Villa Argentina, visioni diverse sul parco

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Il parco di Villa Argentina.

(red.) Il Governo ritiene che “il posizionamento e la volumetria dell’edificio del Campus univesitario non pregiudicano i valori di tutela di Villa Argentina, bensì si inseriscono in modo confacente nella morfologia del luogo e nel rispetto dei muri esistenti che strutturano il parco”. È quanto ha comunicato nei giorni scorsi il Municipio di Mendrisio, dopo aver appreso “con soddisfazione” che il Cantone ha approvato la variante del PP di Villa Argentina.
Alla variante si erano opposti alcuni cittadini e membri del Comitato che da anni si battono per la ricostituzione del parco in chiave storica, nella sua interezza. Bersaglio dei ricorsi, soprattutto, lo spazio che la variante riserva ad un possibile edificio destinato all’ampliamento dell’Accademia d’architettura. I ricorrenti non avevano esitato a scrivere che “tale variante costituisce un attentato al Parco e ai suoi valori storici, artistici e paesistici, poiché banalizza e violenta l’anima e la caratteristica fisica dei luoghi, cancellandone l’essenza”. Al posto del calcestruzzo, scriveva il comitato, occorre prevedere “orti comunali e scolastici”. Sostanzialmente diverso, come visto, il parere del Consiglio di Stato. Riprendendo i contenuti della decisione, il Municipio rileva che il Governo “ritiene in generale che la variante è rispettosa dei valori paesaggistici del comparto e permette di migliorare notevolmente le premesse per salvaguardare e valorizzare il parco esistente”.

“In particolare, condivide e sostiene la scelta del Municipio di riqualificare il parco di Villa Argentina con un disegno che coinvolge anche la parte alta. Tale scelta rafforza il ruolo di questo spazio pubblico, sul quale si innesta una rete di percorsi che collegano i diversi elementi presenti, tra cui l’edificio Canavée e il nuovo volume del Campus Universitario previsto sul comparto. Con l’approvazione della variante, il Municipio di Mendrisio consolida così due suoi importanti obiettivi; garantire la possibilità di sviluppo per l’Università sul proprio territorio e offrire un’area di svago di pregio a tutta la sua popolazione in un punto strategico della Città, attorno al quale gravitano diversi utenti (anziani, studenti, scolari, pazienti dell’ospedale)”.

L’Accademia: il comparto A è fuori dal parco
Vale la pena ricordare che anche l’Accademia, a suo tempo, aveva insistito sull’aspetto “sociale” dei suoi insediamenti: le nostre sono “strutture frequentate da studenti, docenti, collaboratori, ma anche aperte al pubblico come le sale per le conferenze, la galleria per le mostre…” si leggeva nella nota con cui nel 2014 l’Accademia spiegava di non aver nessuna intenzione di costruire nel parco: la posizione del possibile nuovo stabile indicato nel comparto A della variante “è al di fuori e al di là del muro perimetrale dell’attuale parco”.

Un ricorso è possibile
La reazione dei ricorrenti, che possono contare sul “peso” di ben 2870 firme raccolte nel 2009 per salvaguardare l’integrità del parco, non si è fatta attendere. Quarantacinque minuti dopo l’invio della nota del Municipio ai mass media, ecco la presa di posizione, firmata da Tiziano Fontana, Eugenio Zippilli, Flavio Medici, Sergio Arma, Giampaolo Baragiola, Claudia Crivelli Barella. I quali “valutano la possibilità di interporre un ricorso cautelativo al Tribunale amministrativo contro la decisione del governo; ricorso che verrebbe poi ritirato non appena la proposta di estensione quale bene culturale di interesse cantonale su una vasta area della parte alta del parco divenisse una decisione formale cresciuta in giudicato”. Si tratta in particolare del fondo 3043, che la Città sta cercando di acquistare, dopo averlo dezonato attraverso la variante accolta dal Consiglio comunale. L’adozione della quale presuppone l’esproprio del fondo in questione, per restituirlo al verde del Parco; la superficie edificabile utile lorda, dagli attuali 7’250 mq, passa così a 3 mila mq, quelli che appunto sono destinati all’Accademia. All’acquisto per espropriazione del terreno che nel 2016 era valutato in 8 mio di fr, si aggiungeranno circa 3 milioni di franchi da spendere nei prossimi anni per restaurare il parco.

Una decisone di compromesso
I ricorrenti non sono certo contenti dell’approvazione del capitolo “edilizio” della variante e parlano di “una decisione di compromesso”: il Comune acquista il mappale 3043 solo se viene concessa l’edificabilità del fondo destinato all’Accademia. Altrimenti non se ne fa nulla. Con “stupore” i rappresentanti del Comitato segnalano che il Governo “ha totalmente ignorato” il parere degli esperti internazionali di giardini storici.
Il perimetro di rispetto
Soddisfazione, invece, per l’estensione del perimetro di rispetto cantonale che va a tutelare il complesso e anche l’OBV; per l’allargamento su una vasta porzione della parte alta del parco del citato vincolo di “bene culturale d’interesse cantonale”; e per la protezione decretata del muro di cinta del comparto edificabile, di cui il Municipio non aveva escluso la demolizione.

“Ci vorrebbe un mecenate…”.
Ma la delusione è probabilmente più forte della soddisfazione: all’indomani del sopralluogo di metà gennaio fra le parti, non più di tre mesi fa, i ricorrenti avevano ribadito i loro sentimenti: “ci vorrebbe un mecenate che acquisti l’area e la ceda al Comune a condizione che non si costruisca: un sogno che s’infrangerà contro la triste realtà dei distruttori del patrimonio storico, culturale e paesaggistico più pregiato” aveva scritto Tiziano Fontana sul blog del comitato. La Società ticinese per l’arte e la natura (STAN) aveva invece auspicato un parco “senza nuovi irrimediabili sfregi che lo renderebbero un semplice ornamento banalizzato per rispondere a un bisogno funzionale del campus universitario”. Ma il Municipio non la pensa così; è invece convinto, riprendendo le motivazioni del Consiglio di Stato, che la variante “pondera adeguatamente gli interessi in gioco, vale a dire le esigenze di ampliamento del Campus Universitario con le necessità di tutela degli elementi storici, la valorizzazione del parco pubblico e la relativa funzione di svago”, si legge nella nota inviata nei giorni scorsi.