Legni preziosi in chiese e oratori

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Una carrellata di sculture in legno dal XII al XVIII secolo costituisce l’ossatura della mostra Legni preziosi in corso alla Pinacoteca Züst di Rancate (cfr l’Informatore del 9 dicembre).

L’esposizione, spiega Alessandra Brambilla (che cura il coordinamento scientifico con Mariangela Agliati Ruggia e Daphne Piras), comprende un orizzonte temporale assai vasto e valorizza opere d’arte sacra che hanno uno stretto legame con la nostra regione.

La rassegna si apre, nella sala al piano terreno, con una sezione dedicata alle testimonianze di epoca medievale: un nucleo di sculture tutte provenienti da chiese e musei del territorio (l’arco cronologico è compreso tra il XII e il XV secolo). L’eterogeneità delle figure esposte attesta della peculiarità geografica del Ticino, a metà strada tra la Lombardia e il mondo d’Oltralpe.
La sezione successiva si concentra sull’epoca rinascimentale quando la scultura lignea nelle terre ticinesi si identifica con quella del Ducato di Milano: gli artisti sono infatti spesso gli stessi attivi in area lombarda.
Molto interessante risulta anche la presenza, fino a tutto il Cinquecento, di opere di produzione tedesca, con spettacolari polittici scolpiti e dipinti. Questo genere di opere appare perlopiù concentrato nelle valli settentrionali del Cantone.
Con l’affermarsi della Riforma al di là del Gottardo si assiste a un periodo di transizione. Molte opere vengono rimosse dagli edifici sacri per i quali erano state espressamente create: vengono perciò, spesso, vendute e trasferite nelle aree italofone rimaste fedeli alla Chiesa di Roma.
La mostra allestita nella sale della Pinacoteca Züst testimonia del gusto che evolve con il trascorrere degli anni. Il Seicento “parla” una nuova lingua. Le prescrizioni liturghiche aggiornate relegano infatti gli arredi di ispirazione tedesca in chiese e oratori campestri, per far posto a manufatti che meglio rispondono alle rinnovate esigenze. È l’epoca nella quale nascono nuovi oggetti, dai confessionali ai cibori monumentali.
L’organizzazione del consenso avviene anche attraverso immagini ripetute in modo quasi ossessivo: tra queste sicuramente la Madonna del Rosario (o quelle del Carmine e della Cintura) esemplate sulla Madonna dell’albero esistente nel Duomo di Milano.
Qualche timido segnale di rinnovamento lo fornisce la bella Madonna del Rosario di Mendrisio, ancorata a un documento del 1694.
Lungo tutto il XVII secolo si conferma la costante della scultura in legno come prodotto in gran parte d’importazione, persino dall’Italia meridionale. È il caso delle statue di Stabio (ma provenienti da Como), del cappuccino calabrese Diego da Careri o del Crocefisso di Castel San Pietro, attribuibile al confratello e compaesano Giovanni da Reggio.
Il Settecento si caratterizza per l’arrivo nel Comasco delle opere appartenute a Ercole Ferrata, protagonista della scultura a Roma. Tra i protatonisti del rinnovamento della scultura in legno assume sicuramente un ruolo di primo piano Andrea Albiolo.
Le nuove istanze stilistiche nel frattempo prendono piede. Anche la “scuola” genovese conosce una certa fortuna. A questo ambiente va ricondotto anche il San Vincenzo Ferrer di Vacallo.
La rassegna si completa con lo straordinario Beato Angelo Porro di Mendrisio, statua vestita di impressionante iperrealismo. Rappresenta la tipologia delle statue vestite: manichini di cui venivano modellate unicamente le parti destinate ad essere ammirate, mentre il resto del corpo era coperto da abiti veri.
Conclude infine il percorso espositivo il Presepio di Giornico, opera creata per accumulo, dal nucleo “todhisco” di una Sacra Famiglia rinascimentale, poi ampliata tra Seicento e Settecento con pastori e angeli.

La mostra Legni preziosi. Sculture, busti, reliquiari e tabernacoli dal Medioevo al Settecento, a cura di Edoardo Villata, si potrà visitare fino al 22 gennaio 2017 (Ma-Ve 9-12 e 14-18; Sa, Do e festivi 10-12 e 14-18; l’esposizione sarà accessibile anche il 26 dicembre, e il 1° e 6 gennaio). Il raffinato allestimento è firmato dall’architetto Mario Botta. La particolare atmosfera, suggestiva e solenne, valorizza pienamente la sacralità delle opere esposte che, grazie all’impostazione del percorso espositivo, trovano una nuova luce e incantano lo sguardo del visitatore.