Alla Filanda le memorie dei quartieri

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• Stando a quanto annunciato finora dalle autorità cittadine il trasferimento definitivo in Via Industria è programmato già per la fine dell’anno venturo. A condizione che si tenga fede al ritmo di lavoro previsto per ristrutturare l’ex filanda Bolzani secondo l’indirizzo stabilito. A quel momento la nuova struttura, gradualmente, potrà accogliere anche gli archivi degli ex comuni, dunque di Salorino, Capolago, Rancate, Genestrerio, Ligornetto, Meride, Tremona, Arzo, Besazio, in buona parte già ordinati prima delle fusioni, secondo i criteri dettati dall’Ufficio cantonale archivi locali.

Un’ingente quantità di materiali storici che dovrebbe trovar posto nel piano seminterrato. Così aveva deciso a suo tempo il Municipio, raccogliendo “l’invito dei servizi cantonali preposti, volto a centralizzare in un unico spazio le testimonianze storiche dei comuni che compongono la nuova Mendrisio. Il Centro culturale accoglierà nei suoi depositi tutti gli archivi comunali e permetterà la loro consultazione”. La nuova ubicazione,  nel medesimo edificio dove verrà installata la Bibliotreca cantonale permetterà un sensibile aumento della fruibilità di consultazione del materiale storico della Città, si leggeva nel relativo messaggio municipale.
Malgrado il regime di provvisorietà costante, l’archivio ha prodotto in questi anni feconde relazioni con la realtà. È vero che per molti cittadini, ma anche per una parte non trascurabile di politici, l’archivio storico rimane un deposito, sia pure di carte di valore, e nulla più. Ma la qualità e la quantità di servizi resi fino ad oggi fanno ben sperare nel futuro di questa istituzione, chiamata, come la biblioteca, a dare un senso all’Operazione Filanda, che per ora non sembra essere munita di contenuti molto precisi; non si trovano, peraltro, molte righe dedicate all’argomento, nel messaggio del Municipio. Né si trova traccia dell’archivio nei capitoli dedicati alla cultura   nelle “Strategie” che la Città ha immaginato da qui al 2030. Viene citato, nell’offerta di servizi, accanto al Museo d’arte, l’Archivio del Moderno, appartenente all’Accademia, ma non si parla dell’Archivio storico comunale; probabilmente il Comune lo vede più come un servizio interno all’amministrazione, piuttosto che un luogo in cui sviluppare un discorso storico e culturale con una valenza pubblica ben chiara e definita.
Gli utenti non sono pochi e sono soprattutto grati delle informazioni e delle dritte ricevute: professori universitari svizzeri e stranieri, studenti, studiosi, dottorandi, appassionati, come chi viene a cercare tra le carte la storia di famiglia, le radici della propria appartenenza o i segni della memoria del territorio. Il lavoro di indagine è lungo e articolato: non di rado servono decine di fonti diverse, per ricostruire vita, morte e miracoli di un personaggio, nemmeno troppo antico, cui è intitolata, per esempio, una via del paese o della città.
Grazie alle competenze e alla passione dell’archivista, l’archivio, oltre alle mostre storiche curate a Casa Croci, produce anche ricerche e pubblicazioni, è invitato a seminari di studio, mostre ed esposizioni; si dà la pena, nonostante le risorse limitate, di restaurare i materiali, generando lavoro per gli artigiani del settore; offre consulenza ad associazioni e fondazioni per gettare le basi storiche dei restauri degli edifici, conserva i preziosi fondi documentari dell’OBV e dell’Ospedale Neuropsichiatrico; e i lasciti di molte famiglie, come quella che abbandonò una villa situata a due passi da Casvegno per non più sentire le urla dei malati, curati con metodi piuttosto diversi da quelli di oggi.
Da poco l’archivio è diventato accessibile agli studiosi e a tutti gli interessati: in fondo tre decenni sono davvero una sciocchezza, soprattutto se confrontati con il tempo del documento più antico, una pergamena di fine ‘400 che ci parla di una piccola obbligazione su un terreno, sottoscritta da un signore per acquistare una pezza di lana.  Ma è proprio negli ultimi anni che il borgo, già capoluogo di baliaggio e poi del distretto, è diventato città, portandosi appresso la storia e le vicende di comunità che fino a ieri avevano pensato principalmente ognuna per sé. Si tratta, nel futuro prossimo, sulle solide basi del lavoro condotto fino ad oggi, di dare un senso diverso alla Storia di Mendrisio e degli ex comuni, utilizzandone la memoria, stimolando ancora di più l’interesse dei cittadini ma anche garantendo risorse adeguate alla struttura.