira Cadei rivolge un pensiero riconoscente a Don Ezio Lozza che “sin dall’inizio ha creduto in me come persona e professionista, offrendomi la possibilità di affrontare una tale operazione lavorativa imporante e unica”.